domenica, 27 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

27 gennaio: il giorno della Memoria
Pubblicato il 23-01-2014


Giorno della MemoriaIl 27 di gennaio si celebra la Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale in cui si commemorano le vittime dell’Olocausto e del nazismo. La data venne scelta per ricordare quando il 27 gennaio del 1945 un’avanguardia dell’Armata Rossa, che si stava spingendo come un cuneo attraverso la Polonia, calando dall’Alta Slesia in direzione Berlino, giunse nei pressi di Auschwitz, dove la marcia dei soldati si arrestò e si squarciò il velo dell’orrore.

In quell’inferno, che aveva raggiunto i rilevanti confini di quaranta chilometri quadrati di estensione, le stime recenti dicono che vennero uccise oltre un milione di persone. Per la gran parte le vittime erano ebrei provenienti da tutta Europa. Quando i russi entrarono nel lager non incontrarono nessuna opposizione, i tedeschi lo avevano evacuato alcuni giorni prima, il 18 di gennaio, trascinando con loro anche le ultime migliaia di prigionieri, si parla di 60 o 70mila, molti dei quali morirono di stenti prima di raggiungere gli altri campi di concentramento ai quali erano stati destinati.

La macchina di sterminio nazista di Auschwitz, la più grande nel suo genere, nacque per ordine del numero uno delle SS, Heinrich Himmler, a seconda guerra mondiale in corso già da alcuni mesi. Correva la primavera del 1940, era il 27 di aprile, quando fu deciso di costruire in un’area ritenuta strategica un nuovo campo di concentramento. Venne così individuata la zona di Oswiecim (Auschwitz in tedesco), piccola località polacca che sorge al confine con la Germania. In quel luogo erano disseminate strutture dell’esercito polacco in stato di abbandono, mentre tutto attorno pulsavano le miniere carbonifere e i giacimenti di ferro dell’Alta Slesia, già resi  facilmente raggiungibili da numerosi collegamenti ferroviari.

Il complesso fu considerato perfetto dal punto di vista logistico, ma al contempo alla giusta distanza di sicurezza e abbastanza appartato dai veri e propri centri urbani. Per di più si poteva prestare a trasformarsi, contemporaneamente, sia in un campo di concentramento, nel quale i prigionieri lavoravano per i nazisti sino a consumarsi mortalmente, sia in un campo di sterminio. L’area infatti, per la sua vastità, fu divisa in parti distinte: a Monowitz (Auschwitz III), dove sorgevano decine di sottocampi, furono predisposti gli agglomerati di raggruppamento dei prigionieri, a Birkenau (Auschwitz II), invece, lo sterminio. Birkenau, dunque, il cui significato è “bosco di betulle”, a imperitura memoria si è guadagnata il ricordo di luogo sinistro e sinonimo di atrocità, morte e sofferenza.

Nel 1940, inviati sul posto per compiere un sopralluogo e per dare il definitivo benestare alla costruzione della struttura, furono Rudolf Hoss, poi comandante del lager, e Adolf Eichmann, figura chiave nelle deportazioni dei nazisti e principale collaboratore di Reinhard Heydrich, il gerarca nazista promotore della conferenza di Wannsee durante la quale venne pianificata la “soluzione finale della questione ebraica”.

Rudolf Hoss, già esperto di campi di concentramento per avere prestato la sua opera a Dachau e Sachsenhausen, si diede un gran da fare per rendere operativa al più presto la nuova macchina di morte con l’ambizione di farla diventare la più sofisticata e funzionale possibile perché potesse assolvere al più presto e al meglio alla direttiva nazista dello sterminio di massa. I soldati tedeschi, impiegati sul fronte sovietico per l’operazione Barbarossa, eliminavano già i nemici e gli ebrei con un colpo di proiettile alla nuca, e anche con metodi più brutali, gettando poi i corpi in fosse comuni. Ma presto giunse da Berlino l’ordine di velocizzare le operazioni, vi era la necessità di programmare in modo più scientifico la strage.

Per esempio il comandante di Auschwitz, già nel dicembre del 1941, per primo sperimentò gli effetti  letali del gas Ziklon B su un certo numero di prigionieri, dicendosi poi soddisfatto della rapidità d’azione del veleno e apprezzandone da subito la capacità di ridurre il margine degli sprechi sugli omicidi. Quella sostanza, divenuta devastante per l’uomo e strumento di strage di massa, venne originariamente brevettata dall’industria chimica tedesca come disinfestante e poi etichettata quale insetticida. I piani di potenziamento del lager, di pari passo con l’espansione della guerra, crebbero in modo esponenziale. La massima accelerazione arrivò in coincidenza del 20 gennaio del 1942, con la conferenza di Wannsee, quando Reinhard Heydrich comunicò al “ragioniere dello sterminio”, Adolf Eichmann, che avrebbe dovuto organizzare nelle terre dell’Est la deportazione di oltre 11 milioni di persone. E fu pochi giorni dopo, da febbraio, che cominciarono ad arrivare i primi contingenti di prigionieri destinati a morire nelle camere a gas.

Ancora, però, nel lager mancavano i forni crematori e i cadaveri sepolti nelle fosse comuni rischiavano di inquinare le falde acquifere sottostanti. Tuttavia, quando il capo delle SS Heinrich Himmler, nel luglio del 1942, si recò a compiere una visita, Auschwitz Birkenau funzionava ormai a pieno regime. Nelle quattro gigantesche camere a gas potevano essere stipate sino a 2mila persone alla volta, mentre altrettanti forni crematori arrivarono a incenerire oltre 4.500 cadaveri in un giorno. Ogni pratica di eliminazione di massa poteva durare da un minimo di 5 a un massimo di dieci minuti, questo era il tempo che il micidiale Ziklon B impiegava a saturare i polmoni delle vittime che dopo una terribile agonia cedevano al soffocamento.

L’eliminazione umana, per i nazisti, aveva raggiunto i massimi livelli di razionalizzazione e pianificazione industriale sfruttando le punte della più alta e sofisticata tecnologia del tempo. La macchina che produceva morti, con i suoi forni, le sue caldaie e quelle ciminiere a sbuffo che soffiando in alto ceneri di uomini dipingevano il cielo di grigio scuro continuò a fagocitare vittime a pieno regime sino al 27 di gennaio del 1945, quando appunto l’avanguardia dell’Armata Rossa sollevò il coperchio su quei crimini contro l’umanità e la terribile verità fu svelata in modo chiaro, inequivocabile e palese a tutto il mondo.

L’SS Rudolf Hoss, durante il processo di Norimberga, spiegò con freddezza e rigida professionalità militare il funzionamento di Auschwitz. Alla giuria sembrò che il capitano si compiacesse del livello di operatività e precisione raggiunto dal lager. Poco tempo dopo l’ex comandante del lager fu spedito in Polonia. Venne quindi imprigionato a Cracovia, dove nel corso di un altro dibattimento replicò in modo impeccabile la spiegazione del funzionamento dell’inferno che i nazisti avevano domiciliato ad Auschwitz. La Corte Suprema di Varsavia lo giudicò colpevole. Rudolf Hoss, il 16 aprile del 1947, venne giustiziato per impiccagione davanti a uno dei grandi forni crematori del lager.

Ferruccio Del Bue

 

 

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