venerdì, 19 ottobre 2018
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Opinioni e commenti
 

Una “clasuola sociale”
contro il mercatismo
Pubblicato il 16-12-2013


Tra il 9 novembre 1989 e il 15 aprile 1994 si determina lo scenario socio-economico planetario che stiamo vivendo, due date che hanno cambiato i destini del Mondo.

Nel 1989, con il crollo del Muro di Berlino, sembra iniziare una nuova era. Le popolazioni dell’Europa dell’Est, vissute sotto il tallone del totalitarismo comunista, attraverso quella che Timothy Garton Ash definì “refoluzioni” (un misto di rivoluzioni dal basso e di riforme dall’alto), si riversano nelle strade, con i giovani in jeans ripresi dalla televisione-spettacolo che danno l’immagine, come nel film-cult di Fritz Lang Metropolis, di un popolo uscito dalle caverne della tirannia per riconquistare la libertà.

Nel 1994 a Marrakech viene sottoscritto l’accordo sulla liberalizzazione del commercio mondiale, nasce il Wto (World Trade Organization) e la globalizzazione economica.

I due avvenimenti segnano il nostro tempo: prima, con la fine del comunismo e il sostegno dei “poteri forti” mondiali alla teoria della contestuale crisi del modello socialdemocratico, si dà la stura al nuovo dogma iperliberista del primato del mercato sulla politica, sull’individuo rispetto alla collettività; dopo, con il mercato unico globale, alla circolazione senza limiti di capitali, merci e uomini all’insegna di quel dumping sociale che segna le nuove economie aggressive di Cina e India, vere e proprie icone di quel “turbocapitalismo” descritto da Edward Luttwak, che spesso ha avuto, è il caso dell’Italia, in alcuni dirigenti ex-comunisti veri e propri cantori, passati da Karl Marx ai fratelli Marx, dall’endiadi leninista “potere ai Soviet elettrificazione di tutto il Paese” al “comunismo in cachemire”.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti, le “dure repliche della Storia” di Hegel si presentano sotto gli abiti della crisi della finanza mondiale e della recessione economica internazionale e la loro genesi è da ricercarsi proprio in quelle due date.

I leader politici della Terra si stanno interrogando sulle soluzioni in materia di produzione industriale, di lavoro e di legalità condivisa per la finanza mondiale.

Un tema che rischia di rimanere in ombra però, è quello dei diritti sociali.

È tempo di prendere di petto il nuovo mito pagano del mercatismo attraverso l’imposizione a tutti i Paesi che partecipano alla globalizzazione, di una soglia minima di regole per i lavoratori, il cui mancato rispetto dovrà essere causa di blocco alla esportazione dei prodotti. Il riferimento è a quelle Nazioni in cui i lavoratori, spesso bambini e donne in gravidanza, prestano la propria attività in industrie-lager con salari di fame anche per 15 ore al giorno, senza diritti sindacali e pensionistici, esposti a infortuni e ad ambienti nocivi, che restituiscono alla nostra memoria le pagine dolorose dei “Miserabili” di Victor Hugo; Nazioni nelle quali le multinazionali hanno delocalizzato le loro produzioni.

In favore di questa soluzione, da tempo l’OIL, l’Organizzazione Internazionale del Lavoro dell’Onu, rivendica l’introduzione della “clausola sociale”, attraverso cui garantire in tutti i Paesi del mondo un minimo salariale, il diritto di libera associazione sindacale, di contrattazione collettiva e di sciopero, il divieto del lavoro minorile e di quello forzato.

Maurizio Ballistreri

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