sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Metodo Stamina, l’illusione continua
Il TAR del Lazio contro il ministero della Salute
Pubblicato il 04-12-2013


StaminaNuovo round nella battaglia tra il presidente di Stamina, Davide Vannoni, e il mondo della scienza sul contestatissimo metodo a base di cellule staminali. Ancora una volta sono i magistrati a intervenire, questa volta il TAR del Lazio, non per imporre agli ospedali di somministrare la ‘cura miracolosa’ di Vannoni come è già successo in passato, ma per mettere in mora la commissione del ministero della Sanità che aveva sospeso la sperimentazione. Nella loro ordinanza, i giudici amministrativi (che hanno fissato all’11 giugno l’udienza di merito) hanno accettato la tesi della non imparzialità degli esperti nominati dal ministero perché alcuni membri si erano espressi contro il metodo prima ancora di essere nominati.

Ma i magistrati sono andati anche più in là perché hanno rivolto un invito al Ministero ad effettuare un’istruttoria approfondita sul tema del ‘metodo Stamina’ contestando di fatto agli esperti alcune punti specifici relativi al loro operato.

In sintesi il Tar critica anche la tempistica dei lavori del Comitato: dopo il parere con cui si suggeriva lo stop alla sperimentazione, infatti, malgrado Vannoni non avesse consentito la ripetibilità della terapia e avesse chiesto che non fosse modificato il Metodo presentato, “il Comitato avrebbe dovuto convocare nuovamente la Fondazione Stamina per comunicare che le preclusioni imposte dal prof. Vanoni avrebbero portato all’impossibilita’ di procedere alla sperimentazione e al fine di verificare se dubbi e carenze riscontrate potessero essere colmate con l’ausilio di chi, su tale Metodo, aveva lavorato, e solo successivamente, ove le carenze fossero rimaste, esprimere parere negativo”. Peraltro “non appare illogico il rifiuto del prof. Vanoni, espresso nel corso dell’audizione del 12 luglio, di modificare il metodo prestabilito, per evitare di sottoporre a sperimentazione un prodotto diverso da quello proposto da Stamina Foundation”. Infine, il Tar sottolinea il fatto che il Comitato “avrebbe dovuto altresì esaminare le cartelle cliniche dei pazienti che erano stati sottoposti alla cura con la Stamina presso l’Ospedale civile di Brescia i quali pazienti, dai certificati medici versati in atti, non risultano aver subito effetti negativi collaterali”. In conclusione, “la decisione di iniziare o meno la sperimentazione sul Metodo Stamina” “avrebbe richiesto certamente un maggiore approfondimento, atteso che l’importanza vitale che la stessa assume avrebbe giustificato (rectius, reso doverosa) la chiusura dei lavori in un arco di tempo superiore ai tre mesi impiegati dal Comitato, peraltro cadenti nel periodo feriale, aprendo un contraddittorio sulle questioni relative alla sicurezza del Metodo, uniche questioni che avrebbero potuto evitare che la sperimentazioni fosse avviata”. Il Tar dà atto alla “giusta preoccupazione del Ministero della salute e della comunità scientifica – che non siano autorizzate procedure che creino solo illusioni di guarigione o comunque, e quanto meno, di un miglioramento del tipo di vita, e che si dimostrino invece nella pratica inutili o addirittura dannose”, ma proprio questa “può essere, anche nella specie, superata con un’istruttoria a tal punto approfondita in tutti i suoi aspetti da non lasciare più margini di dubbio, anche ai fautori del Metodo in esame, ove il procedimento si concludesse negativamente, che il Metodo stesso non è, o almeno non è per il momento, praticabile”.

“Ma non si dica – replica la scienziata e senatrice a vita Elena Cattaneo, che il Tar del Lazio ha dato ragione a Stamina, perché non è vero”. Quelli del TAR sono solo “rilievi formali e di natura cautelativa sulla terzietà della commissione tecnica”. Una tesi questa peraltro assai curiosa a detta di molti perché è difficile immaginare che uno scienziato esperto di una materia non abbia già espresso pareri sul tema. “La validità di una teoria scientifica o di un trattamento terapeutico – spiega – non si può valutare come se fosse un’opinione qualsiasi, dove ci sono due versioni pro e contro, entrambe legittime: essendo basata su fatti e la validità di un trattamento può essere valutata solo da una comunità scientifica esperta del settore. E l’oggettività dei fatti è la stessa sia quando la si presenta come non membri di una commissione che quando si è chiamati a farne parte”. La senatrice sottolinea poi che gli stessi magistrati – bontà loro – hanno riconosciuto giusta “la preoccupazione che non siano autorizzate procedure illusorie”. In altre parole, che “lo Stato e il Servizio sanitario nazionale non possono diventare complici di iniezioni endovena e intratecali di preparati cellulari improbabili, privi di alcuna attività biologica, privi di razionale, inconsistenti e inutili e quindi pericolosi”. “Ci sono casi di encefalopatie e tumori emersi mesi o anni dopo iniezioni di cellule improbabili in Paesi che non hanno adottato strategie per proteggere i propri malati dal rischio d’abuso della sofferenza e di un termine, ‘cellula staminale’, entrato nell’immaginario collettivo come parola taumaturgica e curativa al solo pronunciarla”. Insomma abuso di credulità popolare, al pari dei viaggi miracolosi nelle località delle apparizioni di santi e madonne o l’assunzione delle pozioni del mago di turno.

“Ribadisco quanto ho più volte detto in Commissione Sanità e non da sola. Non c’è nessuna scienza e nessuna medicina dietro a Stamina ma solo un inganno ai danni dei pazienti e del Ssn, frutto di dimostrato plagio oltre che di falsificazione di artefatti sperimentali russi”.

Vannoni “continua a violare la legge italiana – aggiunge Filomena Gallo, segretario dell’associazione Luca Coscioni, – perché non ha rispettato tutti i passi previsti dal decreto Fazio-Turco sulle cure compassionevoli. Tanto è vero che è ancora in vigore il blocco imposto dall’Agenzia italiana del farmaco”. “I tribunali finora hanno autorizzato il metodo solo sulla base dell’urgenza e gravità della malattia dei pazienti, non certo sulla scientificità del metodo”. E poi, “se questi, che sono i massimi esperti italiani, e che hanno valutato i dati forniti dallo stesso Vannoni, non sono stati ritenuti adeguati, chi può esserlo?”.

“Penso che sarà difficile – sottolinea Silvio Garattini, direttore dell’Istituto Mario Negri di Milano – formare un nuovo comitato con persone competenti che non abbiano già espresso un parere contrario …”

“Il Tar del Lazio, così come i giudici del Lavoro che hanno ordinato la somministrazione delle cure – commenta la deputata socialista Pia Locatelli – non dovrebbero sostituirsi a medici e scienziati, e bene ha fatto la ministra Lorenzin, alla quale va tutta la nostra solidarietà per le aggressioni e le minacce di morte ricevute, a mettersi subito al lavoro per convocare un nuovo Comitato di esperti internazionali, che riteniamo non potrà che confermare quanto la comunità scientifica ci ha fino ad ora detto: il metodo non esiste. Comprendiamo la disperazione dei malati e delle loro famiglie, ma condanniamo fermamente chi sfrutta il loro dolore, aizzandoli e incitandoli ad azioni intimidatorie, per far passare per scienza quella che a noi pare essere una colossale truffa” .

Se il mondo scientifico è unanime nel condannare il metodo Stamina e le iullusioni terribili che crea nei malati e nei loro cari distogliendo attenzione, energie e fondi dalla ricerca seria, c’è invece tutto un mondo di disperazione che ha accolto la decisione del TAR come l’apertura di una possibilità di cura, come una speranza vera e non come un’altra amarissima illusione collettiva.

Redazione

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