martedì, 25 settembre 2018
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Opinioni e commenti
 

COSI’ CI STIAMO
FACENDO DEL MALE
Pubblicato il 09-01-2014


Letta-governo-Renzi

C’è un nuovo sondaggio realizzato da Tecne per Tgcom 24 che parla chiaro: Renzi va bene, fa guadagnare voti al PD, ma se si andasse a votare a maggio proprio come vuole lui e Berlusconi, a vincere sarebbe quest’ultimo. Insomma Renzi farebbe il bis di Veltroni, bravo a vincere le primarie, ma anche a perdere le elezioni.

I risultati danno, infatti, il centrodestra (con Fi, Ncd e altri) al 36,7% (36,1% nel sondaggio precedente), contro il centrosinistra (con Pd, Sel e altri) che si attesta al 33,5% (31,5% nello scorso sondaggio); il M5S di Grillo scende, invece, al 20,6% (contro il 23,2% dello scorso sondaggio). Per quanto riguarda, infine, la fiducia nel Governo, diminuiscono i giudizi positivi: 32%, contro il 35% dello scorso sondaggio. I giudizi negativi salgono al 52.6% (47,7% nello scorso sondaggio), mentre il 15.4% degli intervistati non fornisce indicazioni.

Letta si logora e la fiducia nel governo cala. Certamente una mano glie a sta dando la stessa compagine governativa dove, vedi il caso ultimo Carrozza-Saccomanni sugli scatti di anzianità 2013 agli insegnanti, pare si parlino lingue diverse.

Tanto per aumentare il grado di confusione Alfano ha rilanciato sul tavolo delle unioni civili tra omosessuali che Renzi indicava tra le priorità del ‘suo’ governo. “Se propongono il matrimonio gay – ha avvertito oggi – ce ne andiamo un attimo prima a gambe levate e denunciandolo all’opinione pubblica”. Ora è evidente che il tema non merita una crisi di governo, anche perché dovrebbe essere di competenza delle Camere così come lo furono il divorzio e l’aborto ai tempi dei governi di centrosinistra, ma è però un casus belli perfetto per Alfano che non vuole fare la fine del tacchino a Natale con il suo nuovo partito se intravvede la possibilità di essere scaricato da un patto Berlusconi-Renzi sulla legge elettorale, con tanto di elezioni anticipate a maggio.

Giustamente a questo punto, nota il segretario del PSI, Riccardo Nencini, “l’esecutivo ha bisogno di un check-up urgente. Troppi solisti, sia tra i Ministri che tra le forze che sostengono il governo. Prima l’imbarazzo dell’incomunicabilità’ tra i ministri Carrozza e Saccomanni, ora il tormentone della TASI con tanto di diktat da parte di Scelta Civica e le notizie emerse oggi sul caso kazako. Dopo gli incontri bilaterali potrebbe rendersi necessaria una riunione collegiale”.

La parola ‘rimpasto non piacerà certo a Renzi, ma se non si mette mano all’esecutivo e non si coinvolge l’intero PD nel sostegno al governo, non solo quello che faceva riferimento al precedente segretario Bersani, il logoramento quotidiano è destinato a provocare un bel ruzzolone. L’immagine di Letta ne soffre, ma anche quello dei partiti della ex larga maggioranza. Non è pensabile che gli elettori vadano alle urne dimenticando quanto ha fatto o non ha fatto il governo che c’era scindendo le responsabilità di Letta da quelle di Renzi.

Ognuno si prepara allo scontro alzando la bandiera che gli è politicamente più congeniale. Alfano quella dei matrimoni tra gay, Monti quella della tenuta dei conti.

Ieri come si diceva la tragicommedia degli aumenti agli insegnanti con tanto di minaccia di ritiro di 150 euro mensili dalla busta paga e veloce dietrofront, oggi la minaccia di Scelta Civica di non votare la fiducia al governo se manterrà così com’è l’emendamento al decreto legge Enti Locali. I montiani, precisa il segretario del partito Stefania Giannini, chiedono l’apertura “di un tavolo in cui definire, entro un mese, come deve essere la fiscalità sulla casa”.

L’emendamento in questione concede ai Comuni la possibilità di aumentare l’aliquota della Tasi allo scopo esclusivo di incrementare le detrazioni per le famiglie e i ceti più deboli, ma spiega Fassino, presidente dell’Anci – sostenuto da un bel gruppo di senatori PD, “non risolve il nodo del minor gettito che i Comuni avranno rispetto all’Imu”. “Certamente – aggiunge – l’emendamento va nella direzione giusta ma soltanto al 50%. Infatti, se la flessibilità sull’aliquota è finalizzata soltanto alla copertura delle detrazioni, non risolve il problema del minor gettito sulla prima casa. Quindi al governo e al parlamento chiediamo di dirci come intendono affrontare questo problema”.

Un guazzabuglio da cui è difficile uscire perché la partita vera non è nelle questioni sollevate, ma nei rapporti all’interno della maggioranza dopo l’elezione di Renzi.

Sembra già di essere in campagna elettorale, ma non quella delle europee di cui tutti ignorano allegramente i temi, piuttosto quella per le politiche. Anche il Job Act, il Piano del lavoro (in italiano), di Renzi potrebbe avere questa lettura. Un elenco di misure interessanti, suggestive, ma fragili quanto a fattibilità non foss’altro perché non ci sono i soldi per realizzarle. E non è poca cosa.

Prendiamo a prestito una dichiarazione del parlamentare di Forza Italia Osvaldo Napoli per sintetizzare il senso di questa brutta giornata poliotica. Dice Napoli: “I deputati renziani accusano il Nuovo centrodestra di voler ritardare la riforma elettorale; Alfano accusa Renzi di volere una legge contro Ncd; Scelta civica accusa tutti di incapacità e minaccia di lasciare la maggioranza se non cambia la tassazione sulla casa. È un bel quadretto familiare di una maggioranza coesa e allegramente in marcia verso il baratro. Il guaio è che nel baratro ci stanno portando l’Italia”.
Ma sì, facciamoci del male.

Armando Marchio

 

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Commenti all'articolo
  1. Fassino continua a sostenere le ragioni dei comuni, ma non sono tutti uguali. Ci sono comuni spendaccioni e comuni virtuosi. C’è chi esagera con contributi clientelari, consulenze evitabili spese di rappresentanza eccessive. Ci sono comuni con un rapporto dipendenti/abitanti assurdo. Ci sono altresì sperequazioni ingiustificate nei trasferimenti dello stato agli enti. Prima di tartassare i cittadini si pensi a questo.

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