mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

La sfida
Pubblicato il 04-12-2013


Se ne sono dette di tutti i colori. Le più buone sono che “Renzi è il nuovo Berlusconi”, che Cuperlo è “il travestimento di D’Alema”, che Civati è “fuori di senno”. Si odiano voracemente da amici. Quell’amici lo metterei tra virgolette. Renzi a sua volta giudica Letta il concorrente più pericoloso per la premiership e non vede l’ora di metterlo sotto anche perché gli allunga i tempi della più grande sfida, quella per le politiche. La cosa che più mi impressiona e che i tre pensano, o dicono, che staranno insieme anche dopo. Civati promette che se vince lui, ma non c’è alcun rischio, il governo Letta andrà a casa, Renzi assicura che farà una segreteria scelta solo da lui dove staranno fuori tutti quelli che gli danno fastidio, Cuperlo annusa aria cattiva e vede Renzi non solo come il nuovo Berlusconi, ma anche come una sorta di Barbablù che scannava tutte le sue mogli. Capace per di più della peggiori trasformazioni del suo amato partito. Non so se “finita la festa gabbato lo santo”. E se da lunedì tornerà tutto come prima, come molto prima, quando ancora le primarie non avevano vestito i tre da acerrimi avversari. La politica può trasformare anche le peggiori situazioni e farne improvvisamente germogliare delle migliori. Ma i rapporti umani non cambiano con le stagioni. Non è impossibile che succeda al Pd quel che è successo al Pdl. Come diceva il poeta: ” S’ode a destra uno squillo di tromba, a sinistra risponde uno squillo”…. La sfida di domenica è anche contro l’astensione. Già tutti mettono le mani avanti e soprattutto Renzi, il probabile vincitore, sostiene che manco per idea si raggiungeranno i quattro milioni di Prodi e di Veltroni. Ma neanche i due e mezzo di Bersani e che i due sarebbero già un successo. Certo dopo il mezzo flop della partecipazione alle primarie interne, ma chi ha inventato questa regola utile solo per far fuori il buon Pittella è davvero un genio, un altro flop renderebbe più debole il nuovo capo del partito e più forte il governo Letta. Questo è chiaro, almeno per gli altri tre, i due aspiranti delusi più il capo del governo. Togli uno e aggiungi uno il conto torna sempre.

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Commenti all'articolo
  1. Facciamo una scommessa, caro direttore, un caffè al prossimo incontro che le primerie raggiungeranno a stento il 1.500.000.
    E’ un anno che sentiamo parlare e leggiamo di primarie, prima con Bersan/Renzi ora per Renzi + 2 . Tutti i giorni pagine sui vari giornali , mentre i problemi aumentano asprettando il verbo di Renzi Cuperlo etc. ma sul serio l’Italia è in fermento per questi 3 ???????
    Se ci sara una affluenza di meno 1,5/milioni il caffè lo offro io per il piacere di averla azzeccata , se invece si supera la soglia , il caffè lo offro io per aver sbagliato ma insieme ad un cognachino per tirarci sù questo vorrebbe dire , come diceva il poeta AI SERVA ITALIA DI DOLOR OSTELLO ……….
    Fraterni saluti
    Compagno Maurizio Molinari – fed. di Torino

  2. Caro Direttore,

    mi piacerebbe fare con Lei e con chi vorrà rispondermi una riflessione: quanto è possibile che Letta ed Alfano possano cercare di dare scacco a Renzi , al vecchio PD ed al bipolarismo attraverso la formazione di una sorta di neo-DC o in altre parole di un nuovo soggetto di centro?

    Ormai mi pare che, dopo la fuoriuscita di Zanone, Rutelli ed altri personaggi, il PD si sia ridotto ad una sorta di rimanenza del progetto di compromesso storico, che forse i laici non auspicano, ma nel quale anche gli ex PCI si trovano ai margini. Sbaglio?

    Da parte mia, sarebbe bello se i democristiani si proponessero quest’obiettivo e lo realizzassero, così che, in luogo degli eredi di AN e dei DS, un giorno potessero essere i laici a tornare ad esserne gli interlocutori. Quanto lo ritiene e lo ritenete possibile?

    Per me, l’ideale sono i partiti che non solo aderiscono alla democrazia ed al liberalismo, ma che trovano in esso anche le proprie radici culturali.

    Un caro saluto,

    Stefano Bini

  3. Bisognerebbe proprio ripartire da Gianni Pittella, medico e vice Presidente del Parlamento Europeo, per risalire la china, da socialisti liberali, nella multiforme aggregazione che si chiama Partito Democratico. Anche perché i destini dell’Italia saranno determinati da due fattori: l’identità ritrovata dei progressisti italiani nel terreno di coltura che va prendendo forma all’interno del PD e il convincimento che sarà l’Europa politica il nuovo stato federale che contenderà agli Stati Uniti d’America la leadership in occidente. Un occidente dove i partiti politici saranno sempre di più comitati elettorali. Partiti cool, come dice Renzi, preoccupati delle regole per selezionare la classe dirigente migliore possibile a cui affidare il Governo delle istituzioni. Il mandato degli eletti dovrà essere limitato nel tempo, perché la politica non è un mestiere, e perché rimanere al vertice degli organi elettivi per troppo tempo fa perdere il lume della ragione e il senso della realtà. Le riforme della Costituzione italiana dovranno ispirare la nuova Costituzione dell’Europa che troverà così l’equilibrio e l’unità politica vera nella dialettica. E il PSE sarà la casa dei socialisti italiani, espressione di una sinistra seria, colta, industriale, scientificamente curiosa, consapevole di un’umanità che presto raggiungerà gli otto miliardi uomini e di donne che non vogliono morire né in guerra, né di fame, né spegnersi per vecchiaia ma vogliono avere figli e nipoti e pensare al futuro in termini di centinaia, migliaia di anni. La notizia più bella di questi ultimi giorni è l’adesione dei senatori a vita Carlo Rubbia ed Elena Cattaneo al gruppo parlamentare del PSI. Ci aiuteranno ad accettare la sfida e a pensare in grande!

  4. Io sarò all’ antica, ma è poi così democratico scegliere il segretario del partito con primarie e aperte a tutti? In Usa, i soli registrasti come elettori di una parte politica, scelgono il candidato presidente (non il leader del partito). Un conto è il candidato presidente del consiglio, un conto il segretario di un partito.

  5. Caro Direttore, le primarie del P.d. sono senzaltro un evento, per me non proprio positivo. La scelta di un segretario politico dovrebbe avvenire attraverso un confronto congressuale. Le primarie aperte possono essere falsate in mille modi. Chiunque vinca si troverà un partito a rischio scissione. Come socialista potrei esserne anche contento. pensando che dalle macerie finalmente potrebbe nascere quel partitoSocialista Riformista. indispensabile per tutta la sinistra italiana.

  6. Caro Leoni.
    L’Europa e l’esito elezioni europee , non dipenderanno dai liberal socialisti nel PD, scordiamocelo , non sono socialisti quelli che vengono dai DS , sono popolari quelli che vengono dalla margherita, popolari un pò più digeribili quelli di D’Antoni. L’esito delle europee , la possibilità che l’Italia ha di portare in senso socialista un contributo concreto , dipenderà da noi SOCIALISTI , da quanto noi sapremo rivolgerci alla moltitudine di chi non và al voto, dal come noi sapremo essere al fianco di quell’ Italia migliore che non vuole arrrendersi alla crisi , economica, politica e sociale che ci sta colpendo, che ne ha le palle piene di tuti quei personaggi da operetta che affollano il panorama attuale. Se ci fossero le elezioni con il sistema proporzionale , meno del 10% di questa gente sarebbe eletta. Tutta gente che con la scusa della stabilità del voler sapere chi govenra il giorno dopo le elezioni ,pensa e pretende di essere maggioranza con il 25% dell’elettorato
    Compagno Maurizio Molinari Fed. di Torino

  7. Rimane per me sempre incomprensibile, il richiamo al socialismo europeo come ancora di salvezza, senza entrare nel contesto di che cosa, oggi, significhi. Chi ha sputato per anni sui socialisti italiani non può lavarsi la coscienza con il richiamo europeo. All’interno dell’Europa, purtroppo, si stenta, non emerge un chiaro messaggio socialista. In tale contesto non possiamo sottacere i vuoti della internazionale socialista.

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