lunedì, 10 dicembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Il vino italiano, un Capodanno da primato mondiale
Pubblicato il 30-12-2013


Enogastronomia-Città-del-vinoIl 2013 sta per volgere al termine e già i dati forniti dalla Coldiretti sul settore vinicolo permetteranno quest’anno di stappare qualche spumante in più. La produzione italiana di vino nel 2013 ha prodotto un utile di 45 milioni di ettolitri attestandosi così al primo posto davanti a Spagna, Stati Uniti e soprattutto Francia, classificatasi al 2° posto con 44 milioni. Il raccolto italiano ha registrato un aumento del 2% in confronto all’anno scorso, mantenendo un qualità costante ed addirittura con punte di crescita eccezionali per i rossi di grande struttura, dal Brunello al Chianti sino al Barolo e all’Aglianico.

Forse grazie all’andamento climatico anomalo che ha portato un ritardo di due settimane della chiusura della vendemmia, la temperatura costante e senza forti escursioni termiche ha permesso una maturazione più uniforme e graduale delle uve influendo notevolmente sulla qualità. Oltre alla primato per la produzione, quest’anno, l’Italia festeggia anche un record storico di vendite all’estero che ha raggiunto per la prima volta i 5 miliardi di euro registrando un aumento del 9% delle vendite. Travolgente è anche l’ascesa dello spumante italiano nel mercato mondiale che vede un incremento del 18% nelle vendite riuscendo a sottrarre molte zone di mercato allo champagne.

Questo è solo uno dei tanti successi italiani in campo agro-alimentare in questa stagione in cui il settore primario del nostro paese sembra essere il solo a registrare un incremento esponenziale nel tempo. Difatti, nonostante alcuni indici in calo riscontrabili principalmente nella racconta di olive e castagne, l’Italia ha riscontrato un aumento quasi totale della produzione agricola. Inoltre proprio in questo momento il Paese vive una tragica deindustrializzazione accentuata dal fallimento delle piccole-medie imprese e dalla vendita della grande industria a colossi stranieri.

In un rapporto pubblicato nel mese di settembre la Commissione europea rende noto che: “Sebbene la quota del settore manifatturiero, in termini di valore aggiunto totale nell’economia, resti leggermente al di sopra della media Ue, l’Italia sta vivendo una vera deindustrializzazione, con una perdita di 20 punti percentuali nell’indice di produzione industriale rispetto al 2007”. Questo percorso ha portato il nostro Paese a perdere molta della sua competitività nel secondario negli ultimi dieci anni a causa di un aumento del salario lordo nominale combinato con una debole crescita della produttività.

Ora l’Italia deve decidere se tentare di riprendersi un primato industriale a livello europeo oppure investire le risorse possibili su di un progetto di economia agricola valorizzando così il territorio, e cercando allo stesso tempo di salvaguardare quel minimo di industria rimasta. Il Psi è e rimane un partito da molto tempo impegnato nella rinascita economica italiana indirizzata verso una reale capacità competitiva su tutto il panorama globale. Nonostante il futuro economico dell’Italia possa sembrare funereo non dobbiamo perderci d’animo, ma altresì impegnarci in modo costruttivo per poter risollevare da soli questo nostro stupendo Paese.

Alessandro Munelli

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