martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Ilva, il governo sblocca il sequestro ai Riva
Pubblicato il 04-12-2013


Ilva TarantoIl governo confeziona il quarto decreto sull’Ilva in poco meno di due anni. Nessuna grande impresa italiana, neanche la Fiat dell’avvocato Agnelli e di Cesare Romiti aveva ricevuto così tante attenzioni da un’autorità statale. All’epoca, però, lo scontro riguardava l’emancipazione della classe operaia e un’ideale  da rivendicare. Per usare un linguaggio marxista, assai in voga a quel tempo, il lavoro si contrapponeva al capitale nel tentativo di costruire un sistema di protezioni sindacali.

Le differenze erano nette, saldamente incastonate nei campi contrapposti della lotta politica. Adesso è diverso. Il conflitto è meno ideologico, tocca la carne viva degli sfruttati. Degli ultimi. Che non sono più i soli lavoratori, ma anche semplici residenti. Cittadini di luoghi che sembrano maledetti, dimenticati da Dio. Ubicati all’estrema periferia del mondo. La vicenda tarantina rompe schemi vetusti, rende meno certa l’analisi della realtà. Viene prima la vita o il lavoro, è preferibile morire di stenti o beccarsi un cancro?, sono alcuni degli interrogativi portati in dote da questa triste vicenda. La sociologia del lavoro, e le classi dirigenti, chiamano tutto questo con il nome di modernità. Una modernità assai singolare, posticcia. Assuefatta alla dittatura della parzialità e del pensiero dominante.

Nello specifico, il decreto approvato quest’oggi dall’esecutivo Letta determina lo sblocco delle risorse sequestrate alla famiglia Riva e la sospensione delle sanzioni. Una misura emanata nel mentre la Commissione europea sta per intraprendere una procedura d’infrazione contro l’Italia per la mancata applicazione di norme ambientali nella gestione dello stabilimento pugliese. A Taranto le associazioni ambientaliste sono sul piede di guerra. Sentono di essere state nuovamente tradite dal governo. Soprattutto da chi, almeno a parole, afferma d’iscrivere l’azione del proprio agire politico nel perimetro ideale del progressismo.

Il commento più duro è di Alessandro Marescotti, referente di Peacelink: “Il governo Letta si pone fuori dall’Europa approvando l’ennesimo decreto salva-Ilva. Il Partito democratico porta la responsabilità di tutto questo”. Per Angelo Bonelli, leader dei Verdi, “è vergognoso subordinare la vita e la salute alla produzione”. Da un lato l’ultimo esempio di un modello industriale novecentesco, ancorato ad un ideale di produzione fordista; dall’altro, la rabbia di un popolo falcidiato dal più imponente ecocidio della storia. Siamo proprio convinti che tutto questo c’entri qualcosa con la modernità?

Vincenzo Carriero

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