martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Finanziamento pubblico, partiti e forconi
Pubblicato il 16-12-2013


Buemi-Nencini-ForconiE, dunque, dal 2017 in poi, i partiti politici italiani – a differenza di quelli europei – non godranno più di alcun finanziamento pubblico. Una notizia accolta da generale approvazione (o quanto meno, ma forse non è la stessa cosa, dalla mancanza di un esplicito dissenso); ma anche da una soddisfazione rancorosa e mitigata. Perché, ad avviso di tutti, come recita una recente pubblicità natalizia, “si può fare di piuuuù”. Anzi, si deve.

Ma, allora, è proprio in questo clima che vorremmo porre la nostra semplice domandina. “Perché questa misura? Insomma, a che cosa serve e, per altro verso, a chi interessa”?

Alla ripresa economica e, più specificamente, al mondo del lavoro? La motivazione è improponibile; a un punto tale che nessuno, ma proprio nessuno, si è azzardato a proporla.

Alle esigenze di riforma duramente prospettate dall’Europa? Francamente, “nulla risulta a questo ufficio”.

Alla richiesta popolare di una “equa ripartizione dei sacrifici e della riduzione dei privilegi”? Saranno i nostri limiti intellettuali, ma non riusciamo a cogliere il nesso; a meno di considerare un privilegiato, che so, il responsabile cultura della federazione di Bologna del Pd.

E, allora, la cancellazione del finanziamento, ha un’unica, forte, ma tutta negativa motivazione: la necessità di punire; la vendetta.

L’Italia è un campo di rovine; non appare nessuna possibile via d’uscita che ci possa salvare dal disastro; ci resta, dunque, soltanto la soddisfazione di mandare, e non metaforicamente, a quel paese, la classe politica e le istituzioni ad essa connesse, oggettivamente responsabili del disastro medesimo. La soddisfazione che provavano, tanto per capirci, le plebi sfruttate e politicamente impotenti dei secoli passati, quando assistevamo all’esecuzione pubblica di qualche nobile e/o appaltatore delle imposte o quando, magari, potevano provvedere esse stesse alla bisogna.

Uno stato d’animo certamente comprensibile, anzi legittimo. Come è altrettanto legittima e comprensibile la posizione di chi, come il Movimento 5 stelle, ha fatto, sin dall’inizio, dell’attacco al sistema politico costituito uno dei suoi principali cavalli di battaglia.

Meno legittima, invece, e soprattutto meno comprensibile la reazione di quest’ultimo. Perché accade che, come agli inizi degli anni novanta, politici senza carattere e intellettuali senza coscienza si accodino alla corrente sperando di non esserne personalmente travolti; oppure che chiedano collettivamente perdono per i loro comportamenti passati, sperando così di evitare di doverli correggere individualmente.

Reazioni suicide. In linea generale, perché offrire sempre nuove teste ai forconi illudendosi così di alleviare le loro miserie non farà che accrescere la loro voglia di rivalsa e di vendetta. Nello specifico, perché puntare alla gogna pubblica dei partiti anziché alla loro riforma non potrà che favorire la rovina complessiva del loro sistema.

Nello specifico, l’abolizione del finanziamento pubblico non sarà, magari (ma questo è tutto da verificare) finanziariamente punitiva, ma corrisponderà, certamente, ad una “diminutio”dal punto di vista politico e anche costituzionale. Perché trasformerà (tra l’altro, nella totale indifferenza dei difensori della costituzione in s.p.e.) i partiti da quegli strumenti essenziali della democrazia previsti nella Carta in organismi parapubblici (un po’ come le o.n.g….) destinati ad operare sul mercato.

Per le formazioni più importanti (quelle che potranno ricorrere allo 0,2 per mille, ma che non ne trarranno allo stato alcun particolare beneficio) il modello pressoché obbligato sarà quello americano, e cioè la concorrenza nel reperimento di risorse legata alla personalità del leader o all’impegno verso le diverse lobby, buone o cattive che siano. Una prova che, sempre allo stato, vede la sinistra svantaggiata.

Per i partiti più piccoli, quelli che – come il nostro – negli ultimi due decenni non hanno quasi mai scelto di presentarsi alle elezioni con il proprio simbolo e che non si identificano con alcun particolare bisogno della società, c’è invece, sempre allo stato, la sparizione.

Alberto Benzoni

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Commenti all'articolo
  1. Lei ha ragione mettendo in evidenza le difficoltà del partito ma è anche vero che i partiti di queste somme esagerate, soprattutto in un momento questo,ne hanno fatto un uso improprio. Poi non è vero che il finanziamento pubblico non c’é più, il 2 x mille che i cittadini scelgono lo mette sempre lo Stato. Mi sembra poi veramente paradossale che un privato che da un contributo al partito si sgrava il 37% mentre chi li dovesse dare ad una associazione non profit si potrà scaricare solo il 19%.

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