domenica, 16 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il calcio malato
Pubblicato il 18-12-2013


Il calcio italiano è malato. Non bastavano gli scandali del passato. Non bastavano i cali massicci di affluenza del pubblico negli stadi (dubito che sia solo un problema di stadi vecchi, visto che nemmeno la Juventus riempie il suo), non bastavano i biglietti nominativi, i tornelli, le tessere del tifoso, le curve svuotate per cori razzisti, i ricorrenti processi per scommesse. Adesso si aggiunge un nuovo drammatico capitolo, il più vasto e articolato in assoluto, alla storia di scommessopoli, con decine e decine di partite sospettate di combine, in ogni serie, dalla A alla Legapro. Proprio ieri Luciano Moggi è stato condannato in Appello per le note vicende. E sembrava che con lui fosse stato sradicato il calcio malato, il sistema che a lui faceva riferimento, si sperava che dal suo sacrificio personale potesse nascere il nuovo calcio, con nuove regole, corretto e pulito. Gli scandali si sono prodotti invece a getto continuo, mentre le nuove norme per gli stadi sicuri hanno consigliato, non agli ultras che hanno continuato a frequentarli, ad insultare, a condizionare le partite (che spettacolo deprimente quello degli inferociti tifosi del Genoa che impongono ai calciatori di togliersi la maglia…), ma alla gente normale di starsene a casa.

I dirigenti della Federazione e delle Leghe continuano a far finta di niente. Mentre il calcio italiano sprofonda stanno comodamente seduti al loro posto, senza porsi nemmeno lontanamente il problema di togliersi di mezzo per certificato fallimento.
Ma veniamo alla nuova scommessopoli. Che vi siano personaggi che impunemente possano foraggiare a suon di profumati bigliettoni calciatori talora superpagati, e indurli a falsificare i risultati delle partite, è non solo scandaloso, ma deprimente. È una sonora presa in giro, l’ennesima, del pubblico che paga per andare allo stadio e per collegarsi a Sky. Tutto cominciò nel lontano 1980, quando sotto processo, e anche in manette, finirono alcuni grandi calciatori italiani, anche della Nazionale. Da allora il fenomeno delle scommesse non è mai stato estinto. Anzi si è raggiunto il paradosso di metterlo su Internet, caso unico al mondo, e così di renderlo più semplice anche per i calciatori. Assurdo davvero. Molti di loro, si sa perché lo hanno ammesso loro stessi, sono soliti scommettere e anche pesantemente. Da tentazione nasce tentazione. E oggi a questo siamo.

Con due tipologie di presunti colpevoli, e uno che addirittura minaccia di togliersi la vita se verrà provata a sua colpevolezza, anche se confessa candidamente di aver scommesso: quella dei corruttori, che si avvantaggiano delle scommesse pagando i calciatori e anche gli allenatori, e quella dei corrotti, cioè i calciatori che accettano soldi per combinare risultati e che a loro volta diventano corruttori perché inducono anche altri a compiere il misfatto. Noi siamo sempre stati, e lo siamo anche in questa circostanza, garantisti. Attendiamo che la verità venga a galla nel processo che non può essere rinviato, nè quello della giustizia sportiva, ne quello della giustizia ordinaria, alle calende greche. Ma se venisse provata la colpevolezza di costoro, no, non vogliamo che nessuno si tolga gattusianamente la vita, ma che si tolgano di mezzo non solo calciatori corrotti, ma anche dirigenti disattenti o complici, questo lo pretendiamo. Anche se, come avvenne nel 2006, dovessimo vincere il mondiale.

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Commenti all'articolo
  1. Dove c’è scommessa c’è corruzione. È sempre stato così. Non mi riferisco alla scommessa collettiva del primo totocalcio dove milioni di dilettanti provavano ad azzeccare il risultato di tredici partite e sognavano una vincita favolosa. Penso a quello che è avvenuto più di recente con le mille nuove varianti di scommesse costruite per intercettare la ludopatia nazionale, per sfruttare milioni di gonzi e foraggiare pochi delinquenti. Delinquenti i professionisti della scommessa e delinquenti gli imprenditori del gioco che cadono naturalmente nella tentazione di truccare le carte. Così hanno ucciso il totocalcio e hanno fatto svanire il sogno del rito collettivo della schedina che poteva cambiar la vita. Hanno fatto molto peggio perché sono gli stessi che hanno infestato tutti i bar con le loro slot machines, quasi sempre truccate, patrocinati dallo stato biscazziere. Sono gli stessi che hanno svuotato gli stadi in funzione del business dei diritti televisivi con il risultato di trasformarli nel campo di battaglia di sedicenti tifosi: in realtà poveri invasati con una irresistibile necessità di menar le mani. Alla fine hanno dato d’intendere che ci voleva la repressione e agli spettatori dal vivo è stata imposta la libertà vigilata.
    Non sarebbe il momento di affidare la gestione del calcio (e non solo) alle persone di buon senso e mettere da parte chi non ha saputo evitare i delinquenti incalliti?

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