lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Pensioni minime su dell’1.2%
Pubblicato il 17-12-2013


Da gennaio scatta la perequazione

E’ ormai ufficiale l’1,2% in più per la cosiddetta perequazione automatica delle pensioni 2014. Nel pieno della discussione sul ripristino dell’indicizzazione, sia pur ridimensionata delle rendite dei più anziani, prevista dal testo della legge di stabilità approvato nelle scorse settimane dal senato, la vita prosegue. A fissare il tasso provvisorio è stato il decreto interministeriale (Economia-Lavoro) del 20 novembre, pubblicato nella G.U. del 29 novembre. Il precedente adeguamento risale al gennaio 2013, nella misura del 3%, valore confermato dai dati definitivi, come si legge nello stesso provvedimento ministeriale.

Ciò vuol dire che questa volta, a differenza di quanto avvenuto lo scorso gennaio, non si dovrà procedere ad operare alcun conguaglio. L’indice definitivo dell’inflazione 2013 si potrà naturalmente conoscere solo a fine dicembre. Intanto l’Inps si sta preparando al rinnovo dei mandati di pagamento sulla base appunto del dato provvisorio. Per quanto attiene le pensioni minime, con l’incremento dell’1,2% l’importo del trattamento minimo passa da 495,43 a 501,38 euro al mese. Con l’aggiornamento Istat sale anche l’assegno sociale, la rendita assistenziale corrisposta agli ultrasessantacinquenni sprovvisti di altri redditi, introdotta dalla riforma Dini (legge n. 335/1995) in sostituzione della vecchia pensione sociale, che oscilla da 442,30 a 447,61 euro al mese. Mentre la pensione sociale, ancora vigente per i titolari della stessa al 31 dicembre 1995, raggiunge quota 368,88 euro mensili.

E’ appena il caso di precisare al riguardo, che la perequazione automatica (regolamentata dall’art. 1, della legge n. 388/2000, la Finanziaria 2001) viene attribuita sulla base della variazione del costo della vita, con cadenza annuale e con effetto dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello di riferimento; più in particolare, la rivalutazione si commisura al rapporto percentuale tra il valore medio dell’indice Istat dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati relativo all’anno di riferimento e il valore medio dello stesso indice relativo all’anno precedente.

La percentuale di aumento per variazione del costo della vita (la cosiddetta «scala mobile») si applica: per intero sull’importo di pensione non eccedente il triplo del minimo del Fondo pensioni lavoratori dipendenti; al 90% per le fasce di importo comprese tra il triplo e il quintuplo del minimo; al 75% per le fasce d’importo che sforano il quintuplo del minimo. L’ormai famoso decreto salva Italia (legge n. 214/2011) prefigurava, per il biennio 2012-2013, il congelamento della perequazione per i trattamenti pensionistici superiore a tre volte il minimo Inps. Per cui, nel 2013 soltanto gli assegni di importo (al dicembre 2012) sino a 1.443 (tre volte il minimo) sono stati indicizzati (più 3%). Con la nuova legge di stabilità, invece, dal 2014, dunque, il blocco sarebbe dovuto scomparire, con il ripristino della precedente normativa.

Ma così non è. Stando alla versione licenziata da Palazzo madama, con la legge di Stabilità 2014, fermo restando l’adeguamento al 100% per le pensioni fino a 3 volte il minimo, si scende al 90% per i trattamenti fra 3 e 4 volte; al 75% per gli importi compresi fra 4 e 5 volte; e al 50% per quelli che spalfonano 6 volte la medesima soglia di riferimento (solamente per il 2014 viene esclusa ogni rivalutazione). Inoltre, il nuovo meccanismo di rivalutazione non avverrà più a scaglioni come prima. Questo significa che le riduzioni, quando prospettate, riguardano l’intero assegno e non solo la parte eccedente il livello garantito. Tradotto in numeri, l’adeguamento di gennaio 2014, dopo il ripristino rivisitato del meccanismo, sarà in pratica così articolato:

più 1,2% (100% dell’indice Istat) sulle pensioni d’importo mensile sino a 3 volte il minimo di dicembre 2013 (1.487 euro);

più 1,08% (90% dell’indice) per quelle d’importo mensile compreso tra 3 e 4 volte il minimo (da 1.487 a 1.982 euro);

più 0,90% (75% dell’indice) per quelle d’importo mensile compreso tra 4 e 5 volte il minimo (da 1.982 a 2.478 euro);

più 0,60% (50% dell’indice) per quelle d’importo mensile compreso tra 5 e 6 volte (da 2.478 a 2.973 euro).

Nessuna rivalutazione, infine, per le quote di trattamento d’importo superiore 2.973 euro.

Le pensioni 2014 minime

Pensione sociale                            euro 368,88

Assegno sociale                                =   447,61

Trattamento minimo                        =   501,38

Pensioni 2014 superiori al minimo

Impo assegno al 12/2013                      Aumento

Fino a euro 1.487                            +1,2% (100% Istat)

Da 1.487 a 1.982 euro                     +1,08% (90% Istat)

Da 1.982 a 2.478 euro                     +0,90% (75% Istat)

Da 2.478 a 2.973 euro                     +0,60% (50% Istat)

Oltre 2.973 euro                                0.

Con Ichino per costruire tutele sul mercato del lavoro

Due giuslavoristi italiani fra i più autorevoli, ancorché di diverso orientamento politico, Michele Tiraboschi (allievo di Marco Biagi e collaboratore di fiducia di Maurizio Sacconi quando era ministro del Lavoro) e Pietro Ichino (ex senatore del Pd, ora di Scelta Civica, e sostenitore di Matteo Renzi) arriva un singolare invito: unire le forze per cooperare e arrivare, anche grazie al concorso di chi vorrà fornire il proprio contributo, all’individuazione delle soluzioni migliori per rendere più snella e leggibile la legislazione sul lavoro di fonte nazionale. L’obiettivo è quello di costruire una vera e propria proposta bipartisan, anche grazie all’apporto di chi come imprenditori, lavoratori, manager, consulenti, ricercatori possa e voglia dare un contributo in termini di idee e osservazioni.

Chi avesse infatti voluto contribuire a questo lavoro, poteva inviare una mail a tiraboschi@unimore.it entro il 2 dicembre scorso. Semplificare le norme e gli adempimenti formali in materia di lavoro: è una delle richieste più pressanti che arriva dal mondo produttivo, che sconta anche in termini di perdita di competitività sul mercato internazionale l’eccessiva frammentazione legislativa sul lavoro. Insieme al lavoro quindi due orientamenti diversi ma adesso convergenti per semplificare le norme sul lavoro, anche se in passato sono stati promotori di proposte, anche radicalmente contrapposte di semplificazione delle regole sul lavoro. Michele Tiraboschi e Pietro Ichino, hanno virtuosamente unito le forze per arrivare a una proposta bipartisan.

“I testi su cui abbiamo lavorato io e Ichino in questi ultimi dieci anni – ha spiegato a Labitalia Michele Tiraboschi – hanno molte differenze tecniche e tuttavia si basano sullo stesso spirito di modernizzazione del quadro legale. E’ davvero paradossale che le leggi del lavoro non piacciano più tanto alle imprese quanto ai lavoratori, sintomo di una stagione superata e di un radicale mutamento dei modi di lavorare e produrre che deve trovare ora una nuova disciplina legale. Su questi siamo entrambi impegnati da anni con una progettualità che si è consolidata e che poco alla volta sta aggregando consenso e interesse”. Un fenomeno interessante, soprattutto se si considera, ha osservato il giuslavorista che insegna all’Università di Modena e Reggio Emilia, il “contesto culturale di conservazione del nostro sistema di relazioni industriali”.

C’è anche un altro aspetto che accomuna il lavoro di ricerca dei due studiosi: “Sia io che Ichino – ha aggiunto Tiraboschi – crediamo che le tutele vadano costruite sul mercato del lavoro e non nel solo contratto, dando luogo a efficienti servizi al lavoro, a una formazione di qualità pensata in termini di esiti dei percorsi e non di formalismi, ad ammortizzatori sociali generosi ma legati a severe regole di erogazione tra cui l’impegno del percettore a percorsi formativi e alla accettazione di offerte di lavoro congrue. In terzo luogo – ha puntualizzato – ci accomuna una cultura riformista che vede nella autonomia privata del lavoratore moderno un valore e non disvalore”.

Dall’appello lanciato dai due giuslavoristi a collaborare alla stesura della semplificazioni, sta già emergendo “un risultato per certi versi inaspettato, non solo in termini di largo consenso circa il progetto ma anche di disponibilità a cooperare e concorrere al lavoro, questo da parte non solo di colleghi, esperti e cultori della materia, ma anche e principalmente di operatori, consulenti, uomini e donne di imprese a cui si sono uniti i soci di Adapt che rappresentano le parti sociali e imprese qualificate e rappresentative dei diversi settori e del tessuto produttivo italiano. In meno di una settimana sono difatte arrivate oltre 200 adesioni qualificate a livello individuale a cui si sono associati i dottorandi della Scuola di Adapt”.

A dividere, anche con una certa vis polemica, Tiraboschi e Ichino, è stata invece la proposta avanzata da Matteo Renzi di contenere in soli 60-70 gli articoli del codice del lavoro. “Questo è un punto che ci ha visto divisi – ha riferito Tiraboschi – e su cui dovremo lavorare molto nei prossimi cento giorni. Semplificazione non significa banalizzazione e non significa neppure negazione della complessità e dei corpi intermedi quanto maggiore libertà di azione per lavoratori e imprese nell’ambito di un nucleo di diritto fondamentali e indisponibili di derivazione costituzionale ed europea. Oltre alla legge occorre una nuova cultura del lavoro in chiave cooperativa e partecipativa con robusti sistemi bilaterale di confronto tra le parti sociali”, ha concluso.

Carlo Pareto

                                            

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Commenti all'articolo
  1. le pensioni “d’oro” e mi riferisco non a quelle acquisite a seguito di “particolari situazioni di privilegio” ma a quelle maturate con oltre 35 anni di contributi, sono diventate “il pozzo di San Patrizio” cui attingere di tutto e di più. Chi come me oggi percepisce una pensione “legittimamente acquisita” in virtù dei copiosi versamenti contributivi avenuti per 40 anni, oggi, con questi balzelli maldestri, vede dimezzare la pensione erogata alla propria moglie, in quanto la mia è considerata d’oro, a mia moglie in occasione della presentazione del mod. 730 non è concessa alcuna detrazione per spese sanitarie e quant’altro, in 10 anni di pensione non ho ricevuto alcuna rivalutazione della pensione, mi è applicato il contributo di solidarietà di 50 € mensili, nessuna possibilità, da quanto leggo, di rivalutazione per il 2014, ecc. Mi domando: qual’è il “delitto che ho commesso” ?. Aver lavorato e versato contributi per 40 anni? Perchè non si individuano come “pensioni d’oro” quelle erogate dopo 20 anni di lavoro, quelle concesse dopo 27 anni (con bonus di 8 anni a carico della collettività) e le innumerevoli altre casistiche che ometto? Con tutto il rispetto per chi percepisce pensioni più basse, ritengo illegittimo “perseguitare” chi ha maturato diritti certi, con provvedimenti derivanti unicamente dall’incapacità della classe dirigente politica di elaborare proposte eque nel rispetto dei diritti sanciti dalla Costituzione. Il principio della irriducibilità della retribuzione/pensione è un diritto sacrosanto: la mia pensione nonè un salvadanaio da cui attingere continuamente. Si potrebbe obiettare: di che ti lamenti? La risposta è semplice: per acquisire questo diritto in primo luogo mi sono impegnato, e non poco, in secondo luogo ho ricoperto ruoli di responsabilità che, per l’appunto, hanno determinato sacrifici familiari che i miei cari hanno dovuto “subire”, in ultimo io i contributi li ho versati!!!!!
    Grazie per l’attenzione. Leonardo

  2. La perequazione dovrebbe essere applicata come disposta dal Decreto 18 novembre 2013 (Gazzetta n. 280 del 29 novembre 2013) nel suo chiaro ed esplicito art.3: “sono determinate separatamente sull’indennità integrativa speciale, ove competa, e sulla pensione.” I Soloni che operano in tale campo ignorano la normativa e considerano l’assegno accessorio della indennità integrativa speciale come un emolumento a se stante, che dovrebbe quindi figurare nel Casellariio delle Pensioni, ove non correttamente non figura! Con questo trucchetto si continua a rosicchiare le già tartassate pensioni e nessuno ha il coraggio di dire la sua! Cosa fanno i Sindacati dormono? Cosa dicono i Controllori della Corte dei Conti?

  3. O’ 80 anni e o’ una pensione di 600 euro. Al mese mi fanno un aumento di 6 centesimi al giorno e’ cosa schifosa quando penso che quei maili l governo prendano un sacco di soldi e che il nostro capo dello stato non contento di quello che prendeva si è’ fatto anche l’aumento poverino. È voi mi dite di fare un commento non c’è’ parole e’ una schifezza

  4. E UNA VERGOGNA,MI ASSOCIO ALLE PERSONE DI PRIMA. MA COME SI FA A CONTINUARE A TOGLIERE SOLDI AI PENSIONATI E NON DARE NEANCHE QUEL POCO DI AUMENTO .DOPO TUTTO QUELLO CHE RUBANO DAL PIU’ PICCOLO POLITICO IN SU ,SONO TUTTI UGUALI,MAIALI DA INGRASSO.PROVIAMO A NON PAGARE PIU’ NIENTE DAL 2014 ,COME FANNO TANTI IN ITALIA.
    BUON ANNO A TUTTE LE PERSONE PER BENE E ONESTE.

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