mercoledì, 15 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Grazie senatrice Merlin per quella battaglia di civiltà
Pubblicato il 04-12-2013


Legge_MerlinCon cadenza decennale rispuntano i difensori della moralità pubblica (degli altri) riscoprendo il “valore morale” dei postriboli. E, guarda caso, proprio nei momenti di più alta tensione economica e sociale, col fine di distogliere l’attenzione dai più cogenti problemi di sopravvivenza della popolazione. Come se abrogando la legge Merlin e riaprendo i casini si potesse dare una svolta decisiva alla crisi economica. Tra le tante considerazioni possibili, anche ironiche, se ne possono sottolineare solo alcune, per ora.

Nel 1958 la regolamentazione di Stato della prostituzione venne abolita con la legge Merlin, senatrice socialista , ispirata dalla necessità di adeguare la legislazione italiana alla Convenzione adottata dall’ONU il 21 marzo 1950. Una legge che rappresentò una coraggiosa scelta culturale, per molti versi anticipatrice, basata su tre capisaldi che sono ancora oggi validi:

– criminalizzare ogni forma di sfruttamento, tratta, organizzazione e favoreggiamento della prostituzione;

– evitare che lo Stato continuasse ad avere il ruolo di lenone (pappa si direbbe oggi), così come oggi non si vuole che lo stato guadagni sulla ludopatia ( dipendenza dal gioco d’azzardo );

– considerare la prostituzione un’attività legittima, vietando di conseguenza ogni forma di schedatura e registrazione delle prostitute e restituendo loro i diritti civili di cui erano state private.

Da allora ad oggi molte sono state le sciocchezze e le menzogne sui presunti effetti della legge Merlin:

– aumento della prostituzione che è invece determinata dall’aumento della domanda ( i dati sui clienti sono impressionanti), poi determinata spesso dalla povertà e marginalità dei soggetti che si prostituiscono ( spesso ridotti in schiavitù o ricattati ), e, per finire, determinata da una diffusa “cultura” sessuale consumistica: il 25 novembre scorso abbiamo fatto tante riflessioni sul tema del “possesso” e del controllo sessuale ;

– aumento della prostituzione per le strade mentre è provato, come negli USA dove i casini sono quotati in borsa, che le case chiuse convivono con la prostituzione per strada ed entrambe sono in crescita;

– aumento delle malattie sessualmente trasmissibili, determinate invece da scarsi controlli sanitari sulla popolazione e sui comportamenti individuali che condizionano anche i rapporti non mercenari.

Appellarsi alla prostituzione per aumentare le entrate fiscali dello Stato potrebbe sembrare equo . Ma si deve spiegare come può uno stato che non è in grado di perseguire gli evasori ed elusori o di varare una patrimoniale sui grandi patrimoni risolvere i problemi di bilancio tramite le fatture rilasciate dai prostituti, che per altro dovrebbero riportare i dati dei clienti che a loro volta bisognerebbe perseguire dovendo giustificare le spese per via del redditometro. E sarebbe curioso scoprire quanta evasione in tema si sarebbe verificata nello scambio sesso-politica di cui sono piene le cronache. Nessuno ignora che la legge presenta alcune genericità ed alcune esasperazioni, dovute alle preoccupazioni del tempo che oggi sono anacronistiche e non più utili a governare il fenomeno. Ma i suoi principi generali rimangono validi.

Occorre solo apportare quelle modifiche che l’evoluzione del costume e dei fenomeni hanno reso improcrastinabili. E questo doveva fare il Parlamento dove giacciono da più legislature decine di Progetti di Legge rimasti nei cassetti. E non limitarsi a strumentalizzare la questione a fini puramente propagandistici.

Maria Cipriano Segretaria PSI
Clara Lazzarini Esecutivo Provinciale PSI

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