lunedì, 21 maggio 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Le bugie di Cameron sull’immigrazione
Pubblicato il 02-12-2013


Cameron e l'immigrazione

 

 

 

 

(vignetta di Mayk)

da European Voice

Il premier britannico David Cameron ha paura e ricorre all’allarmismo, producendo uno spettacolo ben poco edificante. A spaventarlo è l’Ukip, un partito euroscettico e contrario all’immigrazione che sembra andare incontro a un successo alle elezioni di maggio per il parlamento europeo. L’allarmismo di Cameron è incentrato sull’immigrazione, in particolare quella di altri cittadini Ue nel Regno Unito.

Questa settimana il primo ministro ha annunciatol’introduzione di alcuni requisiti che renderebbero più difficile l’accesso al welfare per i migranti nel Regno Unito da altri paesi dell’Ue. Cameron afferma che i requisiti sono equiparabili a quelli in vigore altrove nell’Ue e sono conformi alle sue normative. Se le nuove norme saranno approvate dalla Commissione europea non ci saranno problemi. Ma in ogni caso a non superare il test del buon senso e del buon gusto sono i toni e la disinformazione che si accompagnano alle sue parole.

In un articolo sul Financial Times Cameron ha fatto notare che dal prossimo primo gennaio i cittadini romeni e bulgari “avranno il medesimo diritto di lavorare nel Regno Unito degli altri cittadini dell’Ue”. Ha poi proseguito: “So che in molti si preoccupano per l’impatto che questo potrà avere sul nostro paese e condivido tali preoccupazioni”. Ai bei tempi, quando i primi ministri erano meno inclini al populismo emotivo e avevano più coraggio morale, di norma parlavano apertamente di queste preoccupazioni, affrontandole, mentre Cameron si limita a “condividerle”.

In primo luogo egli snatura tali preoccupazioni. Di proposito confonde il timore che i romeni e i bulgari chiedano sussidi al welfare con il loro diritto a lavorare nel Regno Unito. Una distinzione che è importante mantenere, alla luce della pericolosa retorica sul “turismo assistenziale”. Le cifre disponibili suggeriscono che i migranti da altri paesi Ue sono contribuenti netti nel sistema fiscale del Regno Unito.

Senso delle proporzioni

Tuttavia, al netto delle insinuazioni sulle domande di sussidio, le obiezioni di Cameron nei confronti dei lavoratori migranti si avvicinano pericolosamente allo slogan “Posti britannici per i lavoratori britannici”, urlato più con sciovinismo che con consapevolezza economica. L’amara verità è che al Regno Unito l’immigrazione serve. Senza di essa l’economia si contrarrà, soprattutto dato che come ammette lo stesso Cameron la forza lavoro britannica è poco competente. Sostenere che il governo sta investendo nella formazione non gli dà il diritto di attaccare i migranti.

Per ogni polacco che lavora a Londra ci sono due britannici sulle coste della Spagna

Forse, riconoscendo che questa argomentazione manca di presupposti razionali, Cameron si professa a favore di una revisione delle regole dell’Ue relative alla libertà di movimento, che a suo dire sono diventate “causa di ingenti spostamenti della popolazione”. Il contrasto con quanto ha detto di recente il presidente del Consiglio europeo Herman Van Rompuy, che ha invitato tutti a mantenere il senso delle proporzioni facendo notare che per ogni polacco che lavora a Londra ci sono due britannici sulle coste della Spagna, non potrebbe essere maggiore. Van Rompuy ha difeso la libertà di movimento dei popoli, e ha invitato i leader a combattere i pregiudizi “con i fatti, la comprensione, la persuasione”. A László Andor, commissario europeo per l’occupazione e le questioni sociali, va il merito di essersi adoperato per questo obiettivo. Molti altri commissari dovrebbero seguirne l’esempio.

Purtroppo non sono queste le qualità di cui Cameron sta dando prova. Al contrario, egli si è imbarcato in un testa a testa che non potrà vincere. Nemmeno il suo allarmismo potrà avere la meglio su quello dell’Ukip e quello ancor peggiore dell’estrema destra e di alcuni media britannici. Se Cameron intende davvero parlare di riforme dell’Ue farebbe bene ad abbandonare la tattica della paura. Il suo partito politico in passato è stato promotore delle libertà dell’Ue. Varrebbe sicuramente la pena che continuasse a difenderle.

Traduzione di Anna Bissanti

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento