martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Ludopatia, un pericolo
ma gli interessi in gioco condizionano molti partiti
Pubblicato il 19-12-2013


LudopatiaPiccolo assaggio dei possibili effetti dell’abolizione di qualsiasi forma di finanziamento pubblico dei partiti e della non regolamentazione delle lobby di interessi. Ieri nelle pieghe del cosiddetto decreto Salva Roma, una senatrice del Ncd di Alfano, partito nato in Parlamento dalla scissione del Pdl, ha presentato un emendamento in cui si prevede il taglio dei trasferimenti finanziari verso quelle regioni e quei comuni che limitino la possibilità di collocare negli esercizi pubblici le famigerate slot machine o apparecchi similari di gioco d’azzardo.

Nencini ieri, nella tarda mattinata, lancia l’allarme con una dichiarazione alle agenzie in cui preannuncia la strenua opposizione del Psi, al quale si accoderanno poi Sel, Lega, Scelta Civica e il M5S (non il contrario, come taluni giornali on line scrivono). Ma il Pd vota a favore (!) e l’emendamento passa. Non passa però sotto silenzio come forse i promotori auspicavano. Si infuria Maroni, Renzi fa la parte di quello che cade dal pero (“È inspiegabile, ho chiesto al Pd di rimediare”) e il pasticcio però è bello che combinato.

Un primo, e unico argine che si poteva erigere contro la diffusione della piaga sociale della ludopatia viene così eliminato senza colpo ferire.

Come è potuta passare una simile beffa? A pensar male si fa peccato, ma certo è che 1) l’emendamento è stato presentato dal Ncd, partito per ora virtuale, privo di denari e dunque alla ricerca di sostegni; 2) il Pd, è un mega struttura alle prese con il problema di come tirare avanti negli anni a venire senza un soldo di rimborso elettorale. Quali sono dunque gli interessi di questi due partiti apparentemente così distanti? I medesimi poiché il colpo di scure ai rimborsi elettorali di cui in questi anni Pdl e Pd hanno fatto man bassa, nonostante le tonitruanti parole del neosegretario, si scontrano con l’esigenza di svolgere attività politica che, nonostante le stupidaggini di Grillo e dei sanculotti piagnoni che lo seguono, ha dei costi.

Il tanto decantato sistema americano di cui tutti si riempiono la bocca, fa si che in quel Paese, ad esempio, la lobby dei produttori di armi impedisca a suon di milioni di dollari elargiti ai singoli membri delle due camere, che si metta un freno e si regolamenti la libera vendita al pubblico di armi da guerra che oggi chiunque può acquistare e farne l’uso che ritiene. Infatti sempre più spesso le cronache dagli Usa ci raccontano non solo di sparatorie per le strade come ai tempi dell’Ok Corral ma anche di stragi di bambini o di comunità di civili compiute dal solito squilibrato che a posteriori si scopre aveva in casa un arsenale magari regolarmente denunciato.

Che in Italia il gioco d’azzardo muova interessi enormi non è mistero per nessuno. Che tutti i partiti e specialmente quelli più grandi siano alle prese con il rebus legato al futuro finanziamento delle proprie attività dovrebbe essere chiaro a tutti. Viene dunque naturale supporre che quanto avvenuto ieri al Senato sia solo un’anteprima di ciò che succederà nel prossimo futuro nelle aule parlamentari. L’inserimento strumentale e surrettizio all’inteno di provvedimenti legislativi di norme imposte ai gruppi e ai singoli parlamentari dalle lobby peraltro già organizzatissime. Cosa che, verosimilmente, è avvenuta ieri al Senato, al punto che oggi Nencini parla apertamente di “tranello”.

Se in questo paese si legiferasse con un minimo di buon senso sarebbe stata cosa utile affiancare alla legge che abolisce rimborsi e finanziamenti pubblici l’approvazione di un ddl che, vedi caso è stato presentato dai socialisti (primo firmatario Riccardo Nencini) lo scorso maggio che, al contrario, non è stato neppure esaminato dalla competente Commissione del Senato (Disciplina della rappresentanza di interessi).

I cittadini italiani a diverso titolo alle prese con la ludopatia sentitamente ringraziano.

Emanuele Pecheux

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