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Opinioni e commenti
 

Banca, commerciale o di investimento: un divorzio utile, anzi urgente
Pubblicato il 10-01-2014


Banche-rapporto LiikanenIl processo di finanziarizzazione dell’economia è ritenuto dalla Commissione europea, insieme alla mancanza di controlli adeguati, concausa degli squilibri alla base dell’attuale crisi globale. Per contrastare la crescita del ruolo della finanza, la ricetta europea è quella di una netta separazione delle attività di “trading” ad alto rischio dal resto delle attività di deposito, cioè una divisione netta dei compiti delle banche commerciali da quelli delle banche di investimento. Questa è la principale raccomandazione presentata a Bruxelles, il 2 ottobre 2012, dal Rapporto del Gruppo Liikanen, un gruppo di undici esperti guidato da Erkki Liikanen (governatore della Banca di Finlandia e membro del Consiglio della BCE), incaricato dal commissario europeo per il Mercato interno e i Servizi, Michel Barnier, di studiare alcuni possibili interventi sulla revisione del sistema bancario.

I tempi sono maturi per regolamentare la divisione dei compiti della banca dal rischio finanziario. “E’ quanto mai necessario che la banca torni a fare la banca, un concetto imprescindibile affermato nel nostro disegno di legge – delega – ha dichiarato il segretario del PSI, Riccardo Nencini – presentato ieri in Senato, che punta tutto su questa separazione. Se un risparmiatore vuole depositare i propri risparmi in un conto corrente o in un libretto si rivolge alla banca ma non deve essere esposto ai rischi derivanti da attività speculative.”

La divisione tra le attività bancarie di “retail” e “trading” risale all’epoca del New Deal, con la legge Glass – Stagall Act del 1933 adottata come risposta alla grande depressione del ’29 e rimasta in vigore per circa settanta anni. La separazione netta tra banche commerciali e banche d’affari è stata, poi, soppressa nel 1999 con il Gramm – Leach – Bliley Act, durante la presidenza di Clinton.

In Italia, un’analoga separazione venne stabilita dalla legge di Donato Menichella del 1936, che poneva, anche, limiti stringenti tra attività bancarie a breve termine e a lungo o medio termine. Menichella proibì, inoltre, alle banche commerciali, sia di detenere quote di partecipazione e di controllo nelle aziende non bancarie, sia qualsiasi attività di trading su titoli e valute. Il decreto legislativo n. 385, del 1993 (Governo Ciampi), ha stravolto l’intero assetto bancario, passando da una regolamentazione rigorosa alla “banca universale”, cui erano lasciati enormi margini di azione.

In seguito alla crisi finanziaria del 2008, soprattutto negli Usa, personalità come Paul Volcker, ex governatore della Federal Reserve e Mervyn King, governatore della Banca d’Inghilterra, hanno richiesto a gran voce modifiche dell’intera struttura del sistema bancario e, in particolare, il ritorno alla separazione tra banche commerciali e banche d’investimento.

Dal punto di vista normativo, prevedere la semplice separazione delle attività fra le banche commerciali e quelle d’affari non è sufficiente. Per questo occorrerebbe intervenire in modo decisivo modificando il Testo Unico bancario, precludendo, in particolare, alla banca l’esercizio di attività finanziaria con la modifica dell’articolo 10, comma 3, del TUB.

Silvia Anela

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