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Opinioni e commenti
 

Morsello, la ‘voce’ dei forconi: fuori dall’euro
perché la globalizzazione ci sta ammazzando
Pubblicato il 11-12-2013


Morsello-Forconi«Il movimento dei forconi nasce per unire chi ha un’attività commerciale con gli artigiani, con gli agricoltori e con chi ha una piccola-media impresa ed è costretto al fallimento». Parla come un fiume in piena Martino Morsello, presidente del nucleo originario di quella galassia informe divenuta il “Movimento dei Forconi”. Sì, perché nonostante il tentativo di delimitare i confini del movimento, con il passare delle ore, si assiste sempre più ad una adesione scomposta e disordinata dei più svariati soggetti sociali: partito come protesta di agricoltori e autotrasportatori, oggi il movimento si allarga accogliendo disoccupati, precari, tassisti, fino agli ultras delle curve come testimoniato dai fatti di Torino.

Spontaneismo dai confini sfumati, e dagli obiettivi altrettanto poco chiari: difficile pensare che, soggetti così disparati, possano unirsi intorno ad interessi comuni e parole d’ordine chiare, fatta eccezione per il “mandiamoli tutti a casa”. Proprio l’onorevole socialista Marco Di Lello faceva notare, infatti, che «le parole d’ordine del cosiddetto movimento dei “forconi” sono identiche a quelle di Grillo, Berlusconi e Lega».

Facile, dunque, intravedere più disegni politici dietro il moltiplicarsi della protesta in tutta Italia: le forze messe all’angolo dalla larga coalizione soffiano sulla piazza per aumentare la pressione sul governo, sperando di far saltare il banco. Ma, se da un lato sicuramente esiste il tentativo di strumentalizzazione politica, dall’altro, come ricorda lo stesso Di Lello, «Grillo e Berlusconi dovrebbero comunque ricordare che se è facile cavalcare la tigre della piazza, molto più difficile è discenderne».

Martino Morsello, che spazia dalla globalizzazione alle Guerre Puniche, passando per l’Euro, le banche e i Borboni è chiaro su questo punto: «Noi abbiamo avuto una grande fiducia in Grillo, noi abbiamo soffiato sul fuoco per farlo eleggere. Doveva fare la madre di tutte rivoluzioni; aveva promesso, dopo che vinceva, di fare una moneta comunale a Parma. Poi, quando è andato in Parlamento che ha fatto? Niente. Lui se vuole la nostra stima deve occupare il Parlamento dall’interno e noi lo appoggiamo da fuori». Insomma, Morsello, ex imprenditore ittico, fallito nel 2003, è chiaro nel dire che «Grillo non ci interessa come qualsiasi altro movimento o partito: noi vogliamo solo difenderci con il forcone, un simbolo e un’arma strategica. Sa perché il forcone? Perché doveva essere leggero e molto rigido e i contadini lo utilizzavano per difendersi; è un simbolo di difesa e attacco, quando parla il forcone non c’è più niente da dire».

Ma quali sono le rivendicazioni, almeno di massima, dei “forconi”? «La classe politica ha scelto la globalizzazione e l’euro forte», dice Morsello, «e ha lasciato fuori mercato le attività produttive. Ormai la grande produzione viene dal Nord Africa, in Italia non si produce più perché siamo costretti a produrre a basso costo e a fallire. Abbiamo costi di produzione e del lavoro troppo alti e poi la burocrazia, le banche e il 75-80 per cento di tasse. Così si ammazza un popolo: oggi ci sono milioni di posti di lavoro persi,  milioni di disoccupati, famiglie distrutte e suicidi».

Il presidente dei “forconi” continua: «In Italia non c’è diritto di cittadinanza per chi lavora: c’è solo per il mondo impiegatizio, per i burocrati a certi livelli». Chi sono? «I comuni», risponde Morsello, «i magistrati che sono i ‘padroni del pastificio’ che hanno uno stipendio agganciato al costo della vita. «Come i politici», aggiunge, «che sono superpagati con 33 mila euro».

‘Che fare’, dunque, come diceva Lenin? Per Morsello «di fronte a questa situazione si deve unificare coloro che si vogliono opporre al sistema» e convergere sulla «madre di tutte le battaglie: bloccare le procedure esecutive che le imprese in difficoltà hanno con le banche e i fornitori, con Equitalia e il fisco». Secondo il presidente del movimento, infatti, «la grande finanza e le banche sono dei fuorilegge: in banca non si applica la legge sull’usura perché i magistrati sono ‘delle’ banche. Quando il commercialista certifica usura, per controbattere il sistema di calcolo i magistrati chiedono consulenze alla Banca d’Italia: i ladri che coprono i ladri».

E il rapporto con le forze dell’ordine che si tolgono i caschi? «Noi da quando abbiamo iniziato le rivolte, l’unica cosa che abbiamo fatto è stimare le forze dell’ordine. Loro nascono per difendere noi e noi non possiamo deluderli. Loro sono ben disposti verso di noi. Questo gesto che hanno fatto è un messaggio forte verso i tiranni parlamentari. I politici sono coinvolti dai balletti rosa, dalla polvere bianca e da altre situazioni; sono attirati dai facili guadagni. Ma la musica è cambiata, noi siciliani nella Battaglia di Canne abbiamo fatto fuori 100 mila romani, mica uno scherzo…».

Dalle parole di Morsello, che abbiamo voluto trascrivere anche nella loro immediatezza linguistica, emerge che ce n’è davvero per tutti i gusti.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. Mi sembra d’essere uno spot pubblicitario, ma se tutti avessimo o pagassimo le tasse, queste sarebbero inferiori. Uscire dall’euro? bella cosa. Ma chi ha adottato fin dal primo giorno 1€=1000Lire? non certo chi aveva lo stipendio fisso.. Mea culpa, mea culpa… Bisognerebbe riappropriarsi di un po’ di senso civico..

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