sabato, 22 settembre 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

‘Quer pasticciaccio brutto’ del DL Salva-Roma
Pubblicato il 27-12-2013


Marc'AurelioCome minimo un pasticcio. Il decreto salva-Roma,varato a colpi di fiducia (mancava il Senato ancora) all’antivigilia di Natale, è stato ritirato dal Governo a Santo Stefano dopo che il Presidente della Repubblica aveva preannunciato che anziché controfirmarlo, l’avrebbe rispedito al mittente. Il tutto senza escludere il rischio, più per errore che per scelta, di uno squagliamento della maggioranza nel passaggio chiave del Senato dove la soglia di sicurezza è di appena una decina di voti.

Così il governo è stato costretto a infilare le questioni più urgenti nell’altro decreto, quello tradizionale di fine anno, conosciuto come ‘legge mancia’o anche ‘milleproroghe’ e questa mattina alle 10,30 Palazzo Chigi ha riaperto il portone per ospitare un Consiglio dei ministri che aveva come compito quello di mettere una pezza ai buchi lasciati dal salva-Roma. Prima toppa la parziale copertura, per la metà circa, del debito monstre di 864 milioni, che il neo sindaco Ignazio Marino, ha trovato nei conti del Campidoglio lasciatogli in gentile eredità dal predecessore Gianni Alemanno. Buco che va ad approfondire, è giusto ricordarlo, la voragine di dodici miliardi circa aperta dagli amministratori locali in decenni di sgoverno bipartisan della Capitale.

Nel DL varato stamane c’è anche la norma per tagliare gli ‘affitti d’oro’ dei tre immobili utilizzati dalla Camera e che costano circa 22 milioni di euro l’anno all’erario.

Intanto Napolitano – ha spiegato in una lettera inviata ai presidenti di Camera e Senato – il decreto non lo poteva proprio firmare perché era diventato un provvedimento senza nessuna coerenza a cui erano sati aggiunti, tra bun passaggio e l’altro alle Camere, 10 articoli per un totale di 90 commi e, citando una sentenza della Corte Costituzionale, ha ricordato che “l’inserimento di norme eterogenee rispetto all’oggetto o alle finalità del decreto spezza il legame logico-giuridico tra la valutazione fatta dal Governo dell’urgenza del provvedere e i provvedimenti provvisori con forza di legge”. E prima di mettere il punto e a capo, ha anche avvertito che anche per il milleproroghe in gestazione “il limite nella reiterazione di norme già contenute nel dl Salva Roma è individuato nell’insorgere di nuovi motivi di necessità ed urgenza”. Insomma niente scherzi, pena nuova bocciatura, che non sarebbe, anche politicamente, indolore mentre lo stesso presidente del consiglio Letta, promette: «Nel 2014 dobbiamo avere la riforma del procedimento legislativo. E’ uno stimolo in più per fare le riforme nel 2014».
Insomma, come dire, ‘colpa dei meccanismi parlamentari, ma non lo faremo più!’.

Dunque la palla è tornata al Governo, che certo non ci ha fatto una bella figura assieme a quei parlamentari che non hanno smesso di tentare l’assalto alla diligenza infilando leggi di spesa nelle pieghe dei provvedimenti urgenti nonostante le condizioni del bilancio dello Stato siano nelle condizioni pietose che tutti sappiamo. Il provvedimento, ha spiegato Letta, contiene «le due norme più note, quelle che riguardano la materia fiscale che hanno a che vedere con il bilancio del Comune di Roma e quella cosiddetta degli affitti d’oro». C’è pure l’ok a una riprogrammazione dei fondi strutturali dell’Unione europea da 6 miliardi e 200 milioni che verranno usati a sostegno delle imprese, delle economie locali, per il rilancio dell’occupazione e per la lotta alla povertà. Di questi soldi, 700 milioni sono destinati al sostegno al lavoro e all’occupazione, 800 milioni agli interventi di contrasto alla povertà e 3 miliardi a sostegno delle economie locali. In particolare dei 700 milioni per l’occupazione, 150 milioni vanno per le decontribuzione dell’occupazione giovanile, 200 per l’occupazione femminile e per i più anziani e 350 per interventi a sostegno della ricollocazione dei disoccupati. In particolare, ha spiegato il ministro del Lavoro Enrico Giovannini, per quanto riguarda la tassazione sul lavoro rispondendo alle critiche di Confindustria, «siamo a 4,2 miliardi di riduzione del cuneo nel 2014».

Intanto nei partiti che sostengono la maggioranza è corsa allo scaricabarile. In testa il partito più forte, il PD che per bocca di Lorenzo Guerini, il neo portavoce del segretario Matteo Renzi, scende dalla Luna e imputa la responsabilità del pasticcio al governo: «Non è stato un passaggio proprio esaltante – spiega in un’intervista a La Stampa – Noi avevamo posto la questione la scorsa settimana, proponendo di far decadere il decreto per sostituirlo con una norma più pulita, ma il governo ha ritenuto di continuare sulla sua strada».

Certamente arriverà la replica del Governo anche perché è davvero improbabile che il partner più forte della maggioranza, lo stesso partito di Guerini, non abbia avuto alcun ruolo nella proliferazione tumorale del salva-Roma.

Redazione Avanti!

 

 

Angela Merkel bce Berlusconi bersani CGIL crisi Donald Trump elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale Luigi di Maio M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi UE UIL Unione europea USA



Commenti all'articolo

Lascia un commento