martedì, 25 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Quattro punti di programma per cambiare l’unione bancaria europea
Pubblicato il 16-12-2013


Unione bancaria europeaIl Consiglio europeo è chiamato a riunirsi il 19 dicembre 2013 avendo all’ordine del giorno il tema spinoso dell’unione bancaria europea. Lo stesso Presidente Van Rompuy ha definito, in una sua lettera ai membri del Consiglio, il completamento dell’unione bancaria “una priorità” sia per la stabilità del settore finanziario europeo sia per la capacità del tessuto bancario di prestare moneta alle economie nazionali.

Al momento, comunque, un accordo definitivo non è stato firmato e, quindi, ci proponiamo di contribuire al dibattito iniziando ad analizzare alcuni aspetti importanti e facendo qualche proposta.

Iniziamo con il dire che dovremmo sicuramente considerare fondamentali il perseguimento di due obiettivi. Primo, tendere all’azzeramento dei rischi sui depositi bancari. Secondo, evitare che il denaro pubblico sia usato per il salvataggio delle banche in difficoltà finanziaria. Il perseguimento di entrambi questi due obiettivi rende necessaria una modifica strutturale del sistema bancario e l’accordo sull’unione bancaria europea è certamente un’opportunità per il riformismo europeo.

Negli ultimi venticinque anni le più grandi banche europee si sono trasformate sensibilmente a causa di un aumento imponente delle attività nei mercati finanziari.  Dal 2008 a oggi, le banche più grandi sono diventate ancora più grandi grazie alla bancarotta di moltissime banche medio-piccole, con conseguente trasferimento di attività, e grazie all’acquisizione d’istituti bancari in difficoltà. Nel 2011 diciassette delle ventinove banche internazionali considerate “too big to fail” (troppo grande per fallire) erano europee.

Dall’altra parte dell’Atlantico, mentre prima della crisi dei mutui sub-prime le quattro banche più grandi (Bank of America, J.P. Morgan, Wells Fargo, Citigroup) possedevano il 32% della totalità dei depositi, oggi sono al 40%. Inoltre, le quattro banche più grandi trattano oggi il 50% dei mutui e il 66% delle carte di credito. Se aggiungiamo Goldman Sachs, in queste cinque banche abbiamo concentrato il 95% dei derivati americani.

Gli effetti dell’ultima crisi ci perseguitano tutt’oggi. Quali sono allora i punti fondanti per un sistema bancario europeo che potremmo definire “socialmente compatibile”? Quattro punti da cui partire.

Primo, è necessario separare le banche commerciali da quelle per investimenti. In questo modo creeremmo uno spartiacque tra la gestione dei depositi e la gestione dei grandi patrimoni la quale persegue il profitto tramite attività finanziarie.

Secondo, è importante migliorare la capacità da parte delle banche di assorbire le perdite in modo tale da evitare possibili insolvenze e ridurre, così, il rischio di salvataggio pubblico.

Terzo, ridimensionare i grandi istituti bancari e finanziari i quali, essendo di natura sistemica proprio per l’enormità e complessità dei loro bilanci, pongono seri problemi di sostenibilità del sistema bancario nella sua totalità.

Quarto, affrontare con forza la rapida espansione delle transazioni finanziarie associate all’anonimato attraverso la regolamentazione degli istituti come i fondi hedge e gli investimenti alternativi, i quali rientrano nel sistema bancario ombra.

Quattro punti di programma su cui ergere la politica economico-bancaria del Partito Socialista Italiano e da portare in Europa affinché si costruisca un accordo sovrannazionale socialmente compatibile e utile. Una unione bancaria che riporti al centro del tavolo la sostenibilità del sistema economico reale e il perseguimento del benessere delle società europee.

Manuel Santoro 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento