Incidenti sul lavoro: 1500 vittime in tre anni

Incidenti sul lavoro“Più di 1500 vittime del lavoro negli ultimi tre anni sono un bilancio davvero drammatico”. A lanciare l’allarme è Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro di Vega Engineering in occasione della presentazione del “Rapporto Triennale Morti Bianche” che raccoglie tutti i dati degli infortuni mortali avvenuti nel territorio nazionale da gennaio 2011 allo scorso dicembre. Oltre a fornire i preoccupanti numeri, Rossato ha auspicato che i dati che “raccontano l’emergenza nel nostro Paese diventino uno strumento in più per indirizzare le politiche nazionali e regionali ad adottare provvedimenti maggiormente efficienti per la sicurezza dei lavoratori. Soprattutto nelle aree più a rischio, ovvero il Sud e le Isole”. Continua a leggere

La legge truffissima

Nel 1953 Nenni, più ancora di Togliatti, contrastò l’approvazione di quella che venne definita “legge truffa”. Si trattava di introdurre un premio di maggioranza per la coalizione che avesse superato il 50 per cento dei voti. Il premio arrivava sino al 15 per cento. Nenni più ancora di Togliatti la osteggiò perché la vide come un ostacolo alla sua “apertura a sinistra”, ancora non sbocciata per la perdurante subalternità del PSI al Pci, che verrà superata solo tre anni dopo, con l’ottobre ungherese.

Oggi la legge elettorale BR propone un premio di maggioranza per chi arriva al 37 e non al 50 più uno per cento e addirittura impone il ballottaggio se nessuno ci arriva. Il premio, nel caso si raggiunga il 37, è del 16 per cento minimo. Per di più si introduce uno sbarramento al 4,5 per cento per le liste coalizzate e i grandi partiti si succhiano come vampiri anche i voti non loro, prendendosi tutto intero anche il premio. Se quella era la legge truffa questa è la legge truffissima. Uno scandalo unico al mondo. In Inghilterra, in Francia, in Germania non funziona così. L’Italia, la patria della proporzionale, diventerà l’unica sede non del maggioritario, ma del minoritario. Si governa col 37 per cento e ci si oppone col 63. E chi governa può prendersi tutto, dai presidenti di Camera e Senato, al presidente della Repubblica, ai giudici costituzionali e del Csm e può anche riformare a suo piacimento i regolamenti parlamentari, come ci ricorda Rino Formica nell’intervista a fianco.

Non scandalizziamoci del casino che stanno facendo i Cinque stelle. Ho appena visto sul web le immagini delle proteste e delle offese lanciate in Commissione Affari costituzionali. Sono sempre contro le gazzarre. E a maggior ragione quando si passa alle mani. Però nel 1953 la lotta parlamentare si trasformò in un vero e proprio subbuglio. E si scatenò l’inferno. Vennero lanciate tavolette divelte dai banchi contro i ministri e il presidente della Camera e del Senato. Due presidenti di Palazzo Madama furono costretti alle dimissioni e il povero Meuccio Ruini, che accettò per spirito di servizio di presiedere l’istituzione solo nei giorni dell’approvazione della legge, restò anche ferito. Di che parliamo dunque? Credo che questa legge contenga in sé elementi di violenza. Va assolutamente respinta o profondamente riformata. Nel 1953 diedero la parola al popolo per approvare la legge truffa e il popolo rispose respingendola. Stavolta non può bastare, per cambiare le regole della democrazia, un accordo blindato tra Renzi e Berlusconi.

Agenda

Bolzano – sabato 8 febbraio

Si è riunita presso la sede provinciale in via Roma a Bolzano, la Segreteria del PSI.
Tra i temi affrontati sulla politica locale, è stata confermata la celebrazione del 3° Congresso Provinciale per sabato 8 febbraio 2014 a partire dalle 9,30.
Sono state invitate le forze politiche che insieme al PSI fanno parte della maggioranza del Comune di Bolzano oltre ai rappresentati delle forze sociali ed economiche.
Per quanto riguarda il referendum sulla democrazia diretta, la Segreteria si è espressa per invitare i cittadini a partecipare alla consultazione, lasciando libertà di coscienza nell’espressione di voto.
Il Segretario PSI dell’Alto Adige
Alessandro Bertinazzo

Sicilia, troppi scandali
a rischio lo statuto speciale

Sicilia-CrocettaLa vicenda siciliana, finita nelle cronache di tutti i quotidiani nazionali, con il suo bilancio eccepito in grande parte dal commissario dello Stato, rappresenta, simbolicamente, il nadir del regionalismo all’italiana, e apre la strada, ulteriormente, alle spinte rivolte verso la cancellazione della riforma del Titolo V della Costituzione. Una riforma che, invero, ha dato pessima prova di sé, avvalorando le obiezioni di chi riteneva che non avrebbe funzionato un “federalismo a Costituzione invariata” e che sarebbero aumentati solo i costi per la collettività e non già la qualità e la quantità dei servizi. Continua a leggere

Tv, il regista Diana racconta gli “Anni spezzati”

Gli anni spezzati-BoniAnni spezzati quelli del decennio tra gli anni Settanta ed Ottanta. Anni sottratti alla libertà, al diritto al lavoro. Anni di odio, ribellione, violenza, in cui regnava il senso dell’ignoto, dell’oscuro, dell’incerto in cui non si riusciva a fare né chiarezza né giustizia su casi di terrorismo che hanno sconvolto il Paese e la vita di centinaia di persone e famiglie. Anni in cui vigeva la strategia della tensione, i cosiddetti “anni di piombo”, descritti nella trilogia “Anni spezzati”, andata in onda su Rai Uno, che racconta la storia di tre protagonisti di questi anni. La miniserie in sei puntate, diretta da Graziano Diana, ha riscosso un grande successo, sebbene tra tante polemiche: tra i 4 e i 5 milioni di spettatori per uno share pari al 16-18%. Non male per un film in prima serata a sfondo storico che racconta un passato spesso sconosciuto ai più giovani. Continua a leggere

Legge elettorale: Nencini e Di Lello, no al salva-Lega

Salva LegaLa confusione regna sovrana. Mentre il Belpaese e la sua Capitale affogano sotto i colpi del maltempo, il Parlamento naviga in acque non migliori. Montecitorio è stretta nella morsa dell’azione dei penta stellati, Enrico Letta cerca di arginare quello che ha definito «un buco normativo a nostro avviso clamoroso» in merito alle incompatibilità per gli enti pubblici nazionali: il caso “Mastrapasqua”, presidente dell’Inps, vice presidente di Equitalia e direttore generale dell’ospedale israelitico indagato per truffa, abuso di ufficio e falso ideologico dalla Procura di Roma. Il caso era esploso a seguito delle indagini su un presunto giro di schede di dimissione falsificate dall’Ospedale Israelitico per ottenere 14 milioni di euro di rimborsi dalla Regione Lazio.

Letta corre ai ripari sottolineando che «l’incarico di presidente di un ente pubblico nazionale deve essere fatto in esclusiva e non in regime di conflitto di interesse» e presentando alla Camera un ddl con procedura di urgenza affinchè «conflitti d’interesse nella sostanza – ha detto ancora Letta – ma non rilevati nella norma, debbano terminare e che quegli incarichi, per i grandi soggetti nazionali, come Inps, Istat o altri, devono essere svolti in esclusività».

Proprio sul conflitto di interesse che riguarda chi ricopre cariche pubbliche, il PSI aveva presentato un emendamento alla legge elettorale, annunciato nei giorni scorsi dal segretario del partito, Riccardo Nencini e dal presidente dei deputati socialisti, Marco Di Lello.

«Chi accede a cariche pubbliche, compresa l’attività parlamentare, non può assumere decisioni  nell’interesse nazionale che potrebbero essere influenzate da quello personale e della propria azienda. E deve essere prevista per legge l’ incandidabilità. Bisogna sciogliere i nodi che hanno reso vulnerabile l’ultimo ventennio», afferma Nencini. L’elezione dei membri del Parlamento, come si legge nell’emendamento del Psi, è incompatibile con chi ha interessi ‘rilevanti’  come, ad esempio, nel caso di chi amministra  imprese che siano in rapporti con amministrazioni pubbliche, o che abbiano un volume d’affari di almeno 100 milioni annui, o che operino in attività economiche regolate in base a titoli di concessione rilasciati da un’amministrazione pubblica statale, da istituzioni o enti pubblici nazionali e regionali.

Nel frattempo, il neosegretario PD sembra veleggiare verso il tanto auspicato traguardo dell’approvazione alla Camera del “Renzellum”, il figlio concepito con Berlusconi. Di sicuro, nonostante i proclami, le insidie sono almeno tante quanti i dubbi di costituzionalità.

Proprio sul tema legge elettorale, il segretario del Psi, Riccardo Nencini e il presidente dei deputati socialisti, Marco Di Lello, in una nota hanno annunciato: «Non voteremo alcuna norma ‘Salva Lega’ prevista nella riforma della legge elettorale». Secondo gli esponenti socialisti, infatti, «non si può decidere uno sbarramento a corrente alternata, che cancelli i piccoli partiti e poi inserisca norme a vantaggio di singole corporazioni e singoli partiti. La riforma della legge elettorale deve essere fatta e in fretta. Ma senza coni d’ombra».

Intanto, l’offensiva a 5 stelle non si ferma. Riuniti all’hotel Forum, a Roma, i parlamentari M5S hanno ricevuto la visita del loro capo, Beppe Grillo, venuto a ribadire la linea dura e pura. Proprio sulle “proteste messe in atto dai 5stelle sono intervenute anche Claudia Bastianelli, segretario nazionale giovani socialisti e Roberta Capone, vicepresidente dell’Unione internazionale dei giovani socialisti che, con un comunicato, hanno duramente condannato gli ultimi avvenimenti, soprattutto per quello che riguarda la rappresentazione della donna: «negli ultimi giorni la Camera dei Deputati è diventata scenario di eventi spiacevoli», si legge nella nota. «Con dispiacere dobbiamo costatare che la nostra democrazia non solo è stata calpestata nel luogo della sua massima istituzione ma è anche arretrata nel linguaggio e nei modi. Le deputate delle Partito Democratico sono state vittime di insulti sessisti e volgari inaccettabili ancor di più se si verificano nel 2014, in una legislatura rinnovata con il più alto tasso di giovani e di donne. Una concezione medievale della donna che secondo questo pensiero riesce a far carriera solo se si “abbassa” a compiere prestazioni sessuali, se usa il suo corpo per scalare la vetta del potere. Questa concezione del ruolo della donna in politica, ma più in generale nella vita pubblica del Paese, è intollerabile e indegna di un paese civile. Le donne che sono sedute in Parlamento si sono guadagnate democraticamente il ruolo che ricoprono e offendere anche solo una di loro, significa offendere ogni cittadino che ha votato per quella deputata. Significa offendere ogni donna fuori dal Parlamento che lavora, studia e si impegna per raggiungere il proprio obiettivo e sogno nella vita. Speriamo che la situazione in Parlamento possa stabilizzarsi e finalmente prevalga da parte di tutti il buon senso e la politica, l’unica cosa in grado di dare una risposta concreta al Paese in affanno. Speriamo anche che la nuova legge elettorale tenga conto della presenza femminile che rischia con questa possibile nuova legge di diminuire tra il 20 e il 25 per cento».

RdA!

L’INTESA BR
CONTRO LA DEMOCRAZIA

Renzi-Berlusconi-legge elettorale

Il telefono squilla e mi risponde lui con la sua inconfondibile voce. Rino Formica è sempre un fiume in piena. E risponde senza domande. Con ragionamenti, previsioni, ricordi sempre lucidi, avvolgenti. Conditi con pepe e aceto. Con graffi come quelli d’un gatto che ti punta. Continua a leggere

Tutto in nome
del popolo sovrano

Quando, più di otto anni fa, l’allora governo Berlusconi partorì il “porcellum”, l’opposizione levò alte grida. Ma si guardò bene dal contrastarne concretamente l’approvazione. Né fece nulla, e al tempo del governo Prodi e all’epoca delle prime larghe intese, per modificarlo.

E non fece nulla per modificarlo perché, chiacchiere propagandistiche a parte (su questo punto, come sempre accade nelle questioni che non abbiano a che fare con sue vicende personali, Berlusconi è stato più sincero; a lui la legge Calderoli andava benissimo), il sullodato “porcellum” andava benissimo anche al Pd. E per almeno due ragioni: perché garantiva alla minoranza più forte la maggioranza assoluta dei seggi (cosa che non esisteva in nessun altro sistema elettorale occidentale) e perché assicurava al segretario di turno il controllo delle liste.

Naturalmente, nel corso del tempo, sono accadute, in sequenza, tre cose, che rendevano inevitabile la riforma. Il deterioramento del personale politico-parlamentare, attribuito, a torto o a ragione, al fatto che si trattava di un parlamento di ‘nominati’. Il risultato delle elezioni del 2013, con gli esiti aberranti, tra Camera e Senato, dovuti ai differenti meccanismi di premio. E, infine, la sentenza della Corte che indicava l’assoluta anticostituzionalità di questi meccanismi, prospettando, nel contempo il ritorno a sistemi che consentissero la possibilità della “scelta della persona” da parte dell’elettore.

A questo punto si aprivano tre possibilità: scrivere la nuova legge “sotto dettatura” (come diceva Scalfaro ai tempi di Tangentopoli) e cioè adottare un sistema proporzionale con le preferenze; adottare lo schema proporzionale, ma con correttivi (i collegi piccoli sul modello spagnolo) che garantissero, ad un tempo, le esigenze politiche dei partiti maggiori ( ragionevole possibilità di conseguire la maggioranza assoluta dei seggi con il 40% e più dei voti) e le richieste della Corte di un rapporto più diretto tra elettori e candidati; e, infine, andare verso un sistema elettorale radicalmente diverso, come l’uninominale a doppio turno.

Si è optato invece da parte dei due leader dei partiti maggiori che, insieme, rappresentano meno del 50% del corpo elettorale, per una revisione in peggio del vecchio sistema; appunto, il “porcellonem”. In peggio perché? Innanzitutto perché si aggrava ulteriormente la “torsione maggioritaria” appena ieri dichiarata incostituzionale della Corte: col nuovo sistema, con la novità incredibile (e senza precedenti) del doppio turno di coalizione, un partito che avesse ottenuto meno del 20% dei voti al primo turno può tranquillamente prendere la maggioranza dei seggi al secondo essendosi, nel frattempo, opportunamente sbarazzato del Senato.

Seconda variante peggiorativa: la liquidazione per legge dei piccoli partiti. O, più esattamente, di quelli non disposti a fare i clienti dei due partiti maggiori. Con il “porcellonem” saremmo tutti costretti a coalizzarci per necessità (con forti possibilità di abbandoni successivi mentre le alleanze politiche, checché ne dicano i tromboni della seconda repubblica, si fanno dopo le elezioni e sono durevoli) come avveniva con il sistema precedente, ma questa volta lo sbarramento funzionerebbe anche all’interno della coalizione. Meglio, allora, imbucarsi subito nel partito grosso.

Il risultato? Quello auspicato, con profonda sintonia, dai due Capi. Di avere a disposizione (e su questo Berlusconi ha le stesse aspettative di Renzi) un potere politico, nella misura del possibile incontrollato. Non siamo, naturalmente a “un popolo, uno stato, un duce”. Niente di tutto questo. Siamo, semplicemente, a “un partito, un governo, un leader”.

Niente di male, per carità. Solo che tutto questo non ha nulla a che fare con una repubblica parlamentare e con i partiti. Mentre non osa arrivare a quello che sarebbe il suo più logico sbocco, la repubblica presidenziale. Siamo a metà del guado: alla repubblica di Renzi e di Berlusconi. Due grandi leader, per carità; ma all’interno del peggio dei due sistemi.

Dimenticavamo la questione delle preferenze. Ce ne scusiamo con i nostri lettori. Confessando che non abbiamo creduto neanche per un attimo alla possibilità di un loro ripristino. Ricordiamoci che nell’Europa e nell’Italia di oggi, tutto si fa in nome del popolo, ma a condizione che questo interferisca il meno possibile nelle scelte dei suoi benefattori.

Alberto Benzoni

Inps, pagine Facebook e pagamenti online

Dopo quelle su riscatto della laurea, buoni lavoro, lavoro domestico e sistema contributivo, l’Inps intensifica la propria presenza sui social network con due nuove pagine Facebook dedicate, questa volta, alla tutela della famiglia e alle modalità di pagamento online. La pagina ‘Inps per la famiglia’ è nata con lo scopo di rendere ancora più fruibili tutti quei contenuti informativi, disponibili sul portale istituzionale www.inps.it, indispensabili per un corretto utilizzo delle prestazioni erogate dall’Ente assicuratore a sostegno della famiglia, rendendoli disponibili a un numero sempre maggiore di utenti. Congedo di maternità, congedo parentale, permessi per allattamento, durata delle prestazioni, relative indennità economiche e altro ancora sono spiegati in modo sintetico ma esauriente, come anche le modalità per la presentazione delle rispettive domande: lavoratrici e lavoratori dipendenti o iscritti alla Gestione separata e lavoratrici autonome possono così trovare le prime indicazioni utili sui servizi disponibili. Nella pagina trova ampio spazio, inoltre, il contributo sperimentale – previsto per gli anni 2013, 2014 e 2015 – per l’acquisto di servizi di baby sitting al termine del congedo obbligatorio di maternità e in alternativa al congedo parentale.

Per accedere è necessario essere in possesso di un profilo Facebook dal quale digitare in ricerca ‘Inps per la famiglia’ o andare direttamente su https://www.facebook.com/INPS.PerLaFamiglia e cliccare su ‘Mi piace’. I contenuti di ‘Inps per la famiglia’ – che nel corso del tempo saranno via via integrati – rimandano al portale www.inps.it e al Contact Center Integrato Inps-Inail, oppure alle sedi dell’Istituto sul territorio. ‘Inps – Come pagare online’, invece, è una pagina informativa sui servizi offerti dall’Istituto con il ‘Portale dei Pagamenti’, lo sportello virtuale che raccoglie i diversi servizi Inps per pagare i bollettini online o stampare i Mav relativi a contributi per lavoratori domestici, riscatti, ricongiunzioni, rendite, versamenti volontari, attività sociali per i dipendenti pubblici, amministratori locali e Fondo Clero, o acquistare i voucher per il lavoro occasionale accessorio. Il Portale dei Pagamenti è raggiungibile direttamente dalla home page del sito www.inps.it e grazie alla facilità di accesso e alle sue funzionalità semplifica le operazioni di versamento, con il vantaggio di poter in ogni momento verificare direttamente online lo stato dei propri pagamenti. Per accedere alla pagina occorre essere in possesso di un profilo Facebook dal quale digitare in ricerca ‘Inps – Come pagare online’ o andare direttamente su https://www.facebook.com/INPS.ComePagareOnline e cliccare su ‘Mi piace’.

Cgil, Cig: mezzo milione di lavoratori a zero ore nel 2013

Oltre 515mila lavoratori relegati per l’intero 2013 in cassa integrazione a zero ore, in ragione di 1.075 milioni di ore di cig, richieste e autorizzate lo scorso anno, ovvero il terzo peggior risultato degli ultimi quattro. Una mole tale che porta il totale di ore messe a segno nei passati sei anni di crisi economica, a partire cioè dal 2008, a più di 5,4 miliardi. Lo afferma la Cgil in una recente nota. La forzata astensione dal lavoro per l’oltre mezzo milione di lavoratori coinvolti nei processi di cassa a zero ore nel 2013 ha inciso inoltre pesantemente sul reddito con la perdita complessiva di oltre 4.125 milioni di euro, ovvero 8 mila euro in meno in busta paga per ogni singolo lavoratore. Questo in estrema sintesi il bilancio degli effetti determinati dalla crisi sullo scorso anno in termini di ricorso alla cassa integrazione secondo l’elaborazione delle rilevazioni dell’Inps da parte dell’Osservatorio Cig della Cgil nazionale nel rapporto di dicembre 2013.

Numeri che, per il segretario confederale della Cgil, Elena Lattuada, descrivono ”un sistema produttivo letteralmente frantumato per un verso dai colpi della crisi e dall’altra dal non aver messo in campo misure per invertire la tendenza. Il tutto mentre questa situazione si riversa con violenza sulla condizione di centinaia di migliaia di lavoratrici e lavoratori che, entrando nel settimo anno di crisi, versano in una condizione di grandissima sofferenza”. Per Lattuada serve quindi ”un netto cambio di passo, l’avvio di un’opera di vera e propria ricostruzione che metta al centro, prima ancora delle regole, interventi che favoriscano processi di riorganizzazione generale dell’economia e della produzione”. Le ore di cassa integrazione globali, richieste e autorizzate lo scorso anno, risultano essere il terzo peggior risultato dall’inizio della crisi. Con 1.075.862.355 di ore (-1,36% sul 2012), il 2013 si piazza al terzo posto dietro al 1.090.654.222 di ore richieste l’anno precedente e al dato record conseguito nel 2010, anno d’introduzione della casse in deroga, pari a 1.203.638.249.

Nel dettaglio, scorporando le ore di cassa integrazione tra ordinaria (cigo), straordinaria (cigs) e in deroga (cigd), questi i valori segnati lo scorso anno: 343.544.183 per la cigo (+2,37% sullo stesso periodo del 2012), 458.897.124 per la cigs (+14,64%), 273.421.048 per la cigd (-22,93%). Rimane quindi senza variazioni la richiesta media di ore pari a 80/90 milioni di ore al mese per l’intero 2013, costante a partire da gennaio 2009, così come elevata l’incidenza delle ore di cig per lavoratore occupato nel settore industriale pari in dodici mesi a 157 ore per addetto. Per l’intero sistema produttivo la Cgil stima così una perdita secca di oltre 134,4 milioni di giornate lavorative per l’intero anno trascorso.

Uil: nel 2013 Cig salvato 527mila posti

La cassa integrazione ha salvato complessivamente, nel 2013, circa 527 mila posti di lavoro, circa 2 punti del tasso di disoccupazione, di cui 137 mila coperti dall’utilizzo della cig in deroga. E’ stato Guglielmo Loy, segretario confederale Uil ha sintetizzare così i dati dell’Osservatorio sugli ammortizzatori sociali del sindacato. Il totale complessivo delle ore richieste nel 2013 ammonta a circa 1,1 miliardi di ore, con una contrazione rispetto al 2012 dell’1,4% mentre in 5 anni di crisi, le ore autorizzate sono ammontate a circa 5,3 miliardi. La cassa in deroga, con oltre 1,4 miliardi di ore, ha avuto un’incidenza media del 27,4%. “Accanto a questi dati, c’è l’altra faccia della medaglia. Quella di un consistente numero di lavoratori che, perdendo il posto di lavoro, ha fatto domanda di Aspi”, ha aggiunto.

“Di fronte a queste cifre, non si può che auspicare una rapida ripresa del nostro sistema economico attraverso la messa in atto di politiche ad hoc e, nel brevissimo termine, assicurare per il 2014, un congruo stanziamento di risorse per la cassa in deroga di cui ancora massicciamente si fa richiesta”, ha proseguito. Dal raffronto per gestioni, emerge che la cassa integrazione straordinaria e ordinaria aumentano rispettivamente del 14,6% e 2,4%, a fronte di una flessione delle richieste di cassa in deroga del 22,9%. In valori assoluti, nel 2013, la gestione che assorbe il maggior quantitativo di ore è la straordinaria (459 milioni), seguita dall’ordinaria (343,5 milioni) e dalla deroga (oltre 273 milioni). Dall’analisi dei dati per macro aree, seguita lo studio Uil, tra il 2012 ed il 2013, solo il Nord subisce un incremento di richieste (+1,3%), a fronte del ridimensionamento che interessa sia il Mezzogiorno (-5,7%) che il Centro (-4,1%). Nel 2013, al Nord si concentra il maggior quantitativo di ore richieste dalle aziende (636,6 milioni), a cui segue il Mezzogiorno (242 milioni circa) ed il Centro (197,3 milioni). Da una nostra stima sul numero di posti di lavoro potenzialmente salvaguardati dalla cassa integrazione nel 2013, risulta una media di oltre 527 mila.

A livello regionale, in 9 Regioni e nella Prov. Aut. di Bolzano si registrano innalzamenti tra i due periodi considerati, con l’ascesa maggiore a Bolzano (+64%). Viceversa, il calo maggiore di ore richieste, in Umbria (- 35,4%). Lombardia e Piemonte sono le due Regioni che, in percentuale assoluta, assorbono il maggior quantitativo di ore autorizzate nel periodo (rispettivamente: circa 251,5 milioni di ore e 130 milioni). In valori assoluti, le prime 5 Province per maggior numero di ore di cassa in deroga autorizzate sono: Milano (13,6 milioni), Roma (11,6 milioni), Torino (9,8 milioni), Vicenza (8,8 milioni) e Padova (8,6 milioni).

Carlo Pareto

FIAT LUX?

Fiat Europa-Londra

«Secondo me, per capire il problema della FIAT, si deve partire dal presupposto che la cosa più importante è che manca una politica industriale sia all’interno dell’Europa che dei singoli Paesi». Sergio Cofferati, ex leader della CGIL guarda con una prospettiva ampia al polverone sollevato dopo la decisione del Lingotto di trasformare a storica industria automobilistica di Torino in Fiat Chrysler Automobiles con sede legale ad Amsterdam e domicilio fiscale a Londra. E’ la globalizzazione, bellezza.

Una decisione che arriva a poche ore dall’altro caso che ha fatto scalpore, quello della svedese Electrolux che, pena la delocalizzazione della produzione in Polonia, chiede ai lavoratori il dimezzamento del salario.

Electrolux, FIAT e Alitalia, una sorta di trittico che incarna la fine di un’epoca: la compagnia di bandiera (o quello che ne rimane) ha, infatti, aperto le procedure per la cassa integrazione che riguarda duemila esuberi, quasi tutti su Roma. Sono passati pochi anni da quando una cordata di “capitani coraggiosi” si propose di risollevare le sorti della compagnia. Di coraggio, ma soprattutto di competenze imprenditoriali se ne sono visti davvero pochi.

Di fronte ad uno scenario del genere non resta che interrogarsi, cercando di pensare fuori da quegli schemi che, gli eventi degli ultimi anni, hanno fatto saltare.

Cofferati, il caso FIAT come quello Electrolux impongono una riflessione, l’ennesima, sul ruolo della contrattazione sindacale. Possibile che non si possa opporre una logica diversa a quella dell’abbassamento dei diritti?

Il problema ha molteplici aspetti. Il nodo centrale però, io credo, è che l’Europa ha subito un inesorabile processo di deindustrializzazione. Un processo che ha avuto un impatto molto forte acuitosi con la crisi cominciata nel 2008. Una parte consistente della produzione manifatturiera europea o non esiste più o è stata trasferita altrove. Tutto questo è avvenuto nella sostanziale indifferenza delle istituzioni.

Si riferisce alle istituzioni europee o a quelle nazionali?  

Entrambe. Il fenomeno europeo del resto è composto dalle tessere di un mosaico fatto dai singoli Stati membri. È mancata l’azione, ma prima ancora l’elaborazione di un’idea di cosa debba essere un sistema economico comune, di quali siano le priorità e di cosa debba essere difeso con tutti gli strumenti disponibili.

Errori irrecuperabili?  

In realtà, sembra che l’Europa qualche passo avanti lo stia facendo su questo aspetto. Per la prima volta, dopo anni, sembra essersi aperta una discussione intorno all’assetto futuro dei settori strategici per il Continente. C’è finalmente un documento impegnativo che riguarda i settori della cantieristica, dell’acciaio e dell’auto che invita gli stati a seguire delle linee guida. Naturalmente si tratta di documenti che non hanno contenuti vincolanti, ma è importante che si cominci a costruire un’idea di quali debbano essere le priorità per l’industria europea, i presidi sui quali si deve investire a partire dalla ricerca, fino alla produzione.

Si ritorna al nodo di sempre, manca l’Europa politica?

Certo, per fare seriamente interventi di questo tipo ci vuole un’autorità politica e le istituzioni europee hanno uno spazio limitato. Questo lavoro è piu semplice nei singoli Stati dove esistono governi che hanno autorità, funzioni e poteri. Però, proprio questi poteri hanno permesso alle forze di centrodestra in Europa di avviare quell’inversione di tendenza di cui parlavo poco fa, hanno cancellato l’idea stessa di una politica industriale inseguendo il mito di affidare tutto al cosiddetto libero mercato. I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

Le sinistre hanno saputo fare di meglio, sono riuscite a proporre un’alternativa?

Io credo cha la sinistra, con tutti i limiti e contraddizioni che sono insite nel lavoro degli uomini, abbia avuto la tendenza ad affrontare diversamente la problematica.

A sinistra si era intuita la portata della mutazione in atto nella divisione mondiale del lavoro?

Io credo che la sinistra abbia colto il cambiamento e abbia provato a misurarsi con esso. Se pensiamo, ad esempio,  al documento elaborato subito prima del trattato di Lisbona del 2000 capiamo che si è cercato di esplorare questo nuovo territorio. Quel documento di altissimo livello, in gran parte dovuto elaborazione teorica Jacques Delors, dava una linea che poi non è stata seguita: diceva sostanzialmente che, nel mondo che si globalizza, l’Europa deve proporre un modello di produzione legato alla qualità prodotto come del processo. Il cuore di questo approccio doveva essere la conoscenza perché la competizione sul mercato globale non va fatta sui costi del lavoro e su un profilo basso di produzione che porta rotture sociali e cancellazione dei diritti, ma sull’innovazione e la ricerca sotto il cappello della conoscenza.

Poi cosa è successo?

È successo che, negli anni successivi, in Europa i governi socialisti sono stati scalzati da governi di centrodestra che hanno cancellato qual progetto straordinario sostituendolo con approcci neoliberali.

Come mai la destra è riuscita a fare breccia nell’elettorato?

In larga parte perché proponeva scappatoie facili di fronte a processi complessi che, oggettivamente, presentavano delle criticità nella messa in atto e degli impegni di lungo periodo.

Cosa si può fare oggi?

Riscoprire il valore e l’importanza della politica industriale agendo su due versanti: quello della creazione di un’infrastruttura materiale e immateriale dei territori per renderli attrattivi, da un lato, e dell’incentivazione della conoscenza e del sapere che possa dare un valore aggiunto tanto al prodotto che al processo, dall’altro. La conoscenza deve essere legata alla professionalità del lavoro e, in questo, il sistema educativo gioca un ruolo chiave.

Roberto Capocelli