martedì, 22 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

In arrivo i bonus ‘incapienti’
Pubblicato il 05-12-2013


Con il termine Bonus Fiscale o Bonus Irpef, si fa spesso riferimento al bonus incapienti, ovvero al contributo di 150 € previsto per i cosiddetti incapienti. Soggetti incapienti sono i contribuenti che sulla dichiarazione dei redditi presentata nel 2007 (redditi 2006) avevano un’imposta netta pari a zero; ovvero sono i contribuenti: il cui reddito nel 2006 non raggiungeva la soglia di assoggettabilità all’imposta per i quali a causa di deduzioni e/o detrazioni non trovavano capienza nell’imposta lorda. Si tratta di un intervento una tantum previsto dal Governo Prodi, di cui si parlava già nel marzo 2007.

Possono usufruire della detrazione fiscale i soggetti residenti in Italia, non fiscalmente a carico di altri, che nell’anno 2006 hanno percepito un reddito complessivo – inferiore a 50mila euro – per il quale il calcolo dell’imposta netta risulti pari a zero e i pensionati che hanno percepito una pensione non superiore a 7.500 euro e hanno dichiarato proventi immobiliari relativi a terreni non superiori a 185,92 euro e reddito relativo all’abitazione principale. In particolare, il bonus riguarda: redditi di lavoro dipendente; redditi di pensione; redditi assimilati a quelli di lavoro dipendente, cioè compensi percepiti da soci di cooperative di produzione e lavoro; redditi derivanti da rapporti di collaborazione coordinata e continuativa; remunerazioni dei sacerdoti; compensi per lavori socialmente utili; assegni periodici corrisposti al coniuge; redditi di lavoro autonomo; redditi d’impresa e d’impresa minore, anche se conseguiti in forma di partecipazione; redditi diversi, quali; redditi derivanti da attività commerciali non esercitate abitualmente; redditi derivanti da attività di lavoro autonomo non esercitata abitualmente.

Erogazione del bonus

La detrazione fiscale viene rilasciata automaticamente dal sostituto d’imposta entro il corrente mese di dicembre e sarà riportata nel Cud 2014. Nel caso questi non sia in possesso dei dati reddituali del 2006, perché datore di lavoro diverso, l’erogazione è subordinata da una specifica richiesta – all’attuale sostituto d’imposta – da parte del contribuente in cui deve essere dichiarato per iscritto: che l’imposta netta era pari a zero; che ha presentato la denuncia fiscale ovvero che era esonerato da tale adempimento; i dati anagrafici e il codice fiscale di ciascuno dei familiari a carico nel 2006 e per i quali si richiede il beneficio; la percentuale di spettanza delle deduzioni per familiari a carico di cui ha eventualmente fruito nel corso del 2006. In caso di assenza dei requisiti necessari alla fruizione del bonus, il contribuente è tenuto a comunicare tempestivamente al sostituto d’imposta “di non averne diritto”, entro la data in cui si effettua il conguaglio dei redditi 2013, ovvero la fine di febbraio 2014. In questa ipotesi, il recupero avverrà mediante trattenuta dal reddito nel corso dell’anno o in sede di conguaglio 2013. Oppure, la restituzione può avvenire attraverso la dichiarazione dei redditi o, in caso di esonero dall’inoltro della medesima, mediante versamento con il modello F24. I contribuenti diversi dai pensionati e dai lavoratori dipendenti, o comunque coloro che non abbiano ricevuto il bonus dal sostituto d’imposta, possono beneficiarne in sede di dichiarazione dei redditi relativa all’anno d’imposta 2013. I soggetti esonerati dall’obbligo di trasmissione della dichiarazione dei redditi, invece, possono richiedere l’agevolazione mediante la presentazione di una istanza utilizzando un apposito modello che è stato reso disponibile a tal fine dall’agenzia delle Entrate.

SALE DEL 5% IL TASSO DI ATTIVITA’ DEGLI OVER 50

Infanzia, periodo scolare, vita lavorativa e creazione di una famiglia, età adulta e vecchiaia. In Italia lo schema tradizionale delle stagioni della vita e del lavoro ormai è cambiato: cresce l’aspettativa di vita, si entra più tardi nel mercato del lavoro, si sposta in avanti la pensione e le singole fasi si sono traslate di una decina di anni. In questo contesto, la popolazione compresa tra i 50 e i 74 anni d’età ha raggiunto i 17 milioni di individui, con la previsione di toccare i 23 milioni nel 2034. E i lavoratori over 50 – sempre più dinamici sia dal punto di vista della salute che da quello professionale – hanno visto aumentare il tasso di attività del 5% dal 2004 al 2012, mantenendo l’occupazione nonostante la crisi. Una forza lavoro di oltre 7 milioni, quasi un terzo del totale italiano. E’ quanto emerge dalla ricerca di Randstad Italia, ‘Over 50, come cambiano le età della vita lavorativa e il mercato del lavoro in Italia’, presentata recentemente a Milano presso la sede di Bosch Tec. Di fronte a una trasformazione così radicale del mercato del lavoro, dicono i ricercatori, diventa cruciale l’active ageing, la capacità dei lavoratori di mantenere una stretta aderenza alle esigenze professionali anche in età matura.

Una necessità per i singoli individui come per il Sistema Paese, a cui servono una nuova attenzione culturale e collocazione legislativa per le figure più anziane, introducendo nuovi strumenti di accompagnamento e reinserimento per percorsi lavorativi discontinui in età adulta e valorizzando il ruolo dell’outplacement. “Il confine tra vita attiva e riposo si sta spostando in avanti di circa 10 anni – ha spiegato Marco Ceresa, amministratore delegato di Randstad Italia – per effetto delle riforme dei sistemi di welfare e per il miglioramento delle condizioni di salute che prolungano il periodo della vita attiva. Le soglie usate finora per delimitare le stagioni della vita e ancor di più quelle del lavoro non valgono più.

L’invecchiamento della popolazione aziendale e il conseguente rischio di obsolescenza professionale è una delle principali sfide delle imprese, che per rimanere competitive dovranno affrontare queste trasformazioni e adottare soluzioni innovative. I lavoratori in età adulta sono risorse preziose, da valorizzare perché portano una dote di esperienze e competenze maturate negli anni sui processi e con le persone”. Per i lavoratori over 50, le difficoltà iniziano quando l’impresa investe poco sulla riqualificazione e formazione continua, rischiando di isolarlo e depotenziarne la capacità produttiva. Ma concernano anche il reinserimento nel mercato del lavoro, poiché i tagli al personale delle aziende in crisi oggi investono spesso le figure con la maggiore anzianità lavorativa. “In Italia è necessaria una nuova interpretazione culturale e collocazione legislativa del lavoro delle figure anziane – ha puntualizzato Fabio Costantini, Chief Operations Officer Randstad Hr Solutions – e per questi obiettivi sono indispensabili politiche sociali, ma anche strumenti di accompagnamento al reinserimento in caso di percorsi accidentati o discontinui, che possono oggi essere forniti efficacemente anche dal sistema privato in collaborazione con il mondo delle imprese. L’outplacement potrebbe in futuro diventare una moderna forma di assicurazione del lavoro offerta dal sistema d’impresa”.

In Italia si vive e si lavora più a lungo: dagli anni ’70 al 2010 l’aspettativa di vita media è lievitata di quasi 10 anni per gli uomini e di 5,6 anni per le donne. Al censimento del 2011 la popolazione in età tra i 50 e i 74 anni era di 16,9 milioni di persone, pari al 28,3% del totale della popolazione e nel 2031 si prevede che supererà il 35%. Cinquant’anni prima, nel 1951, rappresentava appena il 18,5% e nel 2031 arriverà al 35,4%. La popolazione lavorativa italiana è invecchiata di 2,5 anni tra il 2004 e il 2012: attualmente l’età media dei lavoratori è di 42,6 anni (42,3 per le donne e 42,8 anni per gli uomini). La causa è da riscontrare nell’incremento della quota degli over 50 – che conta 7,2 milioni di unità – sull’intera forza lavoro in Italia 25,6 milioni. Questa percentuale è passata dal 22,8% del 2004 al 29,4% del 2012. Un rialzo avvenuto a scapito della fascia dei lavoratori dai 30 ai 49 anni (passati dal 56,3% al 55,5% del totale), ma soprattutto nei confronti della componente giovanile fino a 29 anni di età, che perde quasi 5 punti percentuali (dal 20,9% al 15,1%).

PRESENTATO IL BILANCIO SOCIALE DELL’INPS 2012

Quadro a tinte fosche quello delineato nel bilancio sociale Inps.  Il potere d’acquisto delle famiglie – si evidenzia nel documento – è crollato del 9,4% tra il 2008 e il 2012. Secondo l’istituto, infatti, solo tra il 2011 e il 2012 la flessione è stata del 4,9%. Nel complesso nei quattro anni considerati il reddito disponibile delle famiglie ha perso in media l’1,8% (-2% tra il 2011 e il 2012).

Nell’anno, preso in considerazione, il 2012, stando sempre al rapporto dell’Ente assicuratore, i lavoratori pubblici sono diminuiti, a causa del blocco del turnover e dei numerosi pensionamenti di 130.000 unità (-4%) passando da 3,23 milioni a 3,1 milioni. Nel 2012 le entrate contributive ex Inpdap sono scese di 4,78 miliardi (-8,2%). I contribuenti del fondo pubblici statali si sono ridotti di 107.012 unità (da 1.780.000 a 1.672.988 con un -6%) mentre quelli del fondo pubblici enti locali si sono contratti di 25.070 unità (da 1.305.542 a 1.280.472 e un -1,9%). Lievita invece di 1.870 unità il fondo pubblici sanitari e il fondo pubblici ufficiali giudiziari (+721 unità).

Il gettito previdenziale dell’ex Inpdap, si legge nel bilancio sociale Inps, si è abbassato di 4.781 milioni di euro, dato legato prevalentemente al blocco del turn-over nel pubblico impiego e al rallentamento della dinamica retributiva del settore. Nel 2012 quasi tutte le categorie di lavoratori mostrano un significativo snellimento della propria consistenza. I lavoratori dipendenti del settore privato si riducono di 48.888 unità (-0,4%); i lavoratori pubblici di 129.515 unità (-4%); i lavoratori autonomi di 13.817 unità (-0,3%) e i parasubordinati di 22.167 unità (-2%). Il blocco del turnover ha di fatto accentuato nel pubblico la tendenza che c’è’ anche nel privato di diminuzione dei dipendenti con meno di 30 anni (-20,1% nel pubblico, -8,7% nel privato) e di progressivamente invecchiamento dei lavoratori. Le variazioni per classe d’età, difatti, sono negativi fino ai 50 anni con un ridimensionamento medio del 9,3%.

Si rilevano invece incrementi dell’1,4% per i dipendenti tra i 50 e i 60 anni e del 5,9% per quelli oltre i 60 anni.

Nel 2012, poi, la spesa per ammortizzatori sociali è aumentata del 19% rispetto al 2011 superando quota 22,7 miliardi. L’Istituto al riguardo rimarca che l’uscita principale resta quella per la disoccupazione con 13,811 miliardi, oltre due miliardi in più in confronto ai 11,684 miliardi spesi nel 2011. Hanno beneficiato di prestazioni a sostegno del reddito nel 2012 più di 4 milioni di persone. Oltre 1,6 milioni di soggetti hanno in particolare usufruito di cig e mobilità a fronte dei 1.250.000 lavoratori nel 2011 (+28,5%) con una permanenza media pro capite in cassa di due mesi e 2 giorni lavorativi. In totale hanno goduto del sussidio di disoccupazione (ordinaria, agricola e quella con requisiti ridotti) 2,5 milioni di persone a fronte dei 2,26 milioni dell’anno precedente. L’Inps sottolinea che i 22,7 miliardi (+3,6 miliardi sul 2011) si sono suddivisi in 12,6 miliardi di trattamenti economici e 10,1 di contribuzione figurativa. La parte principale ha riguardato la disoccupazione (13,8 miliardi con un +18,2%), mentre per la cassa integrazione sono stati sborsati 6,138 miliardi (oltre un miliardo di spesa in più con un +21,8%) e 2,824 miliardi per la mobilità (+17,3%). Il peso maggiore degli ammortizzatori è a carico dello Stato con 14,237 miliardi a fronte dei 8,536 miliardi di contributi ricevuti da imprese e lavoratori. Il finanziamento della cassa integrazione è stato coperto dallo Stato per il 37,8%, quello della disoccupazione per il 70,1% e quello per la mobilità per il 79%. Inoltre, Quasi la metà dei pensionati Inps (il 45,2%) ha un reddito da pensione inferiore ai 1.000 euro al mese. Nel 2012. Su quasi 7,2 milioni di pensionati che non arrivano a 1.000 euro ce ne sono 2,26 milioni (il 14,3% del complesso) che non arriva a 500 euro. Possono invece contare su più di 3.000 euro al mese poco più di 650.000 pensionati.

Il reddito da pensione dei pensionati pubblici nel 2012 era in media di 1.948 euro al mese, superiore di oltre 700 euro in confronto ai 1.223 euro medi portati a casa da coloro che hanno lavorato come dipendenti nel settore privato. Con riferimento ai titolari di una sola pensione. La differenza dipende anche dal numero di anni lavorati e si amplia tra le donne con 826 euro medi di pensione per le donne del fondo lavoratori dipendenti e i 1.613 di quelle del settore pubblico. Per artigiani e commercianti il reddito da pensione si ferma in media sotto i 1.000 euro.

Carlo Pareto

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