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Opinioni e commenti
 

Legge elettorale, la maggioranza fibrilla
Di Lello: si può partire dal Mattarellum
Pubblicato il 18-12-2013


Palazzo Chigi

Il capogruppo di Forza Italia alla Camera, Renato Brunetta, ha smentito di essere stato nella ‘Caffetteria’ di Piazza di Pietra a Roma, ma non di aver incontrato l’ex vicensindaco di Matteo Renzi, Dario Nardella, per un abboccamento sulla legge elettorale. D’altra parte era stato lo stesso neosegretario del PD ha dichiarare ieri che era disponibile a parlare con chiunque pur di riscrivere la legge elettorale, dunque anche Silvio Berlusconi.

E la barchetta della maggioranza che regge il governo Letta teme le acque agitate della legge elettorale perché un accordo che passasse sulla testa dell’alleato minore, Angelino Alfano, produrrebbe un gorgo capace di ingoiare in un battibaleno governo e legislatura portando a quelle elezioni anticipate che piacciono tanto al Cavaliere e non solo a lui.

«Renzi sappia che, se fa accordi fuori dalla maggioranza, la maggioranza salta». Più chiaro di così non poteva essere Roberto Formigoni, senatore del Nuovo Centro Destra, intervistato da IntelligoNews, chiamato a commentare l’incontro tra i due viceconsoli di Renzi e Berlusconi. «Attenzione: facendo saltare il governo, se ne assume la responsabilità davanti al Paese». «Se si tornasse alle urne il 25 maggio – spiega Formigoni -, andremmo a votare ancora con questo sistema istituzionale, perché nessuna riforma istituzionale può essere fatta in questi tempi. Quindi, andremmo a votare ancora senza aver abolito il Senato, senza aver dimezzato il numero dei parlamentari, senza essere intervenuti sulle province. Renzi vuole intestarsi, oltre alle elezioni anticipate, anche questi risultati?».

L’attivismo di Renzi sul fronte della legge elettorale si presta comunque a diverse letture. C’è chi ritiene che sia l’inizio di un’offensiva che attraverso l’accordo con Berlusconi, potrebbe portare il governo Letta alle dimissioni, chi invece che si tratti solo di pressing per ammorbidire l’alleato minore, Angelino Alfano, e portarlo al tavolo del negoziato.

Lui spiega che sta preparando un incontro di maggioranza sulla legge elettorale, che vuole fare in fretta e non al termine di un processo di riforme istituzionali, che farla non significa andare subito al voto, ma anche che chi fa una forzatura puntando solo sui voti della maggioranza, «sbaglia» perché «se non ci sono alternative lo si fa, ma buona cosa sarebbe se fosse condivisa da tutti».

Sulla teoria sono tutti, o quasi d’accordo. «La legge elettorale non deve essere un alibi per chi vuole andare al voto subito né tantomeno per chi vorrebbe non andarci mai» spiega il capogruppo socialista alla Camera, Marco Di Lello. Certo è che il Porcellum ha se non i giorni, le settimane contate per più ragioni. Come spiega l’esponente del PSI, «riscrivere la legge elettorale è indispensabile non solo perché quella che c’è fa schifo, ma perché è un impegno che abbiamo preso con i cittadini e oggi, dopo la sentenza della Consulta, è diventato un atto dovuto». Ma non solo perché deve anche «essere una buona legge che garantisca la governabilità. Non si possono avere le ‘larghe, o le piccole intese’ vita natural durante. Dobbiamo non dimenticare che l’attuale maggioranza di governo è un rimedio straordinario e che occorre ritornare alla normalità».

Ma sul tavolo c’è già qualche proposta concreta di modifica? «Si può scrivere un nuova legge elettorale che tenga assieme l’esigenza della governabilità con quella della rappresentanza partendo dalla legge precedente. Con il mattarellum per vincere bisogna avere coalizioni ampie e si può utilizzare il 25% della quota proporzionale per garantire il diritto di tribuna a chi resta fuori dalle coalizioni e per dare un premio di maggioranza. Questa proposta può mettere d’accordo Letta con Renzi e Alfano».

Comunque alla fine Di Lello non crede che Renzi stia spingendo sull’acceleratore per mettere in crisi il governo Letta puntando a fare un accordo con Berlusconi ai danni degli alleati minori così come fece Veltroni perché «sarebbe velleitario tentare di ripetere quell’accordo. Nel 2007 con Veltroni e Berlusconi, c’era il bipolarismo. Oggi si rischia di apparecchiare la festa per Grillo». Quanto alla ricerca di un dialogo con ‘tutti’, come ci tiene a sottolineare anche oggi il segretario del PD, «c’è molto di tattico e se non è un pretesto per tentare di andare al voto subito, è giusto cercare un dialogo con le opposizioni, magari partendo da una proposta della maggioranza. Non dimentichiamo però che quando si parla di opposizione non c’è solo Forza Italia, ma anche SEL che domani, almeno per me, dovrebbe essere un alleato della coalizione che si candida alla guida del Paese».

I sospetti che gravano su Renzi di voler ‘fare le scarpe’ a Letta per passare lui a Palazzo Chigi, però sono diffusi e consistenti, ma Di Lello, a questo crede poco «anche perché sul terreno istituzionale, sia interno che internazionale, c’è un orientamento unico e convergente per assicurare che sia Letta a guidare il Paese durante il semestre di presidenza italiana della Unione europea. Io non vedo scossoni all’orizzonte e anche le parole del Presidente della repubblica sono state molto nette in questo senso».

Ma non si finisce nel solito pantano come dice lo stesso Renzi e non fare subito né la riforma elettorale né quelle istituzionali? «no, si possono ottenere risultati utili già adesso. Ad esempio si può arrivare in tempi rapidi in prima lettura a una riforma del bicameralismo perfetto. Ma il governo deve fare di più per la ripresa economica, come ho già detto nel mio intervento sulla fiducia a Letta. Un nuovo inizio è quello che occorre al Paese, ancora di più in un momento come questo in cui si soffia sul fuoco della destabilizzazione delle Istituzioni. Dopo due anni di indicatori negativi, stando alle dichiarazioni a margine dell’Ecofin del ministro dell’economia Saccomanni, chiuderemo il 2013 sullo zero a zero. Così dopo le sconfitte, arriva un pareggio, ma non ci basta. L’Italia vuole vincere».

Carlo Correr

 

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Commenti all'articolo
  1. É vero si potrebbe partire dal Mattarellum, ma aggiungendo una postilla e cioè che gli eletti nella parte proporzionale vengano scelti attraverso le preferenze, altrimenti si avrebbe un nuovo porcellum anche se di dimensioni minori e questo dovrebbe valere soprattutto per un partito piccolo come il nostro. A buon intenditor poche parole.

  2. Certo non si può dire che Renzi sia un campione di coerenza, infatti dopo aver sbandierato che la legge elettorale migliore dovrebbe rispecchiare quella dei Sindaci, sostenuta anche da Alfano, ora si ricrede e passa a sostenere il Mattarellum. Forse ha sentito i pareri dei socialisti espressi pubblicamente anche al Congresso di Venezia dove si diceva che per fare il Sindaco d’Italia sarebbe necessario mettere mano a più articoli costituzionali con tempi tecnici molto lunghi che non farebbero al caso di chi ha una certa fretta.

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