martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

TERZO CONGRESSO PSI
RICCARDO NENCINI
RIELETTO SEGRETARIO
Pubblicato il 01-12-2013


Nencini apre 3Poco prima delle 13 il congresso del Psi ha rieletto a larghissima maggioranza Riccardo Nencini segretario del partito. La mozione di Nencini avrà 259 seggi nel Consiglio nazionale, la mozione di Franco Bartolomeri 33, la mozione di Angelo Sollazzo 33. Sollazzo ha mantenuto fino in fondo la sua candidatura a segretario mentre Franco Bartolomei, candidato per la mozione n.2, prima che iniziassero le operazioni di voto ha annunciato il ritiro della sua candidatura.

– Documento conclusivo dell’Assemblea congressuale

– MOZIONE 3 – Risoluzione finale

RICCARDO NENCINI: LA REPLICA (sintesi)
(Video)

Nencini, nel discorso di chiusura, ha sottolineato come “dopo aver dedicato un congresso alla politica nazionale è giunto il momento di parlare delle questioni del nostro partito”: il segretario ha sottolineato che “c’era bisogno di esprimersi in una votazione, ma mi dispiace che sia rimasta una delega sul tavolo e che in alcune occasioni si possa perdere un’amicizia per rancore e per ingratitudine”. Secondo Nencini, infatti, lui stesso come segretario “porta poco merito per i compagni che sono tornati in Parlamento e più demerito per non avercela fatta a portare dentro chi è rimasto fuori”, ma, sottolinea “oggi si chiude un congresso e per farlo è necessario mettere le cose a posto altrimenti rimane un alone di ombra”.
Il segretario socialista ha ribadito che “non si può pensare che arrivi ancora una mozione che chiede di salvaguardare l’autonomia visto che non si è posta questa questione al Congresso. Non è possibile usare una argomentazione che non si è voluto chiarire e la questione viene aperta e chiusa qui altrimenti si sceglie di votare a favore o contro”.

La riprova del successo del lavoro fatto dal partito, ricorda Nencini, sta nel fatto che “in 20 anni è la prima volta che un presidente del Consiglio viene ad un congresso socialista”. Per il rieletto segretario, dunque, “si riapre un ciclo nuovo che i partiti piccoli devono riagganciare” e lo si può fare “soprattutto mantenendo la coesione del partito” per “agganciare un ciclo” e “sottoscrivere un patto fondativo” c’è bisogno di “correttezza e trasparenza della vita interna”.

Secondo Nencini si deve ripartire “dai congressi regionali e rinnovare i gruppi dirigenti locali e regionali”: soprattutto bisogna considerare i congressi come uno spazio che deve “funzionare per rinnovare il partito e prendere nuove energie, soprattutto da parte dei giovani”.

Il segretario ha poi ricordato che “entriamo in una fase politica nuova e forse definitiva: tra poco più di una settimana Letta proporrà un programma diverso, espressione di una maggioranza più piccola e quindi più coesa e più forte”. Se cinque sono i partiti che supportano la maggioranza, secondo l’analisi del leader socialista, come partito leale all’esecutivo, il PSI deve stare all’interno del nuovo esecutivo perché ha energie da mettere a disposizione.

Per Nencini  è necessario aprire una nuova stagione per i diritti civili che, sempre più si sposano e “si fondono con quelli sociali: sempre più spesso si incrocia il godimento di un diritto civile con la possibilità di godere di un diritto sociale”. Rispetto all’azione politica futura, infatti, il PSI si è dato un orientamento: ora resta de vedere cosa accadrà all’interno dei partiti interlocutori come PD e SEL. Ma, sottolinea Nencini, “questa coalizione, spesso allargata a Scelta Civica si presenta nelle città e nelle regioni a maggio. Nella larga parte delle città italiane che andranno al voto questi 3 partiti sostengono Schulz. Dunque – secondo il segretario socialista – sono maggiori gli elementi che uniscono rispetto a quelli che dividono, ma se gli elementi che uniscono sono maggiori dobbiamo trovare il modo di non disperdere nemmeno sul quadro nazionale questa possibilità”. Per Nencini è necessario preparare un ciclo che ormai sembra avviato sostenendo il partito e rafforzando le sue due voci, Avanti! che il direttore Mauro del Bue sta guidando egregiamente e mondoperaio, storica rivista di riferimento diretta da Luigi Covatta. “Non abuserò del mandato, soprattutto nel tempo” è stata la promessa che Nencini ha fatto in chiusura di intervento: “So che i cicli non durano. Dobbiamo consegnare un partito ai compagni e alle compagne, spero che il prossimo segretario sia un lucano visto l’ottimo lavoro che hanno fatto”.

LA TERZA GIORNATA: GLI INTERVENTI (sintesi)

Nella terza giornata di lavori molti gli interventi, con diversi ospiti, che hanno animato il dibattito: dal ministro per le Riforme Quagliariello, al socialista Gianfranco Schietroma, Lello Di Gioia, Carlo Vizzini, l’ex esponente del Movimento 5 Stelle, Adela Gambaro, Carmela Parziale dell’Unione delle Camere penali e Virgilio Dastoli del Movimento Federalista europeo.

 Gianfranco Schietroma: intervento Congresso PSI domenica dicembre (sintesi)

Siamo venuti a Venezia non per soffermarci sul passato, ma per costruire il futuro.

E il futuro del nostro Partito significa innanzi tutto chiusura netta agli opportunisti, a coloro che condizionano la stessa permanenza nel Partito soltanto al proprio interesse personale.

occorre assicurare al cittadino, imputato nel processo penale, un giudice che sia realmente terzo. Perché questo avvenga, colui che emette la sentenza non può essere addirittura un collega del pubblico accusatore. Va dunque approvata dal Parlamento la nostra proposta di separare sul serio le carriere tra pubblico ministero e magistrato giudicante.

Ha ragione chi sostiene che la sinistra per candidarsi in modo credibile alla guida del Paese deve occuparsi seriamente del tema giustizia. Una sinistra quindi che sia davvero sinistra, cioè garantista e libertaria e non forcaiola. Deve però essere chiaro che garantista non significa protettore dei corrotti perché i corrotti vanno puniti, ma anche i corrotti, o presunti tali, hanno diritto ad un processo che si svolga nel rispetto della legge e delle garanzie difensive previste dalla legge.

C’è chi sostiene che il Paese dovrebbe vergognarsi per il trattamento riservato a Berlusconi. Io ritengo, invece, che debba vergognarsi soprattutto chi, in questi venti anni, dopo promesse elettorali mirabolanti, ha portato il Paese sull’orlo del baratro, con un gravissimo arretramento economico e culturale !

Alle europee serve una lista unitaria a sostegno del socialismo europeo e di Martin Schulz. Se il Pd non ci sarà, la faremo con Sel.

Il Governo di emergenza di Letta è forte al punto di avere piegato Berlusconi. Il turismo è essenziale per la nostra economia. Con tutte le nostre bellezze artistiche e ambientali, siamo solo al 33.mo posto nel mondo per competitività turistica.

 Il testo integrale dell’intervento di Gianfranco Schietroma

 ADELE GAMBARO (M5S), LA MIA ESPULSIONE FU ATTO DI TOTALITARISMO – L’Infame. Così fu considerata la senatrice Adele Gambaro quando, lo scorso giugno, fu espulsa dal movimento grillino per aver, secondo le accuse senza processo, diffamato il movimento. il popolo della rete, quello senza volto e senza responsabilità, per mano del leader supremo, con un click la condanno’ senza appello. L’esordio dell’intervento della senatrice Gambaro al 3* Congresso socialista di Venezia ripercorre “quei giorni bui per la democrazia che, in quell’occasione lascio’ il passo al totalitarismo”. Gambaro ha ricordato come quando fu espulsa dai pentastellati “nonostante le tante attestazioni di solidarietà, fu solo il senatore socialista Nencini a esporsi pubblicamente in mia difesa, per tutelare un diritto calpestato”. rivolgendosi alla platea socialista l’ex 5stelle ha detto che il partito “dovrebbe essere fiero di avere un leader con solidi principi ai quali tiene fede con forza”. L’intervento di Gambaro si e’ poi soffermato su un’analisi dei rischi della rete come surrogato della politica, in particolare rispetto ai fenomeni di violenza: “Internet e’ diventato un’area di democrazia partecipativa, ma bisogna stare attenti”, dice, “per contrastare la crisi e’ necessario ripartire dalla politica perché la risposta alla crisi economica, culturale, sociale non passa per ricette economiche, ma politiche”. In chiusura, Gambaro ha citato Voltaire: “Non condivido la tua idea, ma morirei perché tu possa esprimerla”.

LUANA ZANELLA (VERDI), NECESSARIO UN NUOVO MODO DI CONCEPIRE CRISI –  Intervenuta al Congresso socialista la verde Zanella ha parlato dell’importanza della “cultura politica espresso dal PSI come elemento controcorrente rispetto ad una cultura che si dice nuova, ma che ha i limiti, i difetti e le contraddizioni espressi dalla Gambaro”. Zanella ha analizzato le difficoltà che caratterizzano il momento che attraversa il Paese definendole frutto di “una crisi sistemica strutturale che e’ sociale,  economica e ambientale che richiede una svolta profonda nello stesso modo di pensare e di concepire la crisi stessa per essere capaci di organizzare un nuovo modello di sviluppo che ha bisogno di politiche nazionali ed europee”.

Lello Di Gioia: stop a gestione commissariale Inps 

“Stop alla gestione commissariale dell’Inps. Bisogna rivedere la governance di Inps e Inail. Mastrapasqua resti pure Presidente, ma serve un nuovo CdA. Va inoltre completata la riforma dell’Inps”. Lo afferma Lello Di Gioia, Presidente per la commissione bicamerale sugli enti gestori.

Sulla legge di stabilità Di Gioia intende dire la sua alla Camera: “Bisogna lasciare la rivalutazione delle pensioni al di sotto dei 3 mila euro mensili lordi”.

Per rilanciare l’economia soprattutto al sud, Di Gioia propone che le casse di previdenza, oltre ad assicurare le pensioni ai propri iscritti per i prossimi 50 anni, investano “in titoli pubblici italiani”.

Di Gioia, al congresso del Psi, sottolinea i dati drammatici del sud Italia: “I consumi sono diminuiti del 10% in due anni. Il 20% delle famiglie siciliane vive con meno di mille euro al mese. È diminuita anche la natalità: oggi nascono più bambini al nord che al sud”.

Carlo Vizzini: stop a politica dominata da finanza

“Basta con i palazzi della politica. dominati dalla finanza. Basta con i politici governati con un telecomando”. Lo afferma Carlo Vizzini dal palco del congresso del Psi.

Vizzini critica il metodo delle primarie scelto dal Pd: “Il Pd eleggerà il suo segretario anche con elettori che si convertiranno dieci minuti prima del voto. Bisogna tornare all’antico: i partiti devono essere sul territorio, una sezione per ogni comune”. Sulla mafia Vizzini difende il 41 bis: “Io ho contribuito a scriverlo e penso che sia efficace, perché i boss vogliono continuare a gestire le loro attività anche dal carcere”.

GAETANO QUAGLIARIELLO: SI ACCELERA, ADESSO LE RIFORME

Il congresso socialista ha accolto questa mattina il Ministro per le Riforme Quagliariello. Il Ministro ha voluto rimarcare come ragioni antiche ed attuali lo abbiano portato a Venezia. Antiche, perché negli anni ottanta l’unico Partito che aveva intuito che era necessaria una grande riforma per far restare il nostro Paese tra i grandi, era il Partito Socialista. Attuali, perché la profonda crisi che ha preso avvio negli USA e si è trasferita nella impreparata Europa è durata più di una guerra mondiale. “In questa situazione pensare che si possano evitare le riforme, vuol dire coltivare un sentimento antinazionale”, ha dichiarato il Ministro.

Quagliariello ha poi ricordato che a breve, a bocce più ferme, ci sarà la possibilità di avere intese più forti e più chiare ed accelerare sulle riforme, perché senza di esse “non è che non va da nessuna parte il Governo, non va da nessuna parte questo o quel Partito, non va da nessuna parte l’Italia”.
Innanzitutto occorre cambiare la legge elettorale. Una legge contraria al buon senso, perché nata nel momento in cui in Italia vi erano due poli, che tendevano al 50 percento. I poli oggi sono diventati tre e mezzo e invece di tendere al 50 sono andati sotto il 30 percento, con differenze decimali fra gli stessi. Ma pur avendo queste forze preso più o meno lo stesso numero di voti, una forza è molto più rappresentata rispetto alle altre. Inoltre, successivamente, forze di maggioranza sono divenute di minoranza.
Secondo il Ministro, vanno poi portate avanti le riforme istituzionali. E, a seguito del cambio del quadro politico, si utilizzerà la procedura prevista dall’articolo 138 della Costituzione. Quello che è assolutamente necessario è fare alcune importanti riforme entro il 2014. La prima, dice Quagliariello, è la riforma del bicameralismo: non si possono avere due Camere che fanno le stesse cose, anche perché sono state devolute alle Regioni delle competenze per le quali occorre una Camera di compensazione in cui legislatore nazionale e regionale si incontrano. Attualmente su alcune materie, dopo la riforma del Titolo V della Costituzione, non decide né il Parlamento né le Regioni, ma la Corte Costituzionale e, intanto, gli operatori economici fuggono.
La seconda riforma prioritaria secondo il Ministro è quella dell’elezione diretta del Presidente della Repubblica o del Presidente del Consiglio. Se tramite legittimazione popolare si scelgono i vertici di Partito, questo può avvenire anche per i vertici istituzionali. I grandi partiti si stanno sciogliendo in tutto il continente, dove i Partiti storici subiscono i movimenti populisti. Ma in altri Paesi europei ai partiti liquidi si contrappongono vertici istituzionali con una forte legittimazione popolare, come nel caso della Francia. In Italia, invece, si rischia di avere partiti liquidi ed istituzioni che non funzionano e la debolezza dell’uno si riverbera sull’altra e l’amplifica.
Occorre anche prendere in considerazione una riforma della Giustizia. Non solo quella penale ma anche quella civile. Misure per la effettività delle garanzie nel processo penale, riforma delle intercettazioni, regole deontologiche più stringenti per la candidabilità dei magistrati e nei rapporti tra giudici e giornalisti.
Sul possibile rimpasto del Governo, Quagliariello rinuncia a commentare e si rimette alle decisioni  del Presidente del Consiglio dopo aver sentito il Presidente della Repubblica. Ed anche sull’IMU Quagliariello ostenta tranquillità: “mancano all’appello 150 milioni di Euro e li troveremo”.

Giulia Stefani
Buona sera a tutti i presenti. Mi chiamo Giulia Stefani e fino alle elezioni amministrative 2014 sarò un Consigliere del Comune di Barberino di Mugello (FI), facente parte del gruppo di maggioranza formato da una coalizione tra il PSI ed il PD, nella quale il nostro partito esprime non solo me, ma anche un altro Consigliere, Daniele Belli. Partecipo a questo Congresso Nazionale come delegata rappresentante il Mugello in favore della mozione 1 che vede candidarsi alla Segreteria del PSI il Segretario uscente, Riccardo Nencini.

La mozione 1 mi convince non tanto per la puntuale analisi storica delle vicende politiche degli ultimi anni, a cui Riccardo ci ha abituati nei suoi incontri anche informali, quanto per gli obiettivi che sono ben descritti nella mozione, quindi mi limiterò a tre flash:

-occupazione : il futuro è rappresentato dalla formazione e dalla ricerca, non solo medica, l’Italia deve investire di più in questo. Le riforme non possono modificare ogni volta i titoli richiesti per l’accesso, come accaduto per l’ultimo concorsone della scuola al quale hanno dovuto partecipare anche soggetti precedentemente abilitati all’insegnamento da corsi statali regolarmente pagati dai cittadini partecipanti;

-giustizia giusta : aggiungerei certezza della giusta pena, in tempi ragionevoli con condanne proporzionate al reato;

-diritti civili: ci vuole il coraggio di portare gli Italiani in Europa su argomenti quali coppie di fatto (che siano dello stesso sesso personalmente non la ritengo una discriminante da discutere separatamente), ma anche inseminazione artificiale e fine della vita: non possiamo continuare a tollerare i viaggi della speranza o della disperazione verso Paesi confinanti con il nostro e neppure che coppie sposate in altri Paesi europei in Italia non siano riconosciute come coniugate. Suggerisco al futuro Segretario anche un altro obiettivo: il riordino della Pubblica Amministrazione che deve sì essere più efficiente e meno costosa anche con l’ausilio delle nuove tecnologie, ma seguendo un percorso logico e degli obiettivi precisi. Inutile ad esempio sbandierare l’abolizione delle Province solo svuotandole e riducendone drasticamente i trasferimenti statali, senza trasferirne le competenze, perché i Comuni, vincolati dal Patto di Stabilità, non possono accollarsi i costi di ulteriori servizi senza l’aumento delle tariffe ed i cittadini oggi hanno bisogno di maggiori servizi non il contrario. Permettetemi un’ultima riflessione sul Partito: faccio parte della rete locale che dà “corpo” al Partito, come ammette il Segretario uscente nella mozione 1, ma recentemente la Toscana si è poco ricordata di noi. Parlo della nostra rappresentanza in Consiglio regionale che prima ha votato la nuova pista dell’Aeroporto di Peretola inimicandosi tutti i cittadini della Piana fiorentina (Prato in testa), poi ha presentato una proposta di Legge per l’abolizione delle Società della Salute, senza ascoltare le ragioni dei compagni che ci hanno creduto dal principio ed oggi sono orgogliosi perché ad esempio la SdS Mugello è portata d’esempio per efficienza ed efficacia quindi chiedo al mio candidato alla segreteria di impegnarsi davvero per il rafforzamento del “coordinamento degli eletti e degli amministratori”, perché di eletti che rappresentano solo se stessi questo Paese ne ha già avuti abbastanza e non ne ha bisogno.

Concludo con la citazione di un nostro Compagno che non ha bisogno di commenti “socialismo vuol dire esaltazione della dignità dell’uomo e quindi il socialismo non può essere disgiunto dalla libertà, ma la libertà senza giustizia sociale non è che una conquista fragile” Sandro Pertini.

Intervento integrale di Roberto Biscardini

Mi fa molto piacere intervenire dopo Tiziana Parenti, e alla sua domanda “come mai siamo così piccoli?” rispondo: abbiamo collettivamente delle grandi responsabilità. In questi anni ci siamo posti il problema di sopravvivere anziché vivere. È vero il PSI è diventato capro espiatorio di tutti i mali della Prima Repubblica, ma noi, pur coscienti del fatto che la Seconda Repubblica nasceva intorno a due schieramenti che non ammettevano la libertà degli altri e men che meno quella dei socialisti (anzi era strutturalmente incompatibile con la cultura della giustizia e dell’uguaglianza), ci siamo adeguati alla logica del piccolo partito e abbiamo accettato di essere capro espiatorio. Con ciò abbiamo rinunciato a fare e proporre grandi cose. Oggi è arrivato il momento di dire basta, basta con la tendenza ad essere sempre e solo minoritari. È  arrivato il momento di reagire, basta con il partitino che naviga tra lo 0,5 e l’1%. Meglio partire da zero ponendoci l’obiettivo di cambiare radicalmente le cose e ricostruire nella sinistra una nuova prospettiva della cultura socialista, per ridare voce a questa cultura, con l’aspirazione di ottenere presto consensi elettorali ben più ampi.

La crisi economica, la crisi sociale, quella istituzionale e quella morale del paese che oggi ben conosciamo, con le responsabilità che la Seconda Repubblica ha avuto nell’aggravare il declino della situazione italiana, offrono, dopo vent’anni e forse per la prima volta, a noi socialisti il terreno più concreto per rivolgerci al Paese con proposte forti. Quando il Paese ha la pancia piena non ha alcun bisogno dei socialisti, si accontenta del liberismo, del mercato e non ha bisogno di una politica diversa. Oggi, storicizzando, si può ritornare alle origin i del socialismo italiano, quando i socialisti erano credibili perché sapevano intervenire per modificare condizioni economiche e sociali insostenibili. Su questo terreno oggi possiamo dire la nostra ed essere capiti. Se sapremo intervenire radicalmente e con coraggio per cambiare il Paese in profondità. Non si tratta più quindi di vivacchiare da partitino dentro un sistema politico che non ci accetta più di tanto e ci considera per certi versi marginali e inutili. Si tratta di fare valere le nostre ragioni al livello giusto, guardando di più alla società, ai cittadini, a tutti coloro che hanno bisogno, per far capire loro che non soltanto la cultura socialista e i socialisti possono essere nuovamente importanti e necessari, ma lo saranno nella misura in cui sapranno proporre cambiamenti radicali da realizzare attraverso riforme di tipo socialista e socialdemocratico. Meno partito e più movimento per una nuova rivoluzione soci aldemocratica.
Questo mi sembra il punto. È arrivato il momento di renderci conto che anche l’attuale PSI e i socialisti possono vivere se si danno grandi obiettivi. Devono vivere  di grandi sfide o non vivono. Ma questo implica uscire da quella condizione mortificante, oggi non più sopportabile del “primum vivere”, che tacitamente abbiamo accettato. Ora basta. Definiamo un programma, individuiamo una proposta semplice, troviamo una nostra parola identificatrice e lavoriamo per uscire da questa condizione di inferiorità. Ce lo chiede la crisi economica e sociale che esprime inconsapevolmente una domanda enorme di socialismo, che non trova risposta nell’attuale politica, nei partiti e nelle istituzioni.
Ieri il nostro Segretario ci ha parlato di molte cose. Mille cose da fare, mille progetti di legge da presentare in Parlamento. Una sorta di “shopping list” del socialismo italiano fatta di tante ricette con tanti ingredienti, alcune anche discutibili come l’accenno ad un welfare sanitario non più universale. Un elenco di iniziative che ci dovrebbe impegnare per anni e anni, a lungo termine in una politica di piccolo cabotaggio, quando invece c’è l’urgenza di fare poche cose e subito. Il segretario ha avanzato proposte molteplici sul versante italiano, sul versante europeo, su quello dei diritti, compreso la proposta, ormai non più originale, di obbligare i partiti a regole ferree di democrazia interna, legalità e trasparenza nel rispetto dell’articolo 49 della Costituzione, questione che riguarda, peraltro pesantemente, il nostro partito e questo congresso.
Ma mi sono posto il problema: qual è l’idea forza di questa “shopping list” che il segretario ha sottoposto all&rsq uo;esame del congresso e con la quale vuole parlare agli italiani? Qual è l’idea che passa nell’opinione pubblica come l’idea forza dei socialisti per cambiare il Paese? Qual è l’idea che può diventare riconoscibile come identità dei socialisti del futuro? Non c’è sintesi e l’idea forza non c’è. Da questo lungo elenco non viene fuori un’idea forte e semplice che possa identificare i socialisti nello schieramento politico italiano. E non c’è alcuna idea riconoscibile. Dobbiamo continuare così? No, una soluzione alternativa a questo modo di pensare e di agire c’è.
Occorre risvegliare la memoria e andare alle ragioni di fondo per le quali nacquero i socialisti 120 anni fa. Allora i socialisti si posero innanzitutto il problema di essere utili ai cittadini italiani attraverso risposte concrete su due questioni fon damentali. Oggi siamo obbligati dai fatti a fare la stessa cosa e riproporre con forza le ragioni delle lotte per cui nacquero allora: la questione dello Stato, come garanzia di giustizia ed uguaglianza per tutti, e la questione sociale.
Costruire uno Stato come garante di uguaglianza e libertà per tutti. Costruire uno Stato forte ed efficiente, uno Stato democratico era problema di allora ed è il problema prioritario di oggi.
Oggi la percezione dei cittadini rispetto allo Stato, e nelle sue diverse forme e articolazioni, è che fa acqua da tutte le parti, anzi fa essenzialmente schifo. Non funziona a Roma come non funziona negli enti locali, non funziona nel settore della giustizia, della previdenza, poco nel settore dell’istruzione e dei servizi. E in questa condizione trovano alimento i movimenti populisti e dell’antipolitica. È uno Stato ormai percepito dai cittadini e soprattutto dai ceti più deboli, ma anche dai ceti medi, come un ostacolo alla propria crescita e come un nemico. È percepito come uno Stato ingiusto. Ingiusto soprattutto con i deboli, debole con i forti. Fermo, cementificato, corporativo e corrotto. Questa deve essere, secondo me, la questione centrale di una nuova iniziativa socialista, sulla quale possiamo concentrare le nostre energie per una grande battaglia che punti diritto alla riforma radicale del sistema in nome dell’uguaglianza.
Senza uno Stato efficiente, liberato dalle vecchie incrostazioni burocratiche, causa principale della corruzione che ci accompagna da decenni, nessuna riforma vera potrà funzionare e troverà attuazione.
Il socialismo democratico è nato e fa perno su uno Stato giusto, su uno Stato autorevole e forte, in grado di fare e di non subire la politica economica degli altri. Uno Stato che sa subordinare il mercato al bisogno di investimenti pubblici, non lascia il mercato al mercato, entra nelle vicende dell’economia, interviene per la crescita dell’economia e dell’occupazione, sa affrontare i gravi problemi dei più giovani e combattere la decrescita.
Uno Stato forte nella lotta contro ogni forma di ingiustizia economica e sociale, che sa intervenire nella politica del lavoro e dell’occupazione, che sa attuare le riforme che annuncia e approva. Uno Stato che risponde al cittadino, che sa combattere l’evasione fiscale al pari della criminalità, che affronta l’annosa questione della giustizia in Italia. Uno Stato che è garanzia di nuovi diritti civili e libertà, che non si lascia sottomettere e piegare da vincoli esterni e interessi di parte. Uno Stato che funziona, tutela il territorio, lo difende dalla con urbazione e dalla cementificazione, lo protegge dal degrado idrogeologico e ambientale, garantisce sanità, scuola e formazione professionale come diritti irrinunciabili.
Insomma, di fronte a una situazione non più rispondente alla domanda sociale che noi vogliamo rappresentare, bisogna avere il coraggio di fare oggi ciò che non abbiamo fatto in tutti questi ultimi anni. E dobbiamo farlo con un’intensità nuova, con coraggio, con un cambio di passo e con una vivacità che finora ci è mancata. Solo così i socialisti possono essere identificati su una battaglia precisa: quelli che vogliono cambiare uno Stato che non funziona più.
Seconda questione: il partito. C’è chi ci ha criticato per essere stati troppo critici nei confronti del partito e del suo segretario. Ma partecipare a un congresso vuol dire parlare con fran chezza della linea politica che vogliamo perseguire e dirci con lealtà ciò che va e ciò che non va. Quindi, se sulla politica non basta chiudere il congresso con la doppia ambiguità, proponendo due linee tra loro incompatibili, quella del socialismo europeo da una parte e quella dell’appoggio senza riserve al governo delle “intese strette”, sul partito non è un delitto dire che il partito è debole ed insufficiente. Non è un delitto dire che siamo in difficoltà. Si riducono gli iscritti, si riducono le sezioni e si riducono gli eletti. Non è un delitto registrare che ci sono in Italia 40 province con meno di 40 iscritti, o aventi diritto al voto. Non è un delitto denunciare una condizione di rilassatezza e di disattenzione della segreteria su molte cose, alcune anche assolutamente semplici, come il tesseramento che a novembre 2013 non è ancora possibile effettuare per l’anno i n corso.
Non è un delitto denunciare che non ci sta bene un partito piccolo e per giunta dal sapore padronale, per altro di un’impresa e di un negozio ormai troppo piccoli per rappresentare un grande marchio. Un’impresa e un negozio che producono pressoché nulla. Non è un delitto preoccuparsi del partito e rivendicare una condotta corretta dei congressi e una condotta corretta della nostra organizzazione. Non è un delitto dire che molti congressi sono stati falsificati e in alcune realtà non si sono neppure tenuti, a partire dalla provincia di Roma. Ecco perché poniamo al partito sei questioni e sei cose da fare, per cambiare radicalmente la nostra condotta e la nostra politica.
– Aprire il partito all’esterno ed essere promotori di un movimento nuovo, rivoluzionario e riformista per l’attuazione di grandi riforme sociald emocratiche nello spirito della rigenerazione della sinistra e del paese.
– Prendere le opportune distanze dal governo Letta e chiedere ai nostri parlamentari di valutare caso per caso le sue iniziative e se necessario formulare e avanzare le nostre proposte anche in forte contrapposizione. Evitare di sostenere questo governo nella speranza di ottenere un posto da ministro, da viceministro o da sottosegretario, un posto peraltro a breve termine in un governo non destinato a durare a lungo. Questa non può essere la politica del PSI. A meno di adagiarsi su una politica mendicante.
– Il PSI dev’essere una forza autonoma all’interno della sinistra, ancorata ai valori della socialdemocrazia europea e può essere di stimolo rispetto agli altri partiti solo con proposte di radicale cambiamento del paese.
– Preparare da subit o l’appuntamento con le elezioni europee, accompagnando un’iniziativa per la riforma della legge elettorale europea con la presentazione di una lista socialista che non è la lista del PSI, non è nemmeno una lista di socialisti, ma è una lista socialista, di proposte socialiste per fare dell’Italia un Paese in cui sia ancora forte la cultura socialista.
– Come ha detto il segretario, questa volta giustamente, preparaci alla presentazione di una lista socialista autonoma nel caso di elezioni anticipate con il “Porcellum”, per riparare il danno drammatico che è stato prodotto nello scorso febbraio con la rinuncia alla presentazione di una lista del PSI. Ma in questo caso dovremmo scegliere i candidati con il metodo delle primarie per consentire ai territori di dire la loro e di scegliere i propri rappresentanti.
– Dobbiamo impegnarc i a garantire una gestione collegiale del partito, ma non basta l’unanimità o l’unanimismo. Una gestione collegiale significa capacità critica di guardare alle nostre difficoltà e definire le prospettive del nostro futuro. Solo così rigeneriamo il partito, solo così diamo a noi stessi ed anche al futuro segretario un contributo per costruire un progetto di cambiamento della società in cui i socialisti siano ancora protagonisti. Diversamente ci teniamo lo status quo, ma lo status quo è l’inarrestabile declino del partito. Non solo non vogliamo che questo accada, ma crediamo che sia possibile riprendere il corso di una grande iniziativa politica, una nuova iniziativa socialista, parte di un progetto di rigenerazione della cultura socialista del nostro paese. Ma per vivere in condizioni almeno normali occorrerebbe un segretario e un gruppo dirigente che credano in tre cose: credano nel partito, credano nel socia lismo come base di riferimento della propria azione politica e credano in se stessi, non per se stessi, ma nella cultura socialista.

Roberto Biscardini

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Commenti all'articolo
  1. Bene, mi congratulo con il PSI e con il Suo Segretario. Ora Riccardo urla ai giornali e alle tv chi siamo. Non si può ricordare il congresso solo per i leader che sono intervenuti; abbiamo dimostrato di avere delle idee forti, coerenti e propositive come è tradizione di questo partito che agiva a favore del popolo e non del leader ancora prima di nascere (vedi il sostegno ai moti polesani dei braccianti del 1884)

    • Sono contento di avere votato la mozione 1, sono contento della elezione di Riccardo Nencini a Segretario del Psi (confermato). Ora come nel mio intervento alla federazione di Lodi:è che il partito si faccia carico della visibilità, partecipando alle varie trasmissioni televisive più gettonate, magari sgomitando per esserci). Cercare di avere uno spazio nel governo Letta, con le proposte fatte da Nencini: lotta alla elusione ed evasione fiscale, tassare i grandi patrimoni, lotta alla corruzione, e portare avanti i diritti civili, coppie di fatto, dare una soluzione legislativa, (i dico), i tempi sono stramaturi. Ecc. ecc..
      Buon lavoro a tutti, in primis al nostro Segretario, e a tutti i parlamentari.

  2. Visti i numeri, mi sembra un quadro sconfortante. IN un partito così piccolo Nencini prende meno del 70% e mi sembra di avere letto che alcuni deputati sono in dissenso.
    Ma la politica dov’è???
    Ok alleanze, ok ospiti, ok europee, ma qui in Italia c’è il dramma.
    I socialisti cosa propongono di concreto???
    Grazie

  3. E’ stato rieletto il segretario che non meno di sei mesi fa voleva cancellare il partito socialista per fare una nuova componente con radicali e altra materia inutile. Il socialismo è altra cosa compagni!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Nencini ha portato il partito alla dissoluzione, bisogna ammettere però che ha avuto la capacità di circondarsi di una corte servile. E’ stato eletto un segretario senza discutete le mozioni nelle sedi appropriate, le sezioni territoriali, il socialismo si rigenera partendo dal territorio, confrontandosi con tutti gli attivisti e i simpatizzanti.

  4. Grillo ha la spudoratezza di arruolare con se Papa Francesco e Sandro Pertini; quando gli pare però: non pronuncia la parola “socialista” (che i suoi sodali vorrebbero cancellare dal vocabolario) e non ricorda, ad esempio, il Papa di Lampedusa (altro che grillino). Innanzi tutto, lo dico da cattolico e socialista: giù le mani dal Papa e dal grande presidente, CHE SONO DI TUTTI e come mai, invece, attacca impunemente Napolitano, presidente che condivide pienamente tutti i valori di Pertini e, oggi, anche gran parte di quelli di Papa Francesco?… Segretario: “avanti”, facciamoci sentire. Buon lavoro. Saluti socialisti!

  5. Sono stato tesserato per oltre 38 anni con il glorioso PSI…………poi ne sono uscito..dal 2012 sono tesserato col PD……………………dopo questo congresso sto meditando di uscire dal PD e rientrare col PSI….davvero RIFORMISTA – LIBERAL RADICALE – LIBERTARIO……………………io, comunque, anche all’interno del PD, mi considero sempre un SOCIALISTA IRRIDUCIBILE e sia ben chiaro INQUIETO come il grande Leone Giacomo Mancini – Ministro della Repubblica e Segretario del glorioso PSI………………………..Mi dispiace dirlo ma in Calabria, nel PSI, come nel PD, esistono i SOLITI PADRONI DEL PARTITO……………..sanno tutto loro..e fanno tutto loro stessi……………….LOTTIZZATO……………a gennaio e febbraio 2’13 per parlare con un Dirigente del PSI di Cosenza: E’ STATO IMPOSSIBILE ma anche l’On,le Nencini nion ha mai risposto alle mie numerose e-mail!!!!!!
    Auguri all’On. Nencini per la riconferma.

  6. Purtroppo gli ingrati non mancano come non mancano i rancorosi (alcuni degli intervenuti sopra ricordati). Sarebbe bene che non ci fossero, ma pazienza. Chi ha fede sincera nel partito faccia il proprio dovere e il PSI andrà avanti superando qualunque ostacolo. Auguri al segretario e ai dirigenti a ogni livello e saluti ai compagni di ogni regione. Giuseppe

  7. Nel 1992,cofirmatario Mauro Del Bue,ripresentai la 11 ott.1989- “Regolamentazione degli Statuti dei partiti politici e obblighi corrispondenti al finanziamento pubblico” -n° 4260.
    In questo Congresso ho ascoltato l’intenzione di battersi per l’art 49 della CC:facile osservare che se l’avessimo impugnato alla caduta del Muro, la storia sarebbe andata in altro modo. Ma tant’è, farlo ora varrebbe a salvare la DEMOCRAZIA COME PARTECIPAZIONE. Strumento dei cittadini-obbligato al metodo democratico, dovrebb’essere finanziato dallo stato di cui è al servizio. Con il controllo delle Assemblee nelle quali immette i Cittadini scelti dagl ‘ISCRITTI (non dagli avversari prezzolati nelle Primarie!!).Punto nodale,non ricerca di scorciatoie o di poltrone!!! Ed anche sulla legge elettorale il Psi dovrebbe indicare una strada che concili il diritto di partecipazione anche dei partiti minori. Esempio:proporzionale tipo 1992,con 1 preferenza;la scelta di una rosa (2/3?) di candidati Premier dall’Assemblea degli eletti al 1° turno;un 2° turno per l’elezione diretta del Premier con dote limitata di seggi in premio e diritto di nomina dei ministri etc. L’Assemblea ha tempo per individuare figure anche esterne e per ridimensionare l’influenza di media e rete. Il capo dello Stato resta come Garante sommo,con poteri di scioglimento in casi eccezionali ben definiti. Forse il Sistema ha bisogno di un Convegno Programmatico che riprenda il discorso di Rimini. La valanga di astensioni è la forte richiesta di Veri Partiti e Veri Programmi!!

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