martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

Cannabis, serve discutere sulla posizione proibizionista
Pubblicato il 13-01-2014


Cannabis-uso terapeuticoLa recente svolta a favore delle droghe leggere uruguaiana, diventata poi legge, offre alle democrazie l’opportunità di ridiscutere la validità della posizione proibizionista. Nel Nord America, il medesimo meccanismo antiproibizionista sta rodando l’impianto normativo. Gradualmente, il consumo di droghe leggere viene collaudato con l’uso terapeutico; in alcuni casi esteso ad uso ricreativo. Oltreoceano il business di Wall Street ha da tempo proiettato piani d’investimento e rendite sul mercato della cannabis. Di conseguenza i 18 stati che permettono la somministrazione terapeutica e i 10 che si apprestano a legalizzarne l’uso ricreativo stanno già valutando l’impatto degli utili di bilancio. In Colorado, poi nello stato di Washington DC a seguito di referendum popolari, sono già attivi i primi coffee-shop.

Dal 1987 ad oggi la percentuale di cittadini americani favorevole alla legalizzazione è salita dal 15% a quasi la metà della popolazione. In Italia non è ancora chiara la percentuale dei favorevoli e dei contrari ma l’attuale quadro normativo definisce rigidamente i confini. Le priorità nel nostro Paese non mancano, le emergenze neanche, ma è più in generale che viene offerta l’occasione per una riapertura del dibattito politico. Secondo una proiezione delle Nazioni Unite, nel 2012 l’Italia si piazzava al secondo posto fra i Paesi con maggior consumo di cannabis in percentuale, al mondo.

Altissimo il tasso fra i giovani, circa il 30%, poco meno del 20% fra gli adolescenti e circa il 10% degli adulti. La società italiana, per via della crudeltà della crisi e sollecitata dallo stallo della vecchia politica ha l’opportunità di ripensare una sua strada verso la crescita economica e perché no, anche sociale. I cittadini, attraverso molteplici segnali, chiedono alla nuova generazione politica di affrontare con responsabilità e concretezza nuovi diritti, maggiori libertà. Strettamente attuale e connesso con il momento il dramma delle carceri, lo strapotere delle mafie che colludono, offendono e infettanogli strati della società.

Viviamo mischiati a individui che hanno il coraggio di aprire il fuoco sulle forze dell’ordine o contro un amico per interessi o per logica di controllo del territorio sullo spaccio degli stupefacenti. Soldi e spavalderia, in mezzo manca lo Stato. Va quindi distinta la presa di posizione rispetto dalla presa di coscienza che una democrazia deve compiere per dar seguito al cambiamento e all’integrazione normativa dei fenomeni sociali. La regolamentazione più valida sembra esser quella che riserva la vendita della cannabis alle farmacie, per tenere alla larga i minori e confinarne il consumo entro le mura domestiche.

Sarebbero così favoriti i controlli sul principio attivo, nuovi introiti provenienti dalla tassazione di tale mercato; circa 10 miliardi di euro di imposte derivanti dalla commercializzazione. Linfa per le autonomie locali, per il ciclo produttivo e una boccata d’ossigeno per il sistema carcerario con un risparmio stimato dal parziale svuotamento delle carceri di circa un milione di euro al giorno. I consumatori dovranno accettare nuovi obblighi e conseguenti norme da rispettare.

Anche su questo versante andranno investite delle risorse per informare nella direzione del consumo ragionevole. Si immagini il colpo assestato alla malavita organizzata che comunque manterrà il controllo sui mercati più loschi. Da anni la mafia investe su giovani professionisti dello spaccio e apre canali di business con i cartelli sudamericani, rei di mostruosi e inumani omicidi. È dalla forza dei proventi del traffico fiorente della droga, dalle falle dello Stato che le mafie fondano con forza la loro controcultura.

Non è necessario rivolgere lo sguardo oltreconfine, aspettare l’impulso esterno. Tutti gli stati devono gestire una collettività. Se si ha l’occasione di riformare strutturalmente il Paese, con i tanti sacrifici che vengono e verranno chiesti, è un dovere prendere in considerazione l’immagine di un’Italia che mai ci si sarebbe aspettati. Considerando la scarsità di servizi al cittadino i proventi del nuovo Monopolio potrebbero essere dirottati sulle criticità dei servizi locali e pubblici. 

Leo Filippeschi

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