martedì, 21 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Una coppia irresistibile
all’attacco del Parlamento
Pubblicato il 06-12-2013


Parlamento

Due irresistibili fuoriclasse della politica-spettacolo, Beppe Grillo e Renato Brunetta, oggi gridano in coro lo stesso ritornello: questo Parlamento è pieno di ‘abusivi’, 148 per l’esattezza, quelli in attesa di convalida. E’ delegittimato – dicono – dalla sentenza della Consulta, e dunque sono delegittimati anche tutti gli atti compiuti da quando c’è il porcellum, dall’elezione della stessa Corte Costituzionale al presidente della Repubblica, giù giù fino al dicembre del 2005. Ecco così, sotto i nostri occhi, l’asse M5S-FI che si consolida, perché dietro la politica spettacolo – la matrice con Berlusconi è la stessa di Grillo, uno illusionista, l’altro comico – la sostanza è la stessa ed è quella di una destra sfascista che punta alla destrutturazione della Repubblica parlamentare nata dalle ceneri del fascismo, per ripuntare tutte le carte su un leader populista e carismatico, che cambi i connotati a un sistema democratico, indubbiamente segnato dalle ingiurie del tempo e della storia e bisognoso di restauri.

Il comico genovese punta puramente e semplicemente allo sfascio perché non ha un progetto politico alternativo mentre il capogruppo di Berlusconi alla Camera, Brunetta, mira più modestamente solo a far saltare i 148 parlamentari eletti col premio per rompere la maggioranza alla Camera e mettere in difficoltà il governo Letta, per ridare a Forza Italia il ruolo che ha perso dopo la separazione da Alfano.

Ogni occasione è buona e questa della sentenza della Consulta che ha sancito l’incostituzionalità di due pilastri della legge elettorale in vigore, è ottima. Sono fuori legge da ieri, giovedì 4 dicembre, il listino bloccato e il premio di maggioranza. Il primo è incostituzionale perché toglie ai cittadini qualunque possibilità di scelta, il secondo perché, non avendo stabilito nessuna soglia, può trasformare in un elettorato frammentato – giusto com’è oggi – la più forte delle minoranze, in una maggioranza schiacciante del 55%. Due obbrobri che ben meritavano la definizione che lo stesso ‘inventore’ della legge, il leghista Roberto Calderoli, gli aveva affibbiato: ‘legge porcata’ o ‘porcellum’.

Per valutare appieno le conseguenze della sentenza, occorre leggere le motivazioni che arriveranno tra qualche settimana, ma intanto è in corso un attacco furibondo sul tema della presunta illegittimità anche se a occhio dovrebbe apparire evidente l’astrusità dell’interpretazione offerta dagli estremisti alla Grillo-Brunetta, ovvero di una sentenza che delegittima perfino l’organo che l’ha emessa e crea un vuoto incolmabile che coinvolge tutte le istituzioni e il suo operato compresa l’estromissione di Berlusconi dal Senato …

 Una montagna di incongruenze, anzi un delirio come sottolinea il senatore socialista Enrico Buemi. “Delle due l’una. O il Parlamento non è più legittimato e, quindi, non può fare più nuove leggi tanto meno una nuova legge elettorale e si va subito al voto con le norme rimaste, oppure è legittimato e, quindi, essendo nella pienezza dei suoi poteri, può modificare le leggi vigenti, compresa quella elettorale quando lo riterrà. La teoria della botte piena e della moglie ubriaca, come si può facilmente costatare, non si può applicare neanche in Parlamento, oltre che in osteria. Solo chi è alticcio può pensare che le norme, il diritto non abbiano una coerenza.”

“Una ulteriore riflessione è necessaria rispetto alla fantasiosa tesi sulla validità di Governi, Parlamenti, Presidenti della Repubblica eletti con il cosiddetto Porcellum e, aggiungo, anche appartenenti della Corte Costituzionale che l’ha sanzionata. Chi ritiene che la stessa ha prodotto organi delegittimati – conclude Buemi – non solo sostiene aberrazioni giuridiche, ma è anche un delirante politico”.

E intanto continua anche la guerra tra chi vuole portare la discussione sulla nuova legge elettorale alla Camera dove c’è una maggioranza netta imperniata sul PD, togliendola al Senato dove fino a oggi non ha fatto molta strada, ma dove il Governo è molto più fragile e si regge solo grazie alle ‘piccole intese’ con Alfano.

“Una braccio di ferro un po’ ridicolo – ci dice Marco Di Lello, capogruppo del PSI alla Camera – visto che la legge che emergerebbe dalla Camera comunque dovrebbe superare lo scoglio del Senato”.

Ma questo Parlamento è davvero delegittimato?
“La discussione è totalmente pretestuosa e la stessa Corte, come ha ricordato anche il presidente Napolitano, ha ribadito la legittimità di queste Camere. D’altra parte se si corresse appresso alle interpretazioni del duo Grillo-Brunetta, la Consulta avrebbe sentenziato anche contro se stessa, in buona parte eletta o nominata dalle Camere e dal Presidente che si vorrebero illegittimi, delegittimando in un sol colpo Parlamento e Istituzioni.
La verità è che in questi ultimi giorni si è cementato l’asse tra il Movimento 5 Stelle e Forza Italia. L’asse del populismo, o meglio della ‘memoria corta’ visto che fino a ieri Berlusconi e Grillo criticavano la legge, ma volevano andare di corsa alle elezioni anticipate pensando di utilizzare a proprio vantaggio i difetti del ‘porcellum’. Certo è che con la sentenza della Consulta è andato in frantumi il partito del ‘voto-subito’ perché se si va alle elezioni anticipate senza prima aver cambiato la legge e con un elettorato diviso in tre blocchi, ci si condanna a un governo delle larghe intese, vita natural durante. Esattamente quello che combattevano”.

 Più facile o più difficile trovare un accordo su una nuova legge elettorale?
“Dopo la rottura tra Berlusconi e Alfano, non v’è dubbio che la maggioranza sia più coesa e dunque è più facile trovare un’intesa sulle regole a patto però di evitare furbizie. Comunque il quadro resta politicamente instabile e mi aspetto novità anche a sinistra”.

Ti riferisci alle primarie per la segreteria del PD?
“Sì, all’esito delle votazioni e al risultato di Matteo Renzi. Ci potrebbero essere delle conseguenze, delle novità nel Partito Democratico. A primavera potrebbero aprirsi degli scenari nuovi”.

Ma tornando alla legge elettorale, se si elimina il listino bloccato, censurato dalla Consulta, si torna necessariamente alle preferenze?
“Personalmente, pur avendone l’ultima volta raccolte 40 mila, sono contrario alle preferenze mentre ritengo che il sistema migliore dovrebbe essere imperniato sui collegi piccoli. Al contempo ritengo che ci sia necessità per assicurare la governabilità, che la nuova legge elettorale preveda un premio di maggioranza, ovviamente con una soglia, non come era con il ‘porcellum’ che in questo era peggiore perfino della legge Acerbo, di mussoliniana memoria che almeno l’aveva al 25%. Tuttavia, da un punto di vista giuridico, nutro più di qualche dubbio sulle censure della Consulta e mi pare che sia andata un po’ oltre i propri poteri. E comunque nessuno deve dimenticarsi che è il Parlamento che conserva il potere di legiferare”.

Un giudizio sul Congresso del partito a Venezia?
“Ci sono state delle presenze importanti, un riconoscimento del ruolo dei socialisti. Resto convinto però che sarebbe stato meglio fare questo Congresso dopo quelli del PD e di SEL, non prima”.

Carlo Correr

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