lunedì, 24 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

POCHI FORCONI
MA TANTO RUMORE
Pubblicato il 18-12-2013


Forconi Roma

Tanto rumore per nulla. Roma sembrava una città militarizzata: presidi di reparti di celere e caschi verdi della Guardia di finanza agli angoli di strada, mezzi blindati, zona Parlamento e Palazzo Chigi inaccessibile. Dovevano essere almeno decine di migliaia i forconi pronti a “calare” sulla Capitale, e invece erano, a mala pena, 3mila. Molte bandiere tricolore, inno di Mameli in apertura e un “sapore” di destra nella monumentale piazza del Popolo: tanti dei pochi manifestanti presenti, infatti, altro non erano se non militanti del movimento di estrema destra “Casapound”. Il “movimento” si era diviso sulla decisione di manifestare a Roma: l’ala morbida che si identifica con il gruppo originario dei forconi siciliani, capeggia da Mariano Ferro, aveva deciso di non partecipare.

«Rispetto la scelta di chi ha deciso di non manifestare. Se uno ha dei timori è giusto così. È normale che ci siano dei rischi quando tanta gente scende in piazza. Ma noi sentiamo il dovere di metterci la faccia» ha commentato Danilo Calvani, leader dell’ala dura del movimento, quella denominata “9 dicembre”. All’arrivo di Calvani in piazza si sono viste le stesse scene: cordone di buttafuori tipo superstar accompagnato dagli immancabili slogan che invocano il “tutti a casa”. Insomma, uno spaccato che ben rende l’idea della cultura e delle aspirazioni di cui è espressione il nucleo del “movimento”.

Ma, oggi a Roma, non c’erano solo forconi. Oltre ai collettivi per la casa che hanno sfilato per le vie del quartiere Esquilino, anche il sindacato autonomo CISAL in piazza della Repubblica per esporre le ragioni del dissenso nei confronti della Legge di stabilità e le proposte finalizzate a riavviare il processo di crescita e di sviluppo del Paese. Presente il Segretario Generale, Francesco Cavallaro, che ha parlato di «incapacità della classe politica di agire affinché possa ripartire la ripresa». Secondo Cavallaro, infatti, «poco o nulla è stato fatto, soprattutto per quello che riguarda la riforma del fisco: ad esempio, tra le altre cose, è necessario che i cittadini abbiano la possibilità di scaricare dalle tasse più spese affinché diventi loro stesso interesse richiedere la fattura». Il segretario CISAL ha anche parlato di quella che definisce un’emergenza degli enti locali «sui quali vengono scaricati i costi degli abbattimenti fiscali e che si ritrovano nell’incapacità di erogare servizi ai cittadini e, di conseguenza, nel dover reintrodurre imposte che il governo centrale abolisce».

Insomma, il Paese vive senza dubbio un disagio, e sono tanti i settori in sofferenza. Così anche quello dei lavoratori di Equitalia, spesso nel mirino dei movimenti di protesta, che in 2000 rischiano il posto di lavoro. Il segretario nazionale del Psi, Riccardo Nencini, ha incontrato i rappresentanti sindacali dei lavoratori di Equitalia, per discutere della situazione dei 2.000 lavoratori a rischio licenziamento. Nencini ha presentato una interrogazione parlamentare in Senato affermando di confidare «in una pronta risposta del ministro perché gli eventuali 2.000 esuberi costituiscono ben il 25% dei lavoratori totali di Equitalia, il che significa un indotto di decine di famiglie in seria difficoltà in tutto il territorio nazionale». Il segretario socialista ha sottolineato anche che «la relazione favorevole della Corte dei Conti sul bilancio 2012 ci fa ben sperare che si tratti di un falso allarme scongiurato». I rappresentanti sindacali hanno spiegato al senatore Nencini che le entrate sono state ridotte sostanzialmente dalla scelta, ritenuta ingiustificata, di esternalizzare la maggior parte dei servizi (da Poste Italiane, a Sisal fino a Lottomatica) con la conseguente necessità di ridurre drasticamente il personale impiegato.

Redazione Avanti!

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