lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Le aziende italiane hanno
il fiato sempre più corto
Pubblicato il 27-01-2014


Aziende-italiane-crisiSecondo l’ultimo bollettino della Banca d’Italia la crescita dell’attività economica mondiale e degli scambi internazionali prosegue anche se con tassi di crescita moderati. Negli Stati Uniti vi sono segnali di rafforzamento dell’economia. Anche nelle economie emergenti continua crescita, soprattutto in Cina, con un aumento del PIL del 7,8% nel terzo trimestre 2013 rispetto al periodo corrispondente del 2012, seguita da alcuni paesi emergenti tra cui Filippine, Singapore, Indonesia, Argentina e India. Nell’area dell’euro si registra una modesta ripresa anche se resta fragile.
In Italia, secondo la Banca d’Italia, il PIL, sostenuto dalle esportazioni, ha interrotto la propria caduta nel terzo trimestre del 2013. Le prospettive tuttavia sono ancora molto diverse a seconda delle categorie di imprese e della localizzazione geografica. Al miglioramento delle prospettive delle imprese industriali di maggiore dimensione e di quelle più orientate verso i mercati esteri, si contrappone un quadro ancora sfavorevole per le aziende più piccole, per quelle del settore dei servizi e per quelle meridionali. Il tasso di disoccupazione ha raggiunto il 12,3 per cento nel terzo trimestre e sarebbe ulteriormente in aumento nel bimestre ottobre-novembre.

Le proiezioni della Banca d’Italia indicano il ritorno a una crescita moderata nel biennio 2014-15. Quest’anno si registrerebbe una moderata ripresa dell’attività economica, che accelererebbe, sia pur in misura contenuta, l’anno prossimo: dopo essersi ridotto dell’1,8 per cento nel 2013, il PIL crescerebbe dello 0,7 nel 2014 e dell’1,0 per cento nel 2015. Il miglioramento dell’economia si trasmetterebbe con i consueti ritardi alle condizioni del mercato del lavoro: l’occupazione potrebbe tornare a espandersi solo nel 2015.

Di estremo interesse anche uno studio sul rischio di insolvenza delle società italiane da parte di Cerved Group, che ha messo a punto un Risk Index. Fissando pari ad 1 il minimo rischio e a 100 il massimo rischio di insolvenza, in Italia è risultato pari a 64,4 nel 2008, a 72,3 nel 2012, raggiungendo il massimo di 73,6 nel 2013, con un aumento del 10% delle sofferenze nell’ultimo anno. Nel settore delle costruzioni nel 2013 l’indice registra il rischio più elevato, con 77.9. Non tutta la filiera ha risentito nello stesso modo del rischio. Sono andati meglio gli International contractor, il settore delle piastrelle e dei sanitari che hanno una quota di fatturato all’estero elevata.

Nel settore industriale l’indice è risultato più elevato nel settore dei mezzi di trasporto, nel sistema moda e nel sistema casa, mentre i settori dove il rischio è risultato più basso è quello della Chimica Farmaceutica e dell’Hi Tech. Nel Terziario l’indice di insolvenza più alto si registra nel 2013 nella logistica/ trasporti e il più basso nell’energia. Il rischio di insolvenza per area geografica per il 2014 è previsto mediamente in riduzione, ma rimarrà più elevato nelle regioni del Sud, in particolare in Sicilia, con 85,8 punti, nel Molise, 84,3, in Calabria con 81,9. Il rischio più basso si prevede nel Nord Est, in particolare in Trentino Alto Adige (55,9), in Friuli Venezia Giulia (62,6) e in Veneto (65,1).

Nonostante questi dati negativi è da registrare che alcune imprese non solo a livello nazionale, ma anche in regioni del Sud hanno fatto registrare utili in alcuni casi elevati. In testa alla classifica delle imprese italiane per utile nel 2012 è risultata l’Eni con 7,7 miliardi, con un incremento del 13 % rispetto al 2011. È seguita da Tenaris (1,2 miliardi di utile), Poste Italiane (1,0 miliardi), Saipem (902 milioni di euro), Enel (865 milioni), Fiat Industrial (810 milioni di utile). In questa situazione ci vorrebbero interventi urgenti e straordinari per il rilancio dell’economia e per l’aumento dell’occupazione prima che sia troppo tardi.

Vincenzo Gallo

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