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Opinioni e commenti
 

Isole Orcadi: il miracolo del Campo 60 a Orkney
Pubblicato il 02-12-2013


Cappella

Simbolo di pace, speranza e solidarietà. Questo il riconoscimento assegnato alla cappella italiana ad Orkney, nelle Isole Orcadi per esser diventata, anche nella disperazione, nella sofferenza e nelle difficoltà del II conflitto mondiale non solo un luogo di preghiera, ma anche di associazione. La struttura – oltre ad offrire conforto – era infatti in grado di favorire il senso di comunità e di unione, avvicinando quelli che un tempo erano nemici, facendoli diventare alleati.

LA STORIA – Era il 1941 quando molti soldati e prigionieri di guerra italiani furono spediti sull’isola, su ordine di Winston Churchill per costruire delle barriere di pietre ai quattro ingressi di Scapa Flow per proteggere la flotta britannica colpita da un sommergibile tedesco. I nostri entrarono in sciopero, sentendosi sfruttati, ma grazie all’abilità comunicativa del maggiore Buckland (che conosceva l’Italia) iniziarono a collaborare, avendo in cambio la possibilità di costruire anche un tavolo da biliardo, di giocare a calcio, a boxe, di suonare strumenti musicali. lnoltre, il maggiore mise a disposizione loro una struttura dove poterono tenere spettacoli e concesse due capanne Nissen: una per pregare, l’altra per studiare l’inglese.

IL MESSAGGIO – In tal modo si ridusse la distanza tra due terre apparentemente lontane, almeno geograficamente, quali Italia e Scozia.  I 100.000 visitatori all’anno che riceve e tutti i membri dell’Associazione Romana della Ciociaria non solo ne sono diventati testimoni, ma sono diventati “eredi morali”, come ha ricordato il presidente Alessandro Carnevali. “In un momento di sconforto, di confusione e di dura crisi economica quale quello che stiamo vivendo, in cui soprattutto i giovani sono colpiti da un notevole senso di sfiducia nel futuro a causa della piaga sempre più dilagante della disoccupazione – ha sottolineato Carnevali – è importante raccontare la forza e il coraggio che dette questa cappella italiana ai nostri soldati per resistere e ripartire da un progetto, quel progetto: il progetto della cappella appunto, che segnò un nuovo inizio”. Un’opera di elevato valore artistico, in grado di racchiudere in sé architettura, storia, religione, letteratura. Frutto di un vero e proprio scambio di valori, usi, costumi e tradizioni di popoli che si ritrovarono a condividere un’esperienza traumatica per certi versi, quale quella del Campo 60, che avrebbe segnato per sempre le loro vite. Per tale motivo è fondamentale “raccontare e testimoniare la vicenda che ha condotto alla genesi di questa cappella italiana” ha affermato Gabriella Tamburello, curatrice della mostra fotografica sulla stessa nella sede dell’Unar (Unione delle Associazioni Regionali di Roma e del Lazio), dell’Associazione Culturale LiveOil.

IL CREATORE – Tutto ebbe origine dall’esempio e dall’iniziativa di un uomo: Domenico Chiocchetti. Quest’anno ricorre il 70esimo anniversario del completamento della cappella, e per la circostanza verrà organizzato un viaggio (nel prossimo maggio) con visita guidata alla stessa, per un gruppo di 30-40 persone, da Moena (città natale di Chiocchetti, da cui riceverà anche l’onorificenza) ad Orkney. Per un vero e proprio gemellaggio dei tempi più moderni per infondere quel messaggio di pace ricordato dalla scritta sopra l’altare della cappella: “Regina della pace, prega per noi”, ha voluto precisare John Muir del Comitato per la Preservazione della Cappella italiana di Orkney, presentatosi nel classico kilt scozzese, dopo che le cornamusa avevano dato l’avvio alla conferenza di presentazione di quest’opera magnifica e magnificente del 29 novembre. All’epoca della multiculturalità, ma soprattutto dei terribili conflitti in Siria e non solo può diventare un esempio in grado di muovere le coscienze. Anche questo è il potere della fede che, in maniera rivoluzionaria, carismatica e innovativa cerca di mettere in atto Papa Francesco recentemente. E se “Michelangelo – ha aggiunto Muir – è riconosciuto quale l’artefice della Cappella Sistina (di cui è stata presentata la scansione in 3D ndr) a Roma, così Chiocchetti è considerato l’artefice della realizzazione della cappella italiana di Orkney”. E se la prima è simbolo dell’Italia e dell’italianità, artistica e non solo, non meno lo è dunque la seconda. L’arte è il principale veicolo della cultura di una nazione, soprattutto quella italiana, considerata la culla del Rinascimento.

LA PORTATA STORICA – Ed proprio da qui che si deve ripartire per ritrovare le proprie origini, la propria identità. Non a caso quello che Philip Paris (autore di due libri sul tema: “The italian Chapel” e “Orkney’s Italian Chapel: the true story of an icon” ndr) ha definito “miracolo del Campo 60” è stato esattamente quello di poter far riunire famiglie, ritrovare parenti, amati lontani scomparsi di cui si era persa traccia. In quanto fonte di una testimonianza che resta, dura e resiste nel tempo: anche quando i campi di prigionia furono abbattuti, la cappella e la statua di Domenico Chiocchetti (definito da Muir “uomo tranquillo, umile, pacifico e talentuoso”) rimasero lì, per “un monumento che è catalizzatore per l’amicizia”.

“La cappella italiana rappresenta tante cose – grande arte e maestria…enorme dedizione e determinazione… un simbolo della capacità dello spirito umano di superare le avversità per creare dai brandelli di guerra qualcosa che attraversa tutti i confini di razza, religione e credenze… un simbolo di speranza e di pace lasciato in eredità da quelli che ormai non ci sono più a quelli che ancora devono nascere” (Philip Paris).

Barbara Conti 

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Commenti all'articolo
  1. Sono venuto a conoscere di questa Cappella italiana ad Orkney durante la trasmissione di Rai Storia in data odierna. Desidererei sapere se esiste la traduzione dei due libri di Philip Paris. In attesa porgo i migliori ossequi. Claudio luigi.

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