domenica, 23 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

“Il carattere italiano”: la passione dell’Orchestra di S. Cecilia
Pubblicato il 30-12-2013


Orchestra S. Cecilia“Una musica può fare”… cantava qualche anno fa – nell’omonima canzone – Max Gazzé. Può…”salvarti sull’orlo del precipizio” – continuava – o farti sentire italiano, aggiungiamo noi. A dimostrarlo è il film “Il carattere italiano. La storia di una grande Orchestra italiana” del regista romano Angelo Bozzolini, presentato all’edizione 2013 quest’anno del Festival Internazionale del Film di Roma, all’Auditorium di Roma per la première italiana, e trasmesso dalla Rai la scorsa notte.

L’ORCHESTRA E IL CARATTERE ITALIANOLa musica rappresenta l’italianità nel mondo, fa parte dell’essere italiani, ci connota in quanto è iscritta nel nostro Dna. Non a caso questo film nella musica e sulla musica, è stato trasmesso in diretta all’una di notte (tra il 28 ed il 29 dicembre) su Rai3. E non è certo fortuita coincidenza che un film del genere venga mostrato in televisione nel momento dei concerti di Natale e di Capodanno per sancire questi periodi particolari dell’anno. La musica può far riscoprire le proprie origini. Una melodia o più canzoni possono accompagnare la nostra vita, una storia d’amore e i momenti più salienti (ad esempio quella di un matrimonio). Un testo può parlare di noi o per noi, al posto nostro, descrivendo le nostre emozioni.

IL FILM – Nella musica nulla è a caso e c’è un lavoro dietro molto più complesso di quello che si potrebbe pensare: per tradurre un pensiero o un sentimento in parole ci vuole tutto un lavoro di interpretazione profondo. Così come per forgiare un carattere ci vuole tempo, poiché, ci viene spiegato nel film, “Il carattere italiano è determinazione, interiorità, mistero” e solamente una grande Orchestra può riuscire a carpirli. In quella di Santa Cecilia: “il suono, la passione, lo stile sono unici e suonano come l’oro. L’autorità viene dal direttore o non viene. Si prova a raggiungere queste cose. Si prova”. Già poiché dell’Orchestra di Santa Cecilia vengono mostrati tutti i momenti, da quelli delle prove, fino ai retroscena e ai backstage coi dietro-le-quinte che vanno ad arricchire immagini di repertorio accompagnando lo spettatore fino al momento ultimo dell’esibizione sul palco dell’Orchestra.

PROFESSIONE MUSICISTA Si tratta di un modo per trovare un approccio diverso a un tipo di musica definito da sempre di classe, d’élite, un po’ classista in quanto sofisticato e forse più costoso. Un viaggio nella storia della musica italiana, non solo nei 30 anni di vita dell’Orchestra e dei suoi direttori fino all’arrivo di Sir Antonio Pappano, un anglo-americano di origini beneventane che a Roma, sul podio dell’Orchestra Nazionale di Santa Cecilia ha ritrovato il fulcro delle sue origini italiane. Infatti la musica viene vista attraverso lo sguardo degli addetti ai lavori (i musicisti con le loro sensazioni prima di salire sul palco, con le prove di un brano, fino a quando non scaricano definitivamente la tensione rilassandosi al termine di un concerto, ndr); ma anche di “amici esterni” così definiti, coi loro commenti e con la reazione che hanno e che viene in loro suscitata, a volte anche creandone in chi ne è l’artefice. La musica è di tutti, poiché l’Italia è di tutti, raccontando stati d’animo universali. La musica viene quasi umanizzata trattando il rapporto tutto intrinseco e personale che ogni musicista ha col suo strumento, quasi un amico e confidente a cui trasmettere le proprie emozioni, a cui dar voce per lasciarle esprimere. La musica è l’armonia di suoni, parole e sentimenti. Nulla di più reale mostrato attraverso il mezzo cinematografico che per eccellenza tratta del “vero”: il documentario.

IL REGISTA E I DOCUMENTARI – Bozzolini non è nuovo in questo, avendo coprodotto, scritto e diretto una trilogia di film documentari sulla musica classica: Mendelssohn inedito (2009), Fryderyk Chopin (2010) selezionato al Festival del Cinema di Roma, Franz Liszt: il grande virtuoso (2011). Del 2005, poi, è “De la famille et d’un amour immodéré” su Robert Guediguian e Ken Loach, selezionato al Festival del Cinema di Torino.

Barbara Conti

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