mercoledì, 22 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

LA RIPARTENZA
Pubblicato il 11-12-2013


Governo Letta-fiducia

Enrico Letta in serata incassa la fiducia anche al Senato con 173 sì, 127 no e zero astenuti.  Alla Camera i voti favorevoli in mattinata erano stati 379, 212 i contrari e 2 gli astenuti. ‘Numericamente più debole, ma politicamente più coesa’. Il giudizio sulla maggioranza di governo dopo il voto di oggi alla Camera e al Senato, che per primo ha dato stamattina il Presidente del Consiglio, è ampiamente condiviso. «Oggi la coalizione è diversa, ma più coesa» ha detto Letta, e ha aggiunto che nelle prossime settimane proporrà «un patto di governo che chiamerò da ora in poi Impegno 2014»

Si è anche dato, e chiesto, un impegno temporale che sarà di 18 mesi, a partire dal maggio scorso, ovvero fino alla fine del 2014 per portare a termine una serie di impegni a cominciare dalla riduzione delle tasse sul lavoro a partire dalla legge di stabilità. «Il Parlamento – ha detto – ci ha impegnato a impiegare, nella ulteriore riduzione del costo del lavoro, i proventi della revisione della spesa e del ritorno dei capitali dall’estero: inseriremo questo automatismo nell’ultimo passaggio, nei prossimi giorni, della Legge di stabilità, proprio qui alla Camera, dopo averne discusso con le parti sociali». Insomma il denaro che entrerà nella casse dello Stato in seguito alla lotta all’evasione fiscale servirà a ridurre il cuneo fiscale a vantaggio dei redditi dei lavoratori e del costo del lavoro.

Letta ha poi elencato una serie di priorità a cominciare dalle riforme istituzionali. «Il grande obiettivo entro il quadro tempistico dei 18 mesi è di avere istituzioni che funzionino e una democrazia più forte e più solida». «Quattro obiettivi» a cominciare dalla riduzione del numero dei parlamentari, l’abolizione delle province, la fine del bicameralismo perfetto e una riforma del Titolo V per mettere ordine tra centro e poteri decentrati.

Sul piano del metodo Letta ha chiesto che le Camere procedano sulla base dell’art.138, di fatto archiviando la contestata revisione della procedura di revisione costituzionale. Tra i voti a sostegno del governo ci sono stati anche quelli dei parlamentari socialisti.

«I socialisti votano la fiducia al Governo perché – ha detto Riccardo Nencini, segretario del Psi rivolgendosi al presidente Enrico Letta con cui aveva avuto un incontro di 15 minuti prima della discussione generale sulla fiducia al Senato – la parola che ho ascoltato di più nella sua relazione è ‘discontinuità’.
Discontinuità significa osare di più. La maggioranza è diventata più stretta numericamente, ma più incisiva e coesa». «Una delle grandi questioni che il Governo ha di fronte risponde al principio che la stabilità non significa calma piatta. La questione riguarda le misure economiche da adottare e devono prevedere misure più incisive per ridistribuire la ricchezza. Riempire un salvadanaio, tassando di più il gioco d’azzardo, si possono trarre 7 miliardi di euro, e inserendo una patrimoniale sulle grandi ricchezze per abbassare la pressione fiscale sui redditi medio bassi».

Nencini ha poi fatto anche un riferimento alle proteste di piazza dei ‘Forconi’ e al sostegno di Grillo. «Basta tolleranza. Ho rispetto per chi siede in quest’Aula ma non ho rispetto per chi fuori da qui rivolge appelli eversivi e incita a interrompere il rapporto di fedeltà con lo Stato». «Per queste persone – ha proseguito Nencini riferendosi a Grillo – vale l’articolo 266 del Codice Penale. Mi stupisco che  nessun magistrato o il ministro dell’Interno non abbiano sentito il dovere di intervenire nei confronti di chi ha pronunciato frasi come ‘sollevatevi contro la politica di questa Italia marcia’. Sono le stesse parole di chi se fosse ancora in vita le considererebbe plagio, ovvero Mussolini nel ’21 a Milano quando la sua prima pattuglia venne eletta in parlamento».

«Un nuovo inizio è quanto ci ha proposto oggi il Presidente del Consiglio. Un nuovo inizio – ha detto il capogruppo del PSI, Marco Di Lello, intervenendo alla Camera – è quanto occorre al Paese, ancor più in un momento come questo in cui c’è chi persegue la destabilizzazione delle Istituzioni e sono in tanti a soffiare sul fuoco. Il movimento dei forconi, il movimento della lingua biforcuta, il neo-movimentismo di chi cavalca la forca per paura della forca».

Secondo Di Lello c’è chi ha detto «facite ammuina», «chissà in quale lingua e da chissà quale PC» come avrebbe detto un comandante della marineria borbonica. «Le istituzioni, tutte, Parlamento, Governo, magistratura, hanno il dovere di intervenire per difendere la democrazia. Anche per questo i socialisti le riconfermeranno la fiducia, ma a patto, onorevole Presidente, che, come ci ha detto, ci sia un nuovo inizio». «Oggi non ci sono più alibi. Non ce ne sono più per avere finalmente un fisco più equo, una giustizia più giusta, una burocrazia meno oppressiva. Più tasse sul gioco d’azzardo, più investimenti sul sapere pubblico, più attenzione sul Mezzogiorno d’Italia dove la crisi morde, il PIL si è ridotto del doppio rispetto al nord del Paese, e dove le mafie trovano terreno ancora più fertile». «Occorre evitare di sciogliere le amministrazioni comunali infiltrate e lasciare lì gli apparati burocratici. Occorre impedire che pronunce di incandidabilità arrivino dopo che un sindaco mafioso, ’ndranghetista o camorrista sia stato rieletto. Occorre tornare a dare la speranza lì e in tutto il Paese. Anche per questo consideriamo sbagliate le parole del Ministro dell’economia. ‘Sarebbe ingiusto sperare’, ha dichiarato ieri all’Ecofin. Il suo compito, onorevole Ministro, è invece proprio quello di dare all’Italia una speranza, non illusioni, non bugie, ma speranze; anzi, magari certezze. Chiuderemo il 2013 dopo due anni di indicatori negativi sullo 0 a 0; dopo le sconfitte, arriva un pareggio: non ci basta, onorevole Presidente Letta. L’Italia vuole vincere, noi vogliamo vincere e vogliamo farlo insieme a lei» «Cambiamo l’Italia, onorevole Presidente, con l’Italia più forte, forse, cambieremo anche l’Europa. Lei ha una grande responsabilità davanti, noi siamo pronti a fare la nostra parte».

Redazione

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