giovedì, 21 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Addio Abbado ambasciatore della musica
Pubblicato il 20-01-2014


Claudio AbbadoE’ venuto a mancare oggi nella sua casa di Bologna il direttore d’orchestra e senatore a vita Claudio Abbado. Nato a Milano nel 1933 da una nota famiglia di musicisti e compositori – il padre era il noto violinista Michelangelo Abbado – inizia i suoi studi musicali presso il Conservatorio ‘’Giuseppe Verdi’’ specializzandosi in pianoforte, composizione e direzione d’orchestra. Diplomatosi inizia di corsi di perfezionamento con figure di rilievo del panorama musicale come Antonino Votto (futuro maestro di Riccardo Muti) per la direzione e Friedrich Gulda per il pianoforte. Si trasferisce in seguito a Vienna dove, grazie ad una borsa di studio, inizia un prestigioso corso biennale sotto la guida di Hans Swarowsky.

Vincitore nel 1958 del Concorso Koussevitzky della Boston Symphony Orchestra debutterà in seguito negli Usa con la New York Philharmonic. Il debutto italiano arriverà un anno dopo quando arriverà a Trieste come direttore sinfonico. Inizia da qui un veloce carriera che lo porterà a dirigere nei più importanti teatri italiani ed stranieri come il Teatro ‘’La Fenice’’ di Venezia, il Covent Garden di Londra ed il Metropolitan Opera House di New York. Finalmente nel 1967, a soli 35 anni, approda al Teatro ‘’La Scala’’ di Milano dove dirige la serata di gala per l’apertura della stagione scaligera 1967/1968 con la “Lucia di Lammermoor” di Gaetano Donizetti con la grande Renata Scotto. Rimarrà alla Scala sino al 1986, ricoprendo simultaneamente importanti incarichi di direzione per le maggiori orchestre internazionali come la Wiener Philharmoniker e la London Symphony Orchestra.

Passa quindi alla Staatsoper di Vienna dove, grazie anche alla grande libertà decisionale, riesce a mettere in scena opere da tempo dimenticate o ignorate da altri direttori d’orchestra. Giunge infine alla Berliner Philharmoniker che lo vedrà dal 1989 al 2002 nelle vesti di direttore artistico. Dopo la permanenza a Berlino si dedica a progetti propri continuando comunque un regolare lavoro di direzione in tutta Europa. Figura di grande spicco a livello internazionale, Abbado è stato trai più amati e richiesti direttori d’orchestra italiani e sicuramente il più talentuoso degli ultimi anni. Ha lavorato con le più importanti istituzioni musicali arrivando sino a firmare il suo primo contratto con il Gruppo Universal (al quale appartengono le celebri etichette Deutsche Grammophon, Philips Classical e Decca).

Innovatore e sperimentatore è stato in grado di far riscoprire e conoscere opere liriche ormai in disuso come il ‘’Simon Boccanegra’’ di Verdi e molte opere di Gioachino Rossini ed includendo in ambito sinfonico autori come Alban Berg, Igor Stravinskij, Arnold Schönberg, in precedenza raramente eseguiti. Fu anche fondatore di numerose orchestra da lui in seguito dirette. Nominato dal capo dello Stato senatore a vita, insieme all’architetto di fama mondiale Renzo Piano al fisico nucleare Carlo Rubbia e alla neurobiologa Elena Cattaneo, il Maestro Abbado era da tempo malato e aveva cessato la propria vita pubblica. Grande emblema del genio italiano nel mondo rimarrà un fondamentale punto di riferimento per le generazioni a venire.

Alessandro Munelli

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Commenti all'articolo
  1. Quel Faust del 1963 diretto da Abbado

    Mio padre era allora membro della direzione teatrale che si costituì nell’anno del passaggio della gestione del teatro Municipale al Comune, cioè nel 1957. Il 1957 era l’anno del centenario della nascita del teatro, costruito dopo l’incendio che demolì quello di Cittadella, che risorse come Politeama Ariosto solo nel 1876. E nell’anno del centenario era stato allestito un signor cartellone lirico con una Bohème cantata da Ferruccio Tagliavini, che di quella messa in scena s’improvvisò anche regista, e con Nabucco, Falstaff e una memorabile Walkiria, della quale appresi a sei anni a canticchiare la famosa cavalcata. Seguivo la stagione lirica da bambino, nel palco ove troneggiavano personaggi che diedero la loro vita al teatro, quali Gigetto Garavaldi, i piu austeri Negri e Degani, il più attempato Rinaldi, l’avvocato Pagani. Ricordo perfettamente il debutto di Pavarotti nella Bohème dell’aprile del 1961, che premiava i vincitori del Concorso Peri. Ricordo Tagliavini in “Un ballo in maschera” dello stesso anno. E una Turandot dello stesso 1961 col tenore Bruno Prevedi che era influenzato e non riusciva a cantare e a chiedere comprensione al pubblico uscì proprio mio padre sul palcoscenico. Nel 1963 si rappresenterà anche “L’amico Fritz” di Mascagni diretta da uno sgusciante Zedda, che un ospite d’oltrenza volle definire con un grido “un vero parmigiano”, suscitando ilarità e proteste nel nostro loggione. Con Aida si provarono le vocalità di un parmigiano non contestabile, e cioè Bergonzi, che Radames sarà tra i migliori al mondo. C’era stato anche Prokofiev con la sua “L’amore delle tre melaranc” e poi la mozartiana “Le nozze di Figaro”. Pochi giorni dopo era la volta del Faust di Gounod. A dirigerlo si presentò la giovanissima promessa Claudio Abbado. Magro, alto, con capelli pettinatissimi, sembrava uno studente di Oxford. Dirigeva con la bacchetta impugnata a mano e con larghi movimenti del braccio. Aveva solo trent’anni. Fece subito impressione per la sicurezza e l’autorevolezza. Finita la rappresentazione fummo inviati a cena a Rubiera da Arnaldo. Direttore del teatro era un grande e generoso organizzatore di cultura come Gigetto Reverberi. A cena ricordo anche Zedda, con Reverberi, mio padre, i cantanti. A un certo punto per scherzo mio padre disse ad Abbado: “Tu saresti capace di dirigere anche la musica della pubblicità del dado Lombardi”, che era allora famosa per lo spot su Carosello. Abbado si rifiutò con un sorriso. Zedda era invece disponibile, più estroverso e allegro e si improvvisò un coro da lui diretto. Una serata di quel tipo vissuta a dodici anni non la si dimentica e ogni volta che Abbado tornava a Reggio mi tornava in mente. Claudio Abbado l’ho ascoltato mille volte. Di lui ricordo un concerto con Pollini nel nostro Municipale con musiche di Nono e di Beethoven nell’ambito di Musica e realtà, il Barbiere di Siviglia del 1995, le più recenti Così fan tutte e Il flauto magico. Ma non posso dimenticare le sua meravigliosa esperienza scaligera iniziata nel 1967 e culminata con interpretazioni verdiane di grande prestigio, i suoi concerti anche a Reggio con la sua Malher orchestra e ricordarlo per quello che è stato. È cioè uno dei più grandi direttori d’orchestra del mondo, forse in assoluto tra i primissimi per ricercatezza e raffinatezza. Per capacità di leggere e di interpretare. Si è scritto che per lui tutto doveva diventare musica da camera, musica da fare insieme, una riduzione e una semplificazione meticolosa, votata alla perfezione. Mi impressionò la sua simpatia e semplicità. Quando si presentò sul palco con Pollini, erano entrambi vestiti con maglioni larghi, sembravano due studenti universitari sessantottini. Poi cominciarono a suonare e l’arte musicale prevalse su tutto.

    Mauro Del Bue

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