mercoledì, 20 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Via le province?
Pubblicato il 23-12-2013


Il cosiddetto ddl Delrio, che prende il nome dal ministro delle Regioni e dello Sport, non abolisce le province, come erroneamente è stato scritto. Per abolire le province è pronto un altro disegno di legge costituzionale, per la cui approvazione, secondo l’articolo 138, occorre tuttora il voto favorevole e in doppia lettura dei due terzi di Camera e Senato o un successivo referendum confermativo. Si tratta di un semplice provvedimento, quello approvato ieri alla Camera coi voti della sola maggioranza, per riordinare le province, sopprimendone consigli, giunte e presidenti, dunque gli organi politici. Nello stesso provvedimento legislativo si organizzano le cosiddette città metropolitane, sono 9 (Torino, Genova, Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari, Reggio Calabria, con Roma che avrà uno status speciale) e si istituiscono le unioni dei piccoli comuni.

Il tutto dovrebbe portare, secondo il ministro, a un risparmio di circa 1 miliardo di euro. Manifesto due ordini di perplessità. Uno rispetto ai favorevoli. E’ evidente che tale provvedimento serve per evitare le elezioni provinciali di Primavera. Già esistono venti province commissariate e non rielette, ma rieleggere i consigli provinciali in tutta Italia e poi abolirli sarebbe davvero improponibile. Non capisco, però, perchè si parta per le province proprio dall’abolizione degli organi democratici, i Consigli, eletti direttamente dalla popolazione, e non dai poteri, che dovrebbero essere trasferiti ai comuni e alle regioni. Si dice che lo si fa per abolire stipendi e compensi vari a 5.000 amministratori. Non si potrebbe ottenere lo stesso risparmio mantenendo tali organismi democratici senza pagare consiglieri e assessori?

Perchè, dopo le Camere dei nominati, i listini regionali dei raccomandati, l’abolizione delle circoscrizioni nelle città con meno di 200mila abitanti, si passa adesso alle province senza elezione diretta? Non esiste il problema di non diminuire, oltre alle spese, anche la democrazia? Una seconda perplessità la manifesto ai contrari. Possibile che in Italia appena si mette in discussione un ente, tutti coloro che ne fanno parte ne rivendichino l’insostituibilità? Così oggi è l’Upi, Unione delle province italiane, assieme ai presidenti delle singole province, vedasi quella di Bologna così attiva, ad alzare gli scudi. Troppo comodo, anche se comprensibile. Nessuno ha mai visto i tacchini far festa per il Natale.

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Commenti all'articolo
  1. “Non si potrebbe ottenere lo stesso risparmio mantenendo tali organismi democratici senza pagare consiglieri e assessori? ”
    Il genio che scrive queste cose ha risolto i problemi d’Italia:
    – non si potrebbe risolvere il deficit della sanità, mantenendo i medici e non pagandogli lo stipendio?
    – non si potrebbe risanare il buco inps, mantenendo i pensionati e non pagandogli le pensioni?
    – non si potrebbe valorizzare la scuola, assumendo più insegnanti senza pagarli?
    Ma siamo completamente impazziti??? Va bene la demagogia e l’odio verso ciò che è pubblico/politico, ma chi svolge il lavoro di amministratore pubblico coscienziosamente ha diritto ad essere remunerato. Fare politica per hobby o per volontariato non porta lontano: si finisce sempre a rubacchiare qualcosa o a esercitare maldestramente il potere che si ha!

    • Intanto si firmi, per favore. Questa è l’ultima risposta a chi non mette il suo nome. A Zse dico che non si può confondere un mestiere, quello del medico, con un incarico pubblico. E non credo ci voglia un genio per capirlo. Il mio ragionamento verte sul rapporto tra risparmio della spesa e calo di democrazia. Era solo un esempio per dimostrare che non si può tagliare un organismo elettivo solo per risparmiare un costo.

  2. Il problema primo è che si parte dal concetto di dover risparmiare e si cerca di risparmiare partendo non dalle lobbi , non dai corporativismi, ma da chi in questo momento e più debole , percepito come inutile, gli organi politici anche se questo significa rendere inutile la democrazia.
    Sono personalmemnte contrario a questa abolizione delle province , non per conservatorismo ma perchè il riordino delle strutture centrali e periferiche dello stato , non si fà perchè si deve risparmiare, ma al risparmio si arriva rendendo più efficente , più vicine ai cittadini le varie strutture delle stato , facendo in modo che le strutture siano al servizio dei cittadini e non , come spesso succede ora , i cittadini al servizio della strutture . Se facendo questo si arriva alla conclusione, al risultato che le province sono inutili si aboliscono ma, non parte dalla loro abolizione per arrivare al resto., per poi creare degli organismi fatti dai rappresentanti di altri organismi ai quali si dovranno dare strutture e personale di servizio , con il risultato di ampliare il numero degli organismi rendendo meno efficente il tutto. e alloa fine più dispendioso.
    Fraterni saluti compagno Maurizio Molinari fed. di Torino.
    AUGURONI A TUTTI NOI DI BUONE FESTE E DI UN BOUN 2014, CHE SARA’ UN ANNO DI GRANDI IMPEGNI PER NOI SOCIALISTI.

  3. Le Province si possono anche abolire.
    Ma perchè non si aboliscono prima tutte le società partecipate le municipalizzate fonte di spreco e clientelismo? Perchè non si riducono seriamente gli sprechi e tutti i privileggi che ben conosciamo?
    Auguri di Buone Feste e Buon Anno.

  4. Come sempre in Italia le cose semplici e chiare sono impossibili da realizzare, bisogna sempre infilarsi nei provvedimenti transitori dove fra i mille rivoli e sempre possibile per i furboni infilarsi nascondersi e vivere alle spalle della comunità.

  5. Le province si possono abolire, ma bisogna farlo bene. Il Consiglio dei Ministri ha varato la legge costituzionale per la vera abolizione, parecchi mesi fa. Perché non ha proceduto alla
    sua approvazione?

  6. Siamo proprio così certi che l’efficienza del nostro sistema territoriale sia estraneo alla dimensione territoriale degli enti? L’efficienza, la realizzazione delle nostre infrastrutture, può essere un traguardo raggiungibile con un supporto, di 8300 piani regolatori?
    Il tema dell’ente intermedio, così connesso allo sviluppo, può essere disgiunto dal voto degli elettori, connesso alla cerchio dei sindaci?

  7. Sostengo l’inutilità delle province fin dal 1980. Inutile qui elencare tutti gli uffici statali decentrati e gli enti partecipati che contemporaneamente verrebbero soppressi e fare il conto del relativo risparmio, sia pure a medio termine. Però sarebbe utile che il PSI lo documentasse facendone una delle sue battaglie da inserire in quella più vasta della pubblica amministrazione statale e regionale. Una proposta riformista per cominciare sul serio a cambiare l’Italia. Non siamo stati forse noi quelli della “Democrazia dell’alternanza”, della “Repubblica delle Autonomie”, della “Grande Riforma”,ecc.? Abbiamo un bagaglio di idee da riattualizzare senza nemmeno troppa fatica. Forse abbiamo perso il coraggio?! Avanti e Buon 2014.
    Paolo Caviglia

  8. Nel passaggio alla città metropolitana, i consiglieri provinciali e i membri di giunta che decadranno a fine giugno dovranno anche decadere dalle centinaia di poltrone che occupano nei cda delle partecipate della vecchia provincia.

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