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Opinioni e commenti
 

La molecola “Forconi” si scinde in atomi, ma la minaccia eversiva resta
Pubblicato il 17-12-2013


evidenza forconiDovevano marciare su Roma tutti insieme appassionatamente questo mercoledì. Così non sarà. La molecola “Forconi” si scinde in atomi. I Forconi di Mariano Ferro, Life Veneto, Azione rurale Verona e gli autotrasportatori dell’Aitras (Associazione Italiana Trasportatori) non parteciperanno alla manifestazione indetta per mercoledì 18 a Roma a causa della mancanza di un’organizzazione adeguata che non garantirebbe le condizioni di sicurezza necessarie: “La rabbia è troppa e non sarebbe la prima volta che, in manifestazione organizzate nella capitale, ci siano delle infiltrazioni”, ha dichiarato Ferro all’Agi.

È già scontro all’interno del movimento tra i tre leader che sono riusciti già ad accreditarsi: Mariano Ferro, piccolo imprenditore agricolo di Avola, Danilo Calvani, imprenditore dell’Agro Pontino e Lucio Chiavegato, di tradizione leghista con istanze secessioniste.  Ferro e Chiavegato sarebbero, infatti, disposti a un colloquio con l’Esecutivo – a patto che quest’ultimo garantisca chiari e forti segnali riguardo agli  sgravi fiscali per le aziende – mentre Calvani preferisce la marcia su Roma. Dopo la decisione degli scissionisti, non solo viene meno una regia organica, che finisce per favorire infiltrazioni nere, ma si spacca anche quel poco di unità che legava le varie anime del movimento.

Nato come una grande vetrina che non ha cartelloni politici, il nucleo originario degli autotrasportatori siciliani capitanati da Ferro, è stato investito da un magma sociale in procinto di eruttare. La protesta nata il 9 dicembre – da qui il nome del Comitato – una somma di persone mai diventata folla, portatrici di istanze personalistiche e di malumori individualistici, offre uno spaccato sociale eterogeneo sia in senso generazionale sia intracategoriale. Non ci sono più soltanto le “prefiche” che piangono le troppe tasse, i precari, gli studenti, i disoccupati, ora si è insinuata la longa manu dell’estrema destra. Da settimane i vertici dell’AISI (Agenzia Informazione e Sicurezza Interna) hanno lanciato l’allarme di una saldatura, di fatto avvenuta, tra il diffuso e giustificato disagio sociale e i fanatici di CasaPound e Forza Nuova, insieme a battere lo stesso marciapiede per mandare “Tutti a casa”. Una riflessione sulla quale ci ha invitato a riflettere anche il segretario del Psi, Nencini, che alla stampa ha dichiarato: “Dietro ai forconi si annidano organizzazioni di destra”.

Le minacce degli squadristi che intimano ai negozianti di tirare giù le serrande e di bruciare i libri, imitando inconsapevolmente l’azione dei militari cileni di Pinochet del settembre 1973, se non costituiscono la forma mentis dell’intero movimento, di sicuro non sono neanche così distanti dal comune sentire dei contestatori. Le dichiarazioni di alcuni leader e il gesto dei poliziotti di togliersi il casco – dimostrando un’indulgenza completamente assente nel manganellare gli studenti della Sapienza – ci ricordano una realtà sdrucciolevole, una sorta di déjà vu, che dimostra come gli italiani siano inclini all’oblio.

Norberto Bobbio, nel suo saggio “L’ideologia del fascismo”, spiega come quest’ultimo sia nato da un movimento che considerava prioritarie l’agire e l’azione, l’idea poteva scaturire ex post oppure non esserci per niente. Secondo Nencini è necessario combattere le pericolose derive del movimento, ma nello stesso tempo affrontare i problemi dello scontento sociale che lo ha generato senza ignorarlo. C’è chi potrebbe sfruttare la disperazione di chi non arriva a fine mese, approfittando dell’assenza di parole e pensieri e della mancanza di un progetto unitario, che ha contraddistinto in un passato non troppo remoto, le proteste eversive.

Silvia Anela

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