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Opinioni e commenti
 

SPAZI STRETTI
Pubblicato il 19-12-2013


Legge di Stabilità

La Legge di Stabilità approda alla Camera per la fiducia che dovrebbe essere senza scossoni visti i numeri della maggioranza. Dopo toccherà, naturalmente, a Palazzo Madama dove il voto è atteso per il prossimo lunedì. Di sicuro il cammino della Manovra sembra costellato da una serie di attacchi, ultimo dei quali quello che arriva dall’Associazione nazionale dei comuni italiani (Anci) che ha espresso «profonda contrarietà alla legge di stabilità», minacciando di ricorrere alle vie legali per «far valere in ogni sede anche di giustizia, le proprie legittime ragioni, a partire dai crediti insoluti che i Comuni vantano nei confronti dello Stato»

Prima dei sindaci era stata la volta degli industriali che avrebbero voluto la coperta tutta per loro. Ma il governo fa sapere che le emergenze sono tante. Così potrebbe riassumersi lo scontro tra l’associazione degli industriali e l’esecutivo del primo ministro Enrico Letta. Tutto era iniziato con un durissimo editoriale del direttore del Sole 24 Ore, Roberto Napoletano, dall’eloquente titolo “L’impegno tradito di Letta”: parole forti quelle di Napoletano che aveva addirittura invitato Letta a “trovare il coraggio di scalare la montagna e tornare a respirare aria buona” profetizzando che “altrimenti sarebbe destinato a morire velocemente di smog”.

Letta incassa il colpo e risponde con calma all’affondo rimandando le accuse al mittente: il primo ministro ha fatto presente che il lavoro è molto complesso e gli interventi necessari sono a 360 gradi. «Ho la responsabilità di tenere la barca Italia in equilibrio e voglio che ci siano strumenti per la crescita senza sfasciare i conti. Nessuno ha la bacchetta magica. Confindustria dovrebbe sapere che tenere i conti a posto vuol dire far calare lo spread e oggi abbiamo raggiunto il punto più basso in due anni e mezzo».

Non un punto da poco visto che, ribadisce, affinché possa esserci crescita «ci devono essere interessi bassi». Per il Presidente del consiglio, dunque, «il passo avanti c’è stato, e se riusciremo a trovare un buon accordo sarà un grande passo avanti, soprattutto per i risparmiatori che non saranno mai più costretti a salvare le banche».

Insomma il messaggio è chiaro. Di fronte ad uno scenario complesso come quello attuale nessuno può credere, o pretendere, di avere priorità assoluta su tutto. Del resto non vi è ragione per la quale Confindustria, associazione di settore, possa da sola rappresentare il “cuore profondo” dell’Italia, come invece afferma Napoletano. Un “cuore” che, molte volte, il Paese ha dimostrato di non avere, diviso com’è tra realtà e interessi disomogenei e molto particolari.

Le risorse sono quelle che sono e Letta, anche in virtù del fatto che si trova alla guida di un governo di coalizione, deve camminare sul filo del rasoio per poterle distribuire in maniera equilibrata e non, come invocato dai confindustriali, solo a favore della riduzione del cuneo fiscale. Un concetto ribadito all’Avanti! dal presidente della Commissione Bilancio della Camera, il democratico Francesco Boccia: «Consiglio a Confindustria di andare a studiarsi bene i dettagli della Legge di Stabilità prima di lanciare critiche». Secondo l’economista, infatti, «gli industriali sanno bene che si tratta di un intervento che inverte la tendenza degli ultimi 15 anni facendo diminuire la pressione fiscale». Il presidente della commissione Bilancio parla, infatti, di un «cifra di 23 miliardi già scontati dei 32 previsti dalla Spending review di Cottarelli». «Un taglio senza precedenti», aggiunge, ribadendo che «i fondi rimanenti, come ci siamo impegnati a fare, «andranno per la riduzione del cuneo nel triennio a venire».

Anche l’esponente democratico fa capire che non esistono bacchette magiche o Uomini della provvidenza in grado di risolvere con un abracadabra i problemi: «Anche noi avremmo voluto fare di più, ma questo è il Paese che abbiamo ereditato. Si deve essere onesti e considerare che questa è una manovra che inverte la tendenza perché non introduce nuove tasse, ma le abbassa, finanzia il lavoro e risolve problemi vari che erano sotto gli occhi tutti, dalle borse di studio a quello degli esodati, fino al problema del credito».

Se la strada è giusta allora, quanto lungo è ancora il cammino? Boccia respinge le voci che vorrebbero Renzi a lavoro per trovare soluzioni “creative” al problema della legge elettorale strizzando l’occhio ai forzisti: «La crisi sarebbe incomprensibile. Abbiamo il dovere di dire al Paese quali altri problemi vogliamo risolvere e poi mettere mano alla legge elettorale non per favorire un gruppo di potere rispetto ad un altro, ma per cambiare definitivamente le regole in meglio». Per Boccia, semplicemente, un’eventuale crisi di governo «non è un argomento all’ordine del giorno»

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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