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Opinioni e commenti
 

Il sistema politico si sta “avvitando” sulla legge elettorale
Pubblicato il 08-01-2014


Legge elettorale copia

Il buon senso vorrebbe che per trovare una soluzione ad un problema si debbano pendere in considerazioni i nodi centrali che quel problema determinano. Ma, si sa, il buon senso non va molto d’accordo con i tatticismi politici. Forse nemmeno la tattica visti i precedenti storici. Quando nel 2006 l’allora segretario democratico Walter Veltroni decise di stringere un accordo con Berlusconi per dar vita alla peggiore fra le leggi elettorali della storia repubblicana e, probabilmente, dei sistemi democratici mondiali, riuscì nella eroica impresa di perdere non solo le politiche, ma anche la sua cara Roma, della quale si vantava di essere il miglior sindaco.

La storia si ripete? Di sicuro le voci messe in giro dal sempre acuto capogruppo alla Camera di Forza Italia, Renato Brunetta, non lasciano presagire nulla di buono. Smentita subito dal PD, la notizia assume un significato particolare perché il fatto che possa apparire verosimile lascia intendere quanto è importante la partita in atto sul tema.

Un precedente storico e una coincidenza di interessi. Oltre al fatto che, allora come oggi, il problema è sempre lo stesso, immutato. Anzi, è sempre lo stesso dal lontano ’94: l’Italia che “vo’ fa l’americana” ha un problema, o una specificità, come meglio dir si voglia. Il caro e vecchio bipolarismo, invocato come la panacea di tutti i mali, mal si adatta al n ostro Paese. Non da un punto di vista etico, ma di numeri. I due partiti più grandi non riescono a conquistare la maggioranza degli elettori, punto. Meno che mai con la comparsa delle luccicanti cinque stelle di quello che può definirsi a pieno titolo come il “terzo polo”. Da vent’anni i giganti nani della scena politica cercano di con-vincere eliminando le altre realtà del variegato panorama democratico che, nel bene e nel male, caratterizza l’Italia. Siamo, dunque, in presenza di una forzatura della democrazia che si ripete dal ’94?
Si pensò allora di risolvere il problema della stabilità di governo. I risultati li conosciamo: la stabilità si è avuta solo in un caso, quello del Berlusconi a palazzo Chigi nel 2001; di contro la rappresentatività democratica ha pagato un alto prezzo visto che quello stesso governo ha raccolto molti meno voti di un qualunque governo di coalizione della Prima Repubblica.

Ora, come ricordava il costituzionalista Fulco Lachester sulle pagine di questo giornale, è tempo di attendere le motivazioni della Corte senza dare troppo peso al chiacchiericcio. Eppure, lo scenario di un eventuale accordo per l’election day, smentito dallo stesso sindaco fiorentino, lascia pensare circa la metodologia con la quale si sta gestendo questa delicata fase di crisi. Una fase che potrebbe mutare notevolmente con la pubblicazione, imminente, delle motivazioni della sentenza della Consulta, rendendo impercorribili una, o più, delle soluzioni proposte da Renzi.

Avanti! ne ha parlato con Giovanni Crema, socialista ed ex senatore che ha seguito per lungo tempo la materia elettorale.

Senatore Crema, su quali equilibri politici si gioca la partita sulla legge elettorale?

Siamo in presenza di una forzatura della democrazia che si ripete dal ’94. Si pensò allora di risolvere il problema della stabilità di governo, ma i fatti hanno dimostrato che le scelte messe in atto non hanno funzionato. È importante fare, però, una premessa. Il Consiglio Europeo ha emanato una direttiva, anni fa quando fu introdotto il Porcellum, raccomandando ai Paesi aderenti, quindi anche all’Italia, che le modifiche alle leggi elettorali non vengano prodotte a ridosso delle elezioni. Ci fu una delegazione di controllo dell’OSCE che ci censurò. Chiunque voglia mettere mano alla riforma della legge elettorale, se è una persona seria, deve prendere in considerazione questo punto.

Che dire, in quest’ottica, di un eventuale accordo Renzi-Berlusconi?

Dico che non si può compiere lo stesso errore, come proposto da Forza Italia e annunciato da Brunetta, di trovare una maggioranza tattica per la modifica della legge alla luce della volontà di andare subito a votare. Non è un caso che questa, pure se per ragioni opposte, sia anche la volontà dei 5 Stelle. È un atto poco responsabile oltre che in violazione di ogni convenzione democratica europea. Se qualcuno ha questa intenzione non può far finta di non sapere che lede le direttive del Consiglio nato per allargare la democrazia e fortificare le Istituzioni democratiche in Europa.

Dunque una responsabilità anche di Renzi?

Mi auguro che il leader di un Partito che si chiama democratico e che ha espresso la volontà di aderire al PES si ispiri largamente a questo principio. Fino ad ora, esplicitamente, la volontà di andare subito ad elezioni è stata espressa solo da FI e M5S. Se poi ci sono agende nascoste io non posso saperlo.

Quale strada andrebbe, dunque, percorsa nell’approcciare la materia della modifica della legge elettorale?

Noi dobbiamo modificare una legge antidemocratica quale il Porcellum, ma dobbiamo anche ragionare alla luce dell’occasione e della necessità storica che stiamo vivendo. Si deve capire se la nuova legge deve corrispondere alla motivazione prima del ‘censimento democratico’ espresso dalle elezioni, ovvero la costruzione di un Parlamento e di un governo.

E questo cosa implica?

Implica che se dobbiamo e vogliamo davvero semplificare il sistema, senza fare demagogia o slogan, si deve guardare a due aspetti contemporaneamente. Una modifica della legge che miri a garantire la governabilità da un lato e la riforma del parlamentarismo dall’altro. Queste cose ci sono o no? Nelle tre proposte di Renzi vengono citati tre sistemi che possono essere applicati benissimo a due Camere e questo, data la situazione, è un assurdo

Perché?

Perché è improrogabile e necessario, oltre che più serio, portare avanti una modifica che porti anche ad una riforma del sistema legislativo.

Di che tipo di riforma parla?

Parlo di una trasformazione del Senato, attuale fotocopia della Camera, in un Senato delle Autonomie e delle Regioni.

Non è un tema in agenda?

Bé, la posizione di FI è strumentale. Il sistema proposto dal partito del Cavaliere non prevede la modifica costituzionale.

Ci spieghi.

Dei tre sistemi proposti da Renzi, Forza Italia ha scelto quello che non implica modifiche costituzionali: è un atto grave perché, come ho detto, siamo di fronte a un passaggio cruciale ed è necessario fare delle scelte importanti, ora o mai più. Non si può fare della legge elettorale una questione ideologica o strumentalizzarla politicamente. Qualunque forza politica che abbia a cuore il futuro del Paese, che è davvero sull’orlo del baratro, dovrebbe concorrere affinché ci sia una reale trasformazione.

Che ci dice rispetto al problema della governabilità?

Garantire la governabilità non è un problema di un sistema maggioritario che abbia un premio equilibrato e connaturato al reale consenso del corpo elettorale, non certo come il Porcellum. La possibilità del cittadino di scegliere l’eletto è un altro punto sul quale, però, si fa confusione. Questa può compiersi sia con la preferenza sia con i collegi uninominali dove c’è una rosa di candidati e si può scegliere: chi dice il contrario o non è informato o è in cattiva fede. Del resto è quello che per tanto tempo è avvenuto per il Senato italiano  E, da ultimo, c’è necessità di un sistema che, seppur maggioritario, garantisca una semplificazione degli schieramenti nel rispetto della pluralità delle culture politiche: questo si ottiene o con il doppio turno o con un modello tipo Mattarellum della coalizione. Oppure anche il modello del sindaco d’Italia con apparentamenti potrebbe essere un’altra soluzione in grado di garantire sia le coalizioni sia le culture politiche.

Quale sarebbe la prima conseguenza politica dell’adozione di altri modelli?

Soluzioni di altro tipo fanno fuori le culture politiche del Paese. Se questo è l’obiettivo allora è un altro paio di maniche. Il problema è che la classe dirigente anziché rimediare al corpo flaccido del Paese che chiede scorciatoie, gli corre dietro. Qui non si capisce, o non si vuole capire, che mantenere gruppi parlamentari diversi, rappresenta un’articolazione democratica, vuol dire che non si può essere padroni. ma solo leader di una coalizione. Noi non siamo gli USA, basta vedere le tensioni che ha avuto FI e le tensioni che ha il PD. Il partito maggioritario del centrodestra e quello del centrosinistra devono avere la capacità di attrarre alcune culture affini senza annientarle. Questo non  vuol dire mantenere il pulviscolo o la confusione. Per semplificare e ridurre il peso dell’apparato basta fare una Camera unica e le cose si semplificano. Con una semplificazione democratica becera del sistema si ottiene solo il risultato di avere un leader con alle spalle un deserto. Se Renzi è davvero il nuovo che avanza lo si vedrà nella misura in cui riesce a proporre un rinnovamento del sistema: di sicuro non c’è più tempo per giocare.

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

Roberto Capocelli

@robbocap

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