domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Il leone
Pubblicato il 12-12-2013


Enrico Letta ha sostenuto nel suo discorso parlamentare sulla fiducia che intende trasformarsi in un leone. E in effetti la sua aspra polemica nei confronti dei Cinque stelle, e di Grillo in particolare, lo conferma. Ha fatto bene il presidente del Consiglio ad accusare il capo del movimento di incitamento alla violenza, visto che il comico genovese ha apertamente sostenuto che poliziotti e i carabinieri non debbano proteggere i parlamentari, e questa sarebbe per la verità anche una clamorosa stoccata a quel Bersani che con costoro intendeva addirittura comporre un governo.

E ha fatto bene altresì ad accusare i parlamentari grillini di arroganza verso quei giornalisti che li criticano, abitudine peraltro non solo loro. Ha mostrato gli artigli il docile Enrico, comportandosi con ben maggior dignità di quell’Enrico imperatore che a Canossa mostrò il suo pentimento. Altro che stile da vecchio democristiano, da doroteo in panne, Letta ha mostrato di sé l’immagine del re della foresta. Segnali di insofferenza si moltiplicano e incitazioni alla rivolta anche. Il nuovo segretario della Lega Salvini, un giovane davvero assai poco propenso a rispettare istituzioni democratiche e costituzionali, ha invitato i cosiddetti forconi a entrare in Parlamento. E la frase ricorda quella del bivacco di mussoliniana memoria.

La pitonessa Saltanchè (non è un refuso) flirta apertamente coi rivoltosi in spregio al governo, lo stesso Berlusconi è stato lì per lì per incontrarli e riconoscerli come interlocutori. Troppa tensione si respira in Italia ed è già un miracolo che non si sia trascesi (fino a quando?) in aperti atti di violenza. La verità è che non si procede, proprio come si fece col fascismo, per via giudiziaria, intervenendo col codice in mano, per debolezza della politica, e non si procede per via politica, inserendo subito almeno due interventi urgentissimi, uno sul patto di stabilità e l’altro sulla legge elettorale, per placare le ire dei rivoltosi. Più investimenti, più crescita, più lavoro dunque, e che la Germania si renda conto che in Grecia, in Spagna, in Portogallo e in Italia è in gioco la stessa sopravvivenza dell’Europa e forse anche della democrazia.

Dall’altra parte si vari una legge elettorale con le preferenze, che dia la possibilità alla gente di scegliere i parlamentari. Altro che storie, solo le preferenze e non i collegi, che sono anch’essi almeno parzialmente blindati, permettono ai cittadini di eleggere chi li rappresenta, e al “tutti a casa”, dei cosiddetti forconi si risponda col “tutti a casa” del Parlamento dei nominati per sostituirlo con quello degli eletti.

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Commenti all'articolo
  1. Come non condividere una posizioine del genere che rispecchia fedelmente la realtà dei fatti odierna. Per la parte riguardante la legge elettorale però credo che si stia andando in tutt’altra direzione senza pensare alle preferenze, ma ai collegi uninominali. A mio avviso questo sarebbe un ulteriore schiaffo agli elettori ancora una volta spettatori passivi di una politica autoreferenziale per i ricicli personali. Il PSI dovrebbe dire con tutta la forza possibile a disposizione che la direzione di marcia non è quella giusta e farsi promotori, facendo conoscere a tutti i militanti e possibilmente a tutti gli elettori, qual’è la posizione socialista nel merito della legge elettorale che sia più vicina possibile alla volontà degli elettori che non chiedono altro che esprimere la propria preferenza nelle elezioni liberamente evitando i giochi di palazzo anche trasversali.Molto spesso si sente dire che occorre sapere all’apertura delle urne chi ha vinto e chi ha perso. Giusto, ma chiaramente non si chiede di sapere molto prima, della stessa apertura delle urne, chi sarà eletto.

  2. Siamo d’accordo, non è giusto che i Parlamentari siano nominati,cerchiamo di essere seri,le preferenze non garantiscono e si prestano a concussioni di ogni genere. La mafia esiste ed è radicata in varie forme, in tutto il Paese.
    Il sistema a doppio turno garantisce meglio.
    Mi dispiace essere in disaccordo con te Direttore.

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