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Opinioni e commenti
 

ASPETTANDO LA CORTE
Pubblicato il 07-01-2014


Corte Costituzionale-Legge Elettorale

È un puzzle davvero intricato. Alla sua risoluzione è appeso il destino dell’esecutivo guidato dal presidente Letta e voluto da Giorgio Napolitano. Forse, molto di più. Quello della riforma, ormai non più rinviabile, della legge elettorale è un nodo sul quale, con il passare delle ore, si intensificano, infittendosi, voci, sospetti, ipotesi, veleni. Un punto su cui sembrano convergere e modificarsi gli equilibri politici, le spinte e le controspinte generate da quel sistema dei partiti entrato inesorabilmente in crisi: tutti mobilitati come per una sorta di gran finale di quella stagione inauguratasi proprio con la modifica della legge elettorale avvenuta nel ’93 e seguita al referendum del 18 aprile delo stesso anno che segnò la fine della Prima Repubblica.

«Il problema di un sistema non normale si è riprodotto nel periodo post ’93» dice all’Avanti! il professor Fulco Lanchester, giurista e costituzionalista, che guarda con preoccupazione all’attuale scenario politico non nascondendo i rischi che la situazione determina rispetto «alla stabilita dell’ordine democratico».

Mentre il gioco del neoeletto segretario PD, Matteo Renzi, continua a non essere chiaro, destabilizzando ogni giorno l’esecutivo voluto dalla scelta di responsabilità dell’inquilino del Colle, la situazione nel Paese indica chiaramente, qualora ce ne fosse ulteriore bisogno, che la via delle riforme è l’unica davvero percorribile per riallineare un sistema in difficoltà alle radicali trasformazioni in atto. Senza di esso, il tanto sbandierato cambiamento, rischia di rivelarsi solo un paravento per velleità leaderistiche e scalate politiche.

Perché, spiega il professor Lanchester, «innanzitutto è necessario sottolineare che ci troviamo di fronte ad una situazione inedita, non verificatasi in altri ordinamenti. La Corte Costituzionale ha dichiarato illegittima parte della legge elettorale». Secondo il costituzionalista, infatti, «ora tocca alla stessa Corte Costituzionale dare delle indicazioni circa i principi costituzionali intorno ai quali articolare la nuova disciplina del voto».

Una situazione anomala e inedita, dunque. Che ha richiesto, e richiede ancora uno sforzo straordinario per venirne a capo. Come ricorda il senatore socialista Enrico Buemi, infatti, «per individuare con serietà la direzione di marcia e prescindendo dalle convenienze di è necessario attendere il deposito delle motivazioni della sentenza della Corte Costituzionale».

Una visione ribadita dallo stesso Lanchester quando afferma che «adesso, siamo nella fase della comunicazione più che della decisione. Nessuno, al di là delle parole che si sprecano sui modelli elettorali, sta davvero facendo dei passi concreti. Questo deriva soprattutto dai problemi interni al PD. Per ora ci si annusa aspettando le motivazioni della Corte perché ci sono interessi molto differenti in campo»

Primi fra tutti quelli, appunto, del neoeletto segretario democrat. «Ad esempio, il modello spagnolo che vorrebbe Renzi è appoggiato anche da Berlusconi e compagni perché fa male, fa tanto male, al NCD: si tratta di un sistema che è basato su piccoli collegi che, di fatto, favorirebbe solo i grandi partiti come PD, Forza Italia e Grillo. Gli altri sono tutti morti».

Del resto, Renzi non ha mai fatto mistero della volontà di sgombrare il campo da tutte le formazioni politiche minori, complice anche la marea “anticasta” che si è abbattuta sul Paese.

Ma a che prezzo? «L’election day potrebbe favorire la polarizzazione e la vittoria in entrambe le Camere. Poi, anche se non sarà facile, si potrebbe pensare all’innovazione bicamerale ed elettorale», sottolinea Lanchester.

Inoltre, continua il costituzionalista, «le recenti proposte di Renzi in materia elettorale possiedono tre caratteristiche fondamentali: innanzitutto sono ancora ipotesi con carattere “comunicativo”, in attesa delle motivazioni della Corte costituzionale». Inoltre, «sono meccanismi pervasi da logiche profondamente differenti: il cosiddetto sistema spagnolo di tipo bipartiticizzante; il Mattarellum rivisto di tipo maggioritario; il “sindaco d’Italia” di tipo bipolarizzante coalizionale. Si tratta, dunque, di «proposte che non risolvono il problema del bicameralismo perfetto ed hanno come vero scopo quello di far fibrillare il Governo» agendo come «strumenti che non tengono conto della liquefazione e nello stesso tempo ristrutturazione del sistema partitico».

Manovre politiche a parte, è necessario inquadrare correttamente quanto avviene. «Il vero problema da prendere in considerazione è che l’inefficienza del meccanismo elettorale riguarda il bicameralismo perfetto regolato dall’articolo 94 della Costituzione, per il quale ciascuna Camera accorda o revoca la fiducia al governo. Una legge elettorale che può non garantire maggioranze omogenee tra Camera e Senato, come già avvenuto».

Spiega il professore, infatti, che «sia il Mattarellum che il cosiddetto Porcellum si sono scontrati con la realtà del bicameralismo. I due sistemi, per come erano stati pensati, avrebbero dovuto funzionare benissimo rispetto ai propositi dei partiti se non ci fosse stato il bicameralismo. I casi dei governi Berlusconi e Prodi sono indicativi in questo senso.

«Il cosiddetto Mattarellum fu introdotto dai partiti che si stavano liquefacendo e si illudevano ancora di controllare l’elettorato, che li aveva abbandonati. Il Porcellum da una maggioranza che sapeva di non poter vincere le elezioni e che, con la connivenza delle opposizioni, ha pensato a favorire, da un lato, l’ingovernabilità, dall’altro il controllo degli eletti con il marchingegno della lista bloccata».

Lo spartiacque arriva con «con la fine di Berlusconi, iniziata già nel 2010, ma certificata definitivamente nel 2011, quando siamo entrati in una fase in cui le figure e gli organi costituzionali di controllo interno (Presidente della Repubblica) e esterno (dalla Corte Costituzionale al Presidente della Repubblica, dalla Corte di Cassazione alla Corte dei Conti) suppliscono un asse politico e parlamentare completamente “imballato”», spiega il giurista.

Ma, altre nuvole nere si addensano all’orizzonte. A colorare di tinte fosche questa impasse politica, vi è, ricorda Lanchester, «una durissima crisi economica e sociale, con il 40-50 per cento dei giovani che non ha occupazione, un PIL che non cresce da 8 anni. Abbiamo una situazione di tensione sociale sempre maggiore. Bisogna stare attenti alla stabilità dell’ordine democratico».

C’è un grande bailamme e per Lanchester si prefigura il rischio di una ”crisi societaria”: alcuni vorrebbero abbassare il rumore, altri sembra di no.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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Commenti all'articolo
  1. La sensazione che ho sfogliando i giornali, é che chi parla di qualunque posozione politica essa sia, é la sicumera blaterante delle cose sentite e risentite senza una posizione chiara e definitiva.Ho la sensazione di ascoltare l’oroscopo dei più celebrati chiromanti, da quì la similitudine, siamo in mano ad un coacervo strutturato di chiromanti, e la via d’uscita non possiamo trovarla perchè é tutta un’illusuione. L’analisi del professor Fulco Lanchester é come per tutte le persone coerenti, giusta e condivisibile, ma la giostra dei chiromanti non sà che farne.

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