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Opinioni e commenti
 

LETTA DURA
Pubblicato il 17-12-2013


Letta-panettone

«Nonostante molti fuori da qui non ci credessero, abbiamo mangiato il panettone e se continuiamo a lavorare bene contiamo di mangiarlo anche il prossimo anno». Così il premier Enrico Letta, secondo quanto riferito da alcuni presenti, incontrando i dipendenti di palazzo Chigi ha promesso che il governo durerà. Stabilità per il governo e per il Paese. «Ci auguriamo anche noi, assieme al presidente della Repubblica e al presidente del Consiglio, che Letta stia abbastanza a lungo a Palazzo Chigi da mangiare il panettone anche il prossimo anno», ha affermato il capogruppo del Psi a Montecitorio, Marco Di Lello, facendo eco alle parole del Presidente del Consiglio. «Pensiamo però che anche il mondo del lavoro vorrebbe sapere non chi sarà il successore di Letta a palazzo Chigi, quanto se avrà un futuro e riuscirà a superare la crisi per festeggiare un altro Natale. Per questo c’è bisogno di fare delle riforme serie e durevoli, a cominciare da quelle istituzionali, anche se per farle occorresse non qualche settimana, – ha concluso – ma qualche mese perché la fretta, come si sa, è cattiva consigliera. Smettiamo di domandarci quanto dura la legislatura ma decidiamo cosa fare in questa legislatura».

E’ davvero sfumato, dunque, lo spettro di elezioni anticipate che, in molti, vedevano aggirarsi minaccioso della mente del neo-eletto segretario PD, Matteo Renzi? Sì secondo Piero Fassino, renziano non della prima ora, già segretario dei DS, oggi sindaco di Torino. Intervistato dall’Avanti!, il primo cittadino del capoluogo piemontese, ha affermato di non credere che «Renzi, e nessun altro all’interno del PD, abbia la minima intenzione di andare ad elezioni anticipate». Secondo Fassino, infatti, «sono tutti ben consapevoli che il sostegno a Letta è essenziale perché il governo possa proseguire nella sua azione di risanamento dei conti pubblici e con le riforme. Si deve proseguire sulla strada della stabilizzazione sia economica che politica. Nessuno può pensare seriamente che eventuali elezioni anticipate possano portare maggiore stabilità o maggiori benefici, neanche chi ha scelto di stare all’opposizione».

Insomma, l’ipotesi elettorale sarebbe un suicidio in una situazione come quella attuale: nessuna ambizione potrebbe giustificare una manovra di mancato appoggio al governo. Un lusso che solo degli antisistema come i pentastellati e irresponsabili come i forzisti possono permettersi. Non il PD che, oltrettutto, vive una fase delicata dopo l’elezione alla segreteria del primo cittadino di Firenze.

Secondo Fassino, infatti, «è consapevolezza di tutti che esiste la necessità di vedere compiuti dei passaggi essenziali: da un punto di vista economico va bene il rigore, ma è venuto anche il tempo di rilancio investimenti per favorire la crescita. Per quello che riguarda la politica, mi sembra che la riforma della legge elettorale, soprattutto dopo la sentenza della Corte, rappresenti un impegno non dilazionabile».

Compiti non facili che, al di là dell’entusiasmo insito nel personaggio Renzi, si prospettano piuttosto spinosi, vista la composizione della maggioranza. É lo stesso Fassino ad affermare: «Mi rendo conto che si tratta, in entrambi i casi, di obiettivi piuttosto complessi. La crisi economica è ancora molto forte e non solo in Italia. Il punto è che gli equilibri parlamentari sono instabili e precari. Per questo credo che l’impegno del PD sia quello di consolidare e rafforzare tutto ciò che si è realizzato fin qui e proseguire sulla strada intrapresa».

Ma a quale tipo di legge elettorale pensa il sindaco di Torino? «Io credo che per il PD e per gran parte degli elettori italiani sia irrinunciabile avere un sistema elettorale che garantisca alternanza e la certezza di una maggioranza solida, quindi ancora una legge elettorale che favorisca un equilibrio bipolare. Il punto è che noi vogliamo il bipolarismo, ma siamo un Paese non bipartitico. Di fronte a questa realtà l’unico sistema elettorale che credo sia compatibile è un sistema a doppio turno alla francese in cui, al primo turno gli elettori possano misurare la consistenza delle forze politiche, ma che consenta agli elettori di decidere, al secondo, chi deve governare».

Fin qui i “fatti di casa nostra”.  Ma, la realtà con la quale si deve confrontare il PD, riguarda anche il collocamento rispetto al appuntamento elettorale con le europee del prossimo maggio. Un punto che, a cominciare da Sandra Zampa, intervistata dall’Avanti!, in molti ritengono ancora irrisolto data la non adesione del PD al Partito del Socialismo Europeo. «Io penso che in realtà si continui a condurre una discussione che in gran parte è risolta: i parlamentari del PD, in Europa, sono parte integrante del gruppo dei democratici e dei socialisti. Il leader del PD partecipa regolarmente alle riunioni dei leader del PES. Si è stabilita, man mano, una relazione solida tra PSE e PD che non è un partito socialista, ma come appartenenza, senza dubbio, si colloca nel campo delle forze riformiste».

Appoggio a Schulz, dunque? «Credo che il problema sia risolto, soprattutto perché alle elezioni europee del prossimo maggio, le famiglie europee presenteranno ciascuno un candidato alla Presidenza della Commissione. È del tutto evidente che il PD concorre insieme ai socialisti nel sostenere Schulz.  La posizione del PD non è dunque quella di un partito che, a livello europeo, si colloca in una zona grigia perche non siamo isolati all’interno del Parlamento e non siamo fuori dalla famiglia socialista, ma ci stiamo con un profilo di un partito che è nato dalla confluenza di varie storie e di famiglie diverse, una socialista, ma le altre no. Non rinunciano al nostro profilo, ma è chiaro che stiamo con i riformisti che, nella maggior parte dei Paesi europei, sono socialisti. Noi ci stiamo con la nostra identità».

Roberto Capocelli

 

 

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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