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Opinioni e commenti
 

La ricetta di Gutgeld non convince
Pubblicato il 30-12-2013


EconomiaYtzhak Yoran Gutgeld, economista israeliano naturalizzato italiano e membro del Parlamento eletto nelle liste del PD, ha “confezionato” un’ipotesi di programma di governo d’ispirazione liberista per risanare e riqualificare l’economia italiana ed il suo sistema della politica. Il programma, per ammissione dello stesso Gutgeld, è stato scritto con il contributo di molti suoi amici, tra i quali Matteo Renzi, nuovo segretario del PD.

Leggendo il libro – “Più uguali, più ricchi” – nel quale è presentata la proposta, al lettore non sfugge il fatto che il discorso d’insediamento di Renzi da segretario del suo partito, dopo il successo quasi plebiscitario conseguito con il voto delle ”primarie” dei giorni scorsi, “trasuda” delle idee esposte nel libro. Considerata la possibilità che Renzi, in un tempo a venire molto vicino, possa diventare primo ministro italiano, la lettura con largo anticipo del suo probabile programma di governo consente di svolgere qualche utile considerazione critica.

Per Gutgeld, il rilancio dell’Italia “non richiede correzioni, manovre o aggiustamenti. Serve qualcosa di molto più forte, un cambio di orizzonte mentale, un nuovo paradigma economico, sociale e politico che rompa con gli schemi e con le certezze, e le incertezze, del passato”. La rottura col passato serve a liberare nuove energie: per sottrarre gli imprenditori dalle “grinfie” di una burocrazia inefficiente, corrotta e disinteressata, trasformandola in una “meritocrazia serviziocratica”; per mettere l’equità al centro dell’azione politica, in considerazione del fatto che essa è, per sua intrinseca natura, virtuosa, nel senso che può concorrere a creare ricchezza e benessere; per trasformare una parte degli iniqui assegni sociali e previdenziali in servizi sociali veri e propri; per incentivare le innovazioni, mirando a migliorare selettivamente il capitale fisso sociale, avendo cura di localizzare gli investimenti pubblici in alcune aree ad alto potenziale produttivo; per garantire ai gruppi imprenditoriali l’accessibilità a costi ridotti ai mercati finanziari e per rendere possibile che la classe politica diventi “la lobby dell’unico gruppo di interesse che in questo Paese non vede i suoi interessi attivamente curati e difesi: i cittadini italiani”. Se fosse possibile liberare solo una parte delle energie potenziali della quali dispone il Paese, secondo Gutgeld, esso sicuramente riguadagnerebbe il governo del proprio futuro.

Per raggiungere l’obiettivo di risanare economicamente e politicamente il Paese, l’amico-economista di Renzi ritiene sia sufficiente un “massiccio spostamento di risorse”, riassunto nell’espressione “cabalistica” “30×4”, che esprime l’idea di una dislocazione in “cinque anni” di “quattro blocchi di trenta miliardi ciascuno in quattro aree di uscite ed entrate pubbliche: tasse, spesa, investimenti e assegni sociali”. Sul fronte delle entrate fiscali dovrebbero essere ricuperati, dal sommerso e dal contrasto all’evasione, 30 miliardi da utilizzare per ridurre le tasse sul lavoro; sul fronte della spesa pubblica, previa sua riduzione, dovrebbero essere ricuperati, 30 miliardi, senza diminuire la quantità e la qualità dei servizi sociali, per finanziare, in parte, la spesa in conto capitale e quella necessaria per imprimere un nuovo impulso alla domanda interna e, in parte, per rendere più competitive le imprese nazionali orientate all’esportazione; sul fronte degli investimenti pubblici dovrebbero essere ricuperati altri 30 miliardi con la diminuzione degli investimenti in grandi opere e dei trasferimenti alle imprese, per trasformarli in un “vero motore di sviluppo e di creazione di posti di lavoro”; infine, sul fronte degli assegni sociali, dovrebbero essere ricuperati gli altri 30 miliardi da destinare alla realizzazione di una maggiore equità, al miglioramento del livello e della qualità dei servizi e alla creazione di nuova occupazione qualificata.

L’espressione “30×4” significa, quindi, una forma di utilizzazione diversa delle risorse disponibili e un nuovo modo di gestirle; i risultati che possono essere ottenuti con l’attuazione del piano che Gutgeld propone sono valutabili, secondo simulazioni da lui direttamente effettuate, in termini di una crescita annua del PIL pari al 2%; la stabilizzazione di questo trend darebbe il via alla riduzione del rapporto del debito pubblico rispetto al PIL in una misura del 2-3 per cento all’anno. Con questi risultati, conclude Gutgeld, l’Italia ritornerebbe “dopo qualche decennio, a creare davvero” ricchezza.

Una politica economica che attuasse il programma “30×4” consentirebbe di combattere l’iniquità diffusa che si è impossessata del Paese negli ultimi quarant’anni, connotando in termini iniqui, non solo la distribuzione del peso fiscale e della spesa sociale, ma anche la produttività degli investimenti. Perciò, la maggiore equità realizzata con l’attuazione del programma “30×4” potrà produrre più uguaglianza, tenendo presente, sottolinea Gutgeld, che equità non dovrà significare eguaglianza. Il programma “30×4” potrà avere successo se la massiccia “riallocazione” dei quattro “blocchi di trenta miliardi” avrà come base legittimante non l’eguaglianza, ma l’equità, perché è questa e non la prima a promuovere la crescita e lo sviluppo, anche se dovesse mancare la realizzazione di una maggiore eguaglianza. Rendere il sistema-paese e il suo settore pubblico più efficienti e più equo è la ratio che sottende l’attuazione dell’intero programma “30×4”.

Francamente, ci saremmo attesi che la nuova politica economica per il rilancio del sistema-paese italiano proposta da Gutgeld evocasse per intero la teoria della giustizia di John Rawls, secondo il quale la crescita del sistema economico realizzato in presenza di disuguaglianze risulta equa solo quando gli esiti finali sono vincolati al miglioramento di chi sta peggio; un vincolo di tal fatta manca nella formulazione del programma “30×4”, o è espresso sotto il velo della fideistica illusione che con la “riallocazione” dei quattro blocchi tutto migliori. Senza l’indicazione di come ricuperare sulla via della crescita e dello sviluppo una struttura produttiva da quarant’anni in declino, che qualche profondo conoscitore della realtà italiana considera quasi irreversibile, a causa della scelte allora effettuate, è possibile invertire tale declino solo con il “girotondo” dei trenta miliardi?

Le scelte che nella seconda metà del secolo scorso hanno privilegiato la realizzazione di una struttura produttiva e un’organizzazione del settore pubblico al solo fine di garantire condizioni distributive che avessero tenuto coeso il sistema sociale con la creazione di nuovi posti di lavoro, ha creato solo inefficienza produttiva e disoccupazione nascosta, i cui esiti sono emersi oggi in tutta la loro estensione, non certo a causa della crisi dei subprime, ma solo perché questa è valsa a rompere il “tappeto” sotto il quale erano state celate sino ad allora le “macerie” dell’economia dell’Italia.

Per un sistema-paese siffatto, è fortemente improbabile che 5 anni siano sufficienti a realizzare il programma proposto da Gutgeld; ciò è ancora più vero, se si considera che il programma “30×4” manca di indicare con quale ingegneria politico-istituzionale può essere gestito l’enorme massiccio spostamento, non solo di risorse materiali, ma anche della forza lavoro che pro-tempore dovesse perdere ogni capacità di reddito, a causa delle realizzazione nei prossimi decenni dell’obbiettivo di una crescita continua e stabile.

È plausibile pensare che il programma “30×4” pecchi di semplicismo e trascuri il fatto che una delle risorse più scarse delle quali sarebbe necessario disporre per la sua realizzazione è il consenso sociale; questo, in Italia, ha sempre presentato in tutta la sua storia unitaria pesanti deficit per i “grandi progetti”. Lo scontento per la realizzazione di politiche pubbliche di grande respiro ha origini ben anteriori al tempo al quale Gutgeld fa risalire l’inizio della crisi dell’economia e della società italiane. Anche la mancata considerazione di questo aspetto fa, come si è soliti dire, del programma “30×4” un “primo piatto appetitoso, ma di difficile digestione”.

Gianfranco Sabattini

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Commenti all'articolo
  1. Giustissima la riflessione dell’articolista che evidenzia “la manca di indicare con quale ingegneria politico-istituzionale può essere gestito l’enorme massiccio spostamento, non solo di risorse materiali, ma anche della forza lavoro che pro-tempore dovesse perdere ogni capacità di reddito” sembra l’ennesima prova di finanza creativa alla Tremonti, sulle macerie della quale stiamo camminando.

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