martedì, 16 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

La legge di stabilità
e gli interventi migliorativi
Pubblicato il 19-12-2013


EVIDENZA-CameraLa legge di stabilità nella versione approvata dalla Commissione Bilancio della Camera e in via di approvazione in aula proprio in queste ore è notevolmente migliorata rispetto al testo che era stato licenziato dal Senato. So bene che a parlare di miglioramento si rischia una accusa, in parte anche giustificata, di essere compiacenti con il governo. L’esecutivo, va detto con chiarezza ha fatto di tutto per rendere più difficile un apprezzamento del proprio operato in quanto, tra promesse e smentite, si fa davvero fatica a capire come stiano realmente le cose negli aspetti fondamentali della legge.

In larga misura, buona parte del “casino” che si è determinato è dovuto al modo davvero inconcepibile con il quale si è affrontato il problema dell’IMU e della tassazione locale. Averla data vinta a Brunetta e a Forza Italia, se da un lato non è servito a ammorbidire l’atteggiamento di Forza Italia, dall’altro è invece servito a dimostrare che sulla partita della casa e della tassazione locale, il governo ha tutt’altro che le idee chiare. Le improvvisazioni del governo e le esternazioni di Saccomani hanno dato l’impressione di un governo pasticcione che si muoveva a tentoni e non riusciva a guardare più lontano del proprio naso. Enrico Letta anche sulla spinta arrivata dall’esito delle primarie del PD ha annunciato un cambio di passo, valorizzando ovviamente gli interventi migliorativi introdotti nella legge di stabilità.

Ritengo che gli interventi migliorativi ci siano stati e siano importanti; solo però a condizione che vengano considerati delle premesse capaci di funzionare da apri pista per politiche ben più incisive. I passi in avanti decisi per quanto riguarda gli esodati, la istituzione del fondo per la riduzione del cuneo fiscale sul quale riversare le risorse risultanti dalla lotta all’evasione e quelle liberate dalla spending-revew, le marginali modifiche alla parte che riguarda la indicizzazione delle pensioni, la non auto-sufficienza e altri problemi non sono certo aspetti da sottovalutare, a meno che non si ritenga che l’unica soluzione possibile siano le lotte dei Forconi o dei centri sociali, lo scomposto agitarsi della destra o il “tutti a casa” dei grillini.

Va comunque preso atto e, con urgenza che ormai alle buone intenzioni non crede più nessuno e che occorrono i fatti. Nessun provvedimento se non corredato da leggi e regolamenti di attuazione che chiariscano il quanto il come e il dove può migliorare il rapporto con un’opinione pubblica ormai al limite della capacità di sopportare. Va tenuto conto che alcuni problemi vanno ora affrontati ponendosi anche l’interrogativo di come l’una o l’altra delle soluzioni possibili condizionerà il futuro. Due esempi per tutti:

1) l’indicizzazione delle pensioni è concepita in modo sbagliato proprio per il significato strategico che potrebbe assumere. Stabilire che l’indicizzazione vale per coloro che non superano una certa soglia sarebbe davvero diverso se si accompagnasse questa scelta alla decisione che la parte di pensione di coloro che hanno redditi superiori alla soglia viene egualmente incentivata. Stabilire invece che fino ad una certa soglia percepisci l’indicizzazione pur modesta che sia e che quando superi la soglia, non hai diritto a nessuna indicizzazione vuol dire creare un evidente effetto appiattimento e dare voce a tutti coloro che sostengono che il “merito” per quanto riguarda le pensioni non ha ragione di esistere, in quanto da vecchi abbiamo tutti gli stessi bisogni.

2) sul mercato del lavoro e sull’occupazione giovanile, è davvero singolare che pur di attaccare la CGL ci si inventino barriere ideologiche che proprio non hanno ragioni di esistere. È pure vero che la CGL manifestò propensioni pro Fornero quando si trattava di scegliere il ministro del Lavoro del governo Monti, ma è altrettanto chiaro che non ci fu nessuna copertura per le sciagurate scelte del ministro una volta entrato in carica. È del tutto sbagliato riproporre l’alternativa tra una visione liberista e nient’affatto liberale come quella della Fornero e Ichino e di tanti altri, e una visione dogmatica e statalista che sarebbe attribuibile alla CGL e a parte del sindacato.

In verità, il contrasto vero è tra i sostenitori di un mercato del lavoro senza regole e un mercato del lavoro nel quale i diritti e i doveri di lavoratori, imprenditori e istituzioni sono riscritti alla luce della realtà odierna. Se è vero che il sindacato ha accusato innegabili ritardi sul terreno di una moderna politica del mercato del lavoro, è del tutto inconfutabile che il liberismo ha collezionato i questi anni solo clamorosi fallimenti aprendo la strada alla più grave crisi economica e sociale che abbia investito l’Europa e il mondo.

Fa quindi impressione sentire Angelino Alfano tuonare contro il sindacato mentre ripropone ricette per cure che hanno dimostrato di essere peggiori del male. Nei prossimi giorni, con la legge di stabilità definitivamente approvata e regolarmente pubblicata in Gazzetta Ufficiale, avremo modo e possibilità di entrare più nel merito. Lo faremo senza cadere nella tentazione di discutere soltanto delle cose che non vanno.

Siamo infatti convinti che questa legge di stabilità spalanca le porte per una riflessione complessiva sul modo di fare politica in Italia e in Europa. Una esigenza che riguarda tutti. Ognuno nella propria autonomia e con la propria libertà di giudizio. Il che non vuol dire il trionfo della logica dell’ognuno per sè e del Dio per tutti che già tanti guai ha prodotto per il nostro Paese.

Silvano Miniati

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Commenti all'articolo
  1. Caro Silvano, attento a non farti prendere in giro da Gianni Letta. E’ un politicante venditore di fumo ….esempio: dice che ha migliorato la situazione degli ESODATI. E’ una sciocchezza: l’emendamento non modifica alcuno dei requisiti di salvaguardia (i famosi 36 mesi erano già previsti dal DL del giugno 2012). Si tratta di un marginale intervento per gestire situazioni minuscole di fronte alla GRANDE INIQUITA’. Altro che la soluzione definitiva promessa al discorso di fiducia. VERGOGNA!

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