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Opinioni e commenti
 

Renzi segretario, il PD cambia volto tra speranze e voglia di partecipazione
Pubblicato il 08-12-2013


Intervista Bettini-PdE, alla fine, ha vinto. Matteo Renzi è il nuovo segretario del PD. Lo ha decretato circa il 70 per cento dei 3 milioni di elettori del centrosinistra che ha scelto di mettersi in fila e votare per le Primarie. La domenica dell’Immacolata segna, dunque, un punto di svolta nella storia democrat. Ai posteri l’ardua sentenza. Oggi è il giorno dell’entusiasmo e delle speranze, come quelle che, tanti elettori hanno espresso in fila per andare a votare.

«Vogliamo vincere». Sono in fila gli elettori democratici a piazza del Popolo, tanti. Non proprio un gazebo qualunque per le primarie PD visto che, nella Capitale indaffarata tra le prime spese natalizie, la Piazza del Popolo è il punto di raccolta dei numerosi “fuorisede”. Quelli che più hanno a cuore il valore del voto in questa domenica di primarie democrat.

Non è un caso, forse, che tanti che fanno la fila vengano dalla Toscana e dall’Emilia, regioni che, storicamente, esprimono una coscienza politica radicata. «Vogliamo vincere» dice una coppia di ragazzi, poco più che ventenni, prossimi a ritirare la scheda: «Siamo qui per affermare uno dei pochi diritti rimasti. Un diritto, ma anche dovere. Oggi spendiamo l’ultimo granello di fiducia nei confronti del PD», dice Luca. Come immaginiamo il partito che vorremmo? «Vincente. Un partito che si preoccupi dei problemi  reali del Paese lasciando fuori tutte quelle inutili questioni sulle quali ci siamo incartati negli ultimi anni».

Poco dietro, un gruppo di persone venute dall’Emilia, nei loro volti l’immagine di un’altra generazione: «Siamo in gita a Roma, ma questo non significa che non si debba votare. Ci siamo iscritti apposta: votiamo tutti Renzi perché vagliamo vedere un PD in grado di governare. E speriamo lo faccia in modo migliore rispetto alle precedenti esperienze». Secondo il gruppo emiliano è necessario «che ai vertici del Partito salga gente che sappia governare le beghe interne alla sinistra per battere le destre grazie con una coalizione solida». Ricordano l’esperienza dell’ultimo governo Prodi «quando tra senatori comprati e divisioni interne finimmo per riconsegnare il governo a Berlusconi. Ecco – aggiunge una signora nel gruppo – non vorremmo veder ripetersi simili situazioni».

In fila c’è anche Luigi, 56 anni, elettore democratico: «Sono qui perché credo che le primarie siano un momento importante di partecipazione. Ma, soprattutto perché spero che chi viene eletto faccia una vera e propria rivoluzione ai vertici del partito. C’è bisogno che le dica per chi voglio votare?», aggiunge ironico.

Le Primarie dell’Immacolata sembrano, dunque, segnare un punto a favore della partecipazione visto che si parla di un milione di elettori all’una. Il difficile verra’ dopo.

«Spero che il PD del futuro sia più attento ai giovani e che la sua segreteria possa esprimere nuove idee», dice Valentina che, insieme a Silvia, viene dalla roccaforte di Renzi, Firenze. «Vorremmo un PD che sia più forte e più capace di governare. Crediamo infatti che, da domani, si debba lavorare da un lato per mettere insieme vecchio e nuovo e, dall’altro, per mettere insieme le due anime del PD. Quello che serve è la capacita’ democratica di creare, anche all’interno, un’alternanza, non credo siano da auspicare soluzioni “bulgare”. Una rivoluzione che sappia essere una sintesi». Così, tra speranze e voglia di cambiamento, il popolo democrat aspetta l’alba di domani quando sapremo chi dovrà guidare il PD attraverso la fase più delicata dalla sua creazione: o lo si guarisce o lo si affonda.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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