martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Le bugie di sinistra sul rigore e la Germania
Pubblicato il 04-12-2013


Ci sono due punti che non convincono nella politica europea di oggi, soprattutto a sinistra. Uno è la inconciliabilità della propaganda di sinistra con l’azione politica.

L’altro è la falsa divisione fra sostenitori della « Austerità » e sostenitori dello « Spending », o  – geograficamente – la divisione fra Paesi del nord e del sud.

Il primo riguarda quello che sta succedendo in Germania, dove una Cancelliera di ‘ferro’ super decorata, non può formare da sola, per un pugno di seggi mancanti, un governo nonostante la chiara vittoria politica alle elezioni ed inizia trattative per una Grosse Koalition con la SPD.

E’ già successo in passato ed il problema riguarda soprattutto la forma istituzionale tedesca, ma ancor di più riguarda la SPD.

La SPD propaganda – in linea con le politiche del Partito Socialista Europeo – una politica di espansione, di crescita, di spending, tutto il contrario della Austerità. Tuttavia alla prima occasione utile entra in gioco per un patto di governo – Grosse Koalition – con il campione della Austerità.

Ovvio che gli elettori, la base, restino sconcertati, confusi, traditi e, infine, perdano motivazione nel votare SPD.

Allora delle due l’una: o la SPD sbaglia a fare propaganda contro l’Austerità o sbaglia ad entrare nella Grosse Koalition. Ma in verità potrebbe anche esserci una terza possibilità, e cioè che le politiche anti Austerità sostenute dalla SPD siano solo la vetrina, un’operazione di facciata che cela in realtà la convinzione germanica, e non partitica, che l’Austerità sia una necessità inevitabile.

E qui subentra il punto due della nostra premessa, e cioè che in realtà non si tratta di due visioni diverse dell’economia, ma di altro.

I Paesi del nord – Germania innanzitutto – sanno con certezza che nel sud d’Europa vi sono ancora larghi margini per tagliare e ridurre la spesa pubblica. Sanno bene che le inefficienze sono ancora lì, nella burocrazia, nei favoritismi, nelle consulenze, nei super stipendi e utilizzano la leva del 3% per imporre riforme « lineari » e politiche ai popoli del sud. Questi si ribellano, ma hanno pochi argomenti contro l’efficienza nordica, se non invocare una crociata anti ideologica (contro l’Austerità) sulla base di politiche economiche altrettanto ideologiche (neo – keynesianesimo).

Invocare l’« espansione » economicha dello « spending » è un astuto argomento, ma non coglie nel segno. Il problema sono gli sprechi, le sacche di inefficienza, le strade da finire, le infrastrutture fatiscenti, gli stipendi e le pensioni ingiustificate e via dicendo. E la Germania lo sa bene.

Per la sinistra italiana, finiti gli anni ottanta della contrapposizione comunisti – socialisti, e pur considerando le acrobazie verbali di alcuni protagonisti italiani a sostegno del « riformismo audace », la vera questione si gioca sulla politica di Gerard Schroeder. Tedesco di ‘ferro’ anche lui, turbo-capitalista per alcuni, sinistra Brioni – Cohiba per altri, e senza dubbio esponente della Toskana Fraktion della SPD, ma infine l’unico che ha imposto con la sua Agenda 2010 una svolta alla sinistra europea, una svolta vincente per la SPD e per la Germania, fatta di tagli e crescita, a testimoniare che essere di sinistra è ancora e soprattutto fare la crescita economica.

Il PSI, il PD, il PSE sono a favore o contro le politiche di Gerard Schroeder?

Su questo discrimine si gioca la partita a sinistra di oggi, quella che un tempo divideva riformisti e massimalisti, razionalisti e fondamentalisti e che oggi divide, a nostro avviso, pragmatici e ideologizzati.

Leonardo Scimmi

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