giovedì, 20 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Una proposta per la legge elettorale
Pubblicato il 16-12-2013


Ballottaggio bipolare per l’elezione diretta del Premier in una “rosa” proposta dal Parlamento? In altre parole, è conciliabile l’esigenza democratica della rappresentanza (anche con il costituirsi di nuovi partiti per frenare l’assenteismo) con una governabilità che non sia semplice staticità,come spesso accade nelle Regioni?

L’immaginazione innestata sull’esperienza suggerirebbe uno schema flessibile imperniato, sia a Costituzione modificata che non, sull’elezione diretta e distinta, in due turni, del Premier e del Parlamento, ferma restando quella attuale del Capo dello Stato. Si proporrebbero tre effetti: stabilità del governo, qualsiasi fosse la composizione parlamentare, persino se “tarata” in termini non strettamente bipolari; antimediatico,nel senso del depotenziamento dell’influenza dei media con il filtro del confronto pubblico in Assemblea; perciò di rilancio dell’ autonomia della Politica.

Lelezione-indicazione diretta del Premier avverrebbe con ballottaggio o a maggioranza nell’ambito della rosa (2 o 3?) proposta dal Parlamento. Al Premier potrebbe collegarsi un listino (di soli Deputati, con la nuova Carta) allo scopo di rafforzare il suo rapporto con la maggioranza (peraltro già all’origine della composizione della rosa). Il listino,a differenza che nel Tatarellum regionale, sarebbe però votato nel turno successivo a quello dell’Assemblea. Questa invece sarebbe eletta con un proporzionale a preferenza unica, tipo il DPR 361/57 vigente nel 92, che offre la possibilità di ricalibrare i Collegi maggiori (Roma, Milano e Napoli, nella misura di circa 1,2/ 1,5 milioni di elettori ?) e quindi di escludere le formazioni “minime” dal quorum e dall’accesso ai resti (nel ‘92, La Rete a Roma, li attinse con meno del 2%); nonché di limitare le spese elettorali per la preferenza e i brogli talvolta favoriti e “coperti” dall’elevato numero di elettori (in merito, si consultino gli Atti della Giunta per le elezioni della Camera). Mutate le situazioni storiche, con ri-modifiche – eventualmente previste nel testo – sul piano amministrativo (anche per coagulare i consensi), si potrebbe favorire – al contrario – l’emersione di formazioni nuove e/o regionali. Questa flessibilità del DPR 361/57, che intanto supera – già sul piano aritmetico il pregiudizio dell’alternativa secca tra proporzionale e maggioritario, non minerebbe la stabilità del Premier per di più rafforzato dal listino. A Costituzione mutata, questi potrebbe durare in carica X mesi in più rispetto alla Camera, nominare i suoi Ministri e limitarsi a giurare nelle mani del Capo dello Stato. A Costituzione vigente, è invece nominato come ora, sulla base dell’indicazione scaturita dalla consultazione diretta del secondo turno . Rispetto al doppio turno francese, questa ipotesi riduce il rischio dell’<anatra zoppa> e potenzia la partecipazione anche consentendo all’elettore di scegliere nell’ambito della lista (volendolo ciascun Partito) fra un numero di candidati maggiore a quello dei seggi: fuori dalla chiusura partitica nel collegio uninominale. Lo scioglimento anticipato, dopo l’istituzione del Senato delle Autonomie, riguarderebbe la sola Camera; nell’immediato, entrambe. È pacifico che, come già verificatosi,la nomina del Premier indicato poggerebbe sullimpegno di Istituzioni Partiti ed Opinione pubblica!

Nicola Savino

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Commenti all'articolo
  1. Gent.le Nicola, gent.le Direttore,
    quando sento parlare di elezione diretta del Premier (che ha come unico precedente, credo, l’esperienza israeliana, peraltro già conclusa), mi vengono sempre forti dubbi e perplessità.
    Innanzitutto, dobbiamo stare sempre molto attenti a non confondere -ma non è certamente questo il caso- tra elezione diretta del Premier e Premierato (come quello inglese, ma lo stesso discorso può farsi per il Cancellierato tedesco).
    In Inghilterra il premier non scaturisce da un’elezione, né diretta né “indiretta”, da parte del popolo. Il premierato inglese funziona perché il sistema è bipartitico ed i governi monopartitici. Sono queste le premesse dalle quali discende che il leader del partito che vince le elezioni diventa automaticamente primo ministro.
    Peraltro, anche in Inghilterra il Primo ministro può essere sostituito in corso d’opera dal Parlamento ed in particolare dal gruppo parlamentare del suo partito (come avvenuto con Eden, Tatcher, Heath, MacMillan, Callaghan, Blair).
    Quello che conta per capire davvero quali sono e come funzionano i poteri del Primo ministro inglese è il sistema partitico, cioè il bipartitismo. È la persistenza del bipartitismo il segreto della forma inglese di governo.
    Discorso analogo vale per il sistema tedesco, dove il Capo del governo è eletto dal Bundestag, e dove la Costituzione ne ha previsto la sostituibilità mediante un voto di sfiducia costruttivo. Se il cancelliere tedesco è prevedibile quanto il premier inglese, è in ragione del sistema partitico esistente. Caratterizzato da due partiti maggiori intorno al 40% dei consensi e due partiti minori intorno al 10%, la guida del governo spetta, in virtù del principio della leadership, al capo del partito dominante della coalizione vincente.
    L’elezione diretta del Premier, invece, facendo venir meno il meccanismo riequilibratore tipico dei sistemi parlamentari (cambio del governo e/o delle maggioranze parlamentari), rischia di far oscillare il Paese fra una crisi sistemica ed una paralisi altrettanto sistemica, prevedendo come unica soluzione sempre e comunque il ricorso alle urne.
    L’altro punto che non mi convince della proposta è l’elezione in due fasi del Parlamento e del Premier perché comporterebbe tempi troppo lunghi per la formazione del Governo.
    Un saluto a tutti

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