venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Le anomalie del PD
viste da una nativa:
Laura Puppato
Pubblicato il 02-12-2013


Puppato-Voglio il mareScordatevi il PCI con i suoi elettori ed eletti che obbedivano uniti e compatti non solo agli ordini del segretario, ma qualche volta anche a quelli provenienti da Mosca. Scordatevi i partiti tradizionali (ad eccezione dei socialisti per natura poco disciplinati e che hanno sempre fatto un po’ come pareva a loro a costo di innumerevoli scissioni), dove elettori e eletti seguivano senza tante proteste “la linea” e anche se non erano d’accordo si “turavano il naso” e andavano avanti. Scordatevi anche i partiti attuali o i nuovissimi movimenti dove a decidere tutto è il leader “padrone” e chi disobbedisce o osa avere idee personali viene buttato fuori, espulso senza tanti complimenti.

Dimenticate tutto questo e avete il PD. E a quanti si stupiscono dei diktat di Renzi, dei 101 che non hanno votato Prodi, delle mille contraddizioni interne, delle contrapposizioni tra Cuperlo e Epifani, Epifani e Letta, Letta e Civati, per non parlare di D’Alema, dei grandi vecchi e della base che sembra andare avanti in ordine sparso, consigliamo di andarsi a leggere lo statuto del 2008, quello firmato da Veltroni, Bettini, Fassino, Bersani, Prodi, ma anche Rutelli e Ottaviano Del Turco, per citare alcuni dei padri fondatori.

C’è tutto scritto nell’articolo 1, a cominciare da quella dicitura di “partito di iscritti e di elettori”, fino a quel “il partito rispetta il pluralismo delle opzioni culturali e delle posizioni politiche al suo interno come parte essenziale della sua vita democratica”.

Una volta chiarito questo, le anomalie Civati e Puppato, da sempre contrari alle larghe e alle medie intese, sono tutt’altro che anomalie e le spaccature, sempre più profonde all’interno del Pd, altro non sono che diversità insite nello stesso Dna del Partito, espressione di anime che non si sono mai fuse, di nodi che non si sono mai risolti, proprio perché non è indispensabile farlo. Insomma se di anomalie di deve parlare è lo stesso Partito democratico a essere un’anomalia rispetto al panorama politico passato e presente.

“Ma quale scissione? In questa fase l’unica scissione di cui dobbiamo preoccuparci è quella tra i dirigenti e gli eletti da una parte, tra gli iscritti e gli elettori dall’altra”. Afferma Laura Puppato in un libro-intervista con Daniela Brancati, “Voglio il mare, non una pozzanghera”, edito da Dino Audino, in cui ripercorre la sua storia politica dall’elezione a sindaco di Montebelluna (“Serviva un candidato destinato a perdere”), alla candidatura come unica donna alle primarie di coalizione del 2012, alle critiche alle larghe intese e al governo, a cominciare da Alfano per la questione Shalabayeva, passando per la contrarietà alla Tav e all’acquisto degli F35, per finire con la Cancellieri.

“Ci sono momenti – afferma Laura Puppato – in cui i segnali sono più importanti dei fatti. E un segnale è avviare un nuovo corso, laddove anche in Italia le persone con ruoli significativi sono chiamate a rispondere in proprio degli errori commessi. Dimissionarsi – conclude – significa amare il Paese e anteporre il valore delle istituzioni all’ambizione personale”.

Se la si ascolta parlare ci si rende subito conto che non sta fingendo, che lei a quello che fa ci crede davvero e che non trova affatto fuori luogo le sue posizioni politiche. “A coloro che mi chiedono perché sono ancora dentro il PD, rispondo con un’altra domanda: cosa ci fate voi ancora fuori dal PD?. Io sono una nativa del PD e ho contribuito a scriverne lo Statuto. Non porterò le mie idee da un’altra parte, perché il PD è la mia casa. Al contrario voglio aprire le porte e finestre di questa casa alle persone che hanno le mie idee, ma che oggi non si sentono rappresentate; alle persone che ci hanno creduto, ma che ora si stanno allontanando”.

Ingenua? “Fino a quando la vedi all’opera. – scrive Daniela Brancati nella prefazione – Quasi felina: un momento ti ascolta con occhi quieti, chiari, sorridenti. Un attimo dopo senza scomporsi fa uscire le unghie e graffia. No, non si tratta di ingenuità, ma di una naturale attitudine all’anticonformismo, che in politica si nota eccome”.

Sicuramente non avvezza alle logiche della politica e agli intrighi di Palazzo. Amata soprattutto da chi nei partiti non ci è mai stato e che vuole una sinistra diversa, tollerata spesso dai suoi che vedono come il fumo negli occhi questa “pasionaria” veneta che ruba voti ai leghisti, che vuole un’altra idea di mondo e di politica, e cerca ancora il dialogo con i 5 Stelle.

A lei questo governo proprio non va giù, ne avrebbe voluto uno diverso, “di scopo”, ed è convinta che la pensi così la maggior parte degli italiani e degli elettori del centrosinistra.

Forse perché sono sempre e solo le voci degli scontenti a sollevarsi e questo fa sì che spesso ci si scordi di una parte di elettori che tace, lavora, è stanca di elezioni, primarie, litigi e crisi e vuole solo un governo che vada avanti e faccia più cose possibili, senza per questo essere di centrodestra. Chissà se nel Pd c’è qualcuno tra i tre candidati alle primarie che si è accordo di loro?

Cecilia Sanmarco

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Commenti all'articolo
  1. PUPPATO IERI OGGI E DOMANI.
    Puppato vuole il mare e non una pozzanghera? Mah
    Puppato, prima puppattiana autocandidatasi per la premiership e la segreteria nazionale del PD, un tonfo. Poi bersaniana per una poltrona in parlamento. Anche grillina, ma respinta dal M5s, infine civatiana, ma senza raccogliere i voti necessari per essere eletta all’ Assembla Nazionale del PD. Dal 13 febbraio renziana. What’s next? Diventerà demenechiana-renziana, occhettiana, barchiana o altro? Se il senato, come vuole Renzi, verrà abolito, dove andrà Puppato? A Bruxelles, cimitero degli elefanti, o ritornerà a Crocetta del Montello?
    Invio una nota critica su Puppato, un caso eclatante di ipocrisia politica. In continuazione dice una cosa e poi ne fa un’altra.
    Grazie per l’attenzione.
    Un caro saluto e buon lavoro,
    Francesco

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