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Opinioni e commenti
 

Renzi, attenzione al giovanilismo!
Pubblicato il 09-12-2013


E adesso Matteo Renzi, dopo la vittoria alle primarie del Pd, è atteso alla prova della politica. Già, perché sino adesso il sindaco di Firenze si è caratterizzato solo per slogan e petizioni di principio. Tra queste quella della “rottamazione” della “vecchia guardia” della politica italica.

Bene, il rinnovamento, che, però, prima che anagrafico deve essere di idee e di comportamenti. Il giovanilismo sfrenato (“a prescindere” avrebbe detto il principe De Curtis, in arte Totò) infatti, può essere un pericolo per la democrazia.

Molti altri prima di Renzi hanno perorato, come valore politico in sé, la gioventù e la Storia ci ha detto, che non hanno reso un buon servizio al Paese. A parte l’estetismo dannunziano che riprese l’arditismo, all’inizio del secolo scorso i futuristi lanciarono una rivoluzione generazionale; nel Manifesto di fondazione si legge: “I più vecchi di noi hanno 30 anni…”. Il giovanilismo fu la loro bandiera, che si fuse con le istanze politiche del nazionalismo e del corporativismo autoritario. Volevano dare l’assalto al cielo, distruggere città d’arte perché considerate “vecchie” come Roma, Venezia e Firenze, animati dalla pura retorica giovanilista e inneggiavano al coraggio, affermando di non temere nemmeno la morte! Si sa come è andata a finire: si accontentarono tristemente di qualche prebenda del fascismo.

Il fascismo, appunto, con l’inno delle camicie nere: “Giovinezza, giovinezza, primavera di bellezza!”, e il motto di mussoliniana memoria “me ne frego”, che sembra riecheggiare nei comizi dell’ex comico Grillo.

Benito Mussolini usò l’argomento dell’età per imporsi sulla scena nazionale: il più giovane presidente del Consiglio, dopo esser stato il più giovane leader dei socialisti, ovviamente, di tendenza massimalista (i giovani, si sa, sono “rivoluzionari” per definizione…), contro la “gerontocrazia” del Psi, i riformisti di Turati, Treves, Modigliani, Bissolati che avevano fondato il partito, portando i lavoratori ad essere rappresentanti in Parlamento.

Attenzione, quindi, al giovanilismo, che, a destra, Berlusconi pone alla base dell’organizzazione della nuova Forza Italia, puntando sulle “Camicie azzurre” di giovani neoyuppie”, come il “leone” sconfitto della Lega, Umberto Bossi, puntava sulla “Guardia Padana”.

Nei confronti del “giovanilismo” inteso come valore a sé, si deve ricordare il romanzo di Pirandello “I vecchi e i giovani” ambientato nella Sicilia delle grandi lotte sociali e popolari dei Fasci Siciliani di fine ‘800, che sembra un affresco dei giorni nostri, l’arrivismo, il piccolo cabotaggio della politica, fatto di meschine trame, la corruzione, il malgoverno, l’incapacità delle classi dirigenti, sia di destra che di sinistra, le mafie, i gruppi di pressione, l’affarismo, il potere economico che condiziona pesantemente quello politico, il parassitismo: “dei vecchi che non hanno saputo passare dagli ideali alla realtà e si trovano a essere responsabili degli scandali, della corruzione e del malgoverno dei giovani”.

Maurizio Ballistreri

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