domenica, 20 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

Cinema, “Un boss in salotto” sbanca ai botteghini
Pubblicato il 20-01-2014


Un Boss in salotto-ArgenteroÈ stato il secondo film più visto lo scorso week-end e definito il film del 2014 ad inizio gennaio, in cima ai Box Office davanti a “Frozen”. Ha battuto anche “Il capitale umano” di Paolo Virzì. Uscito il primo gennaio con un video antipirateria dei tre attori protagonisti (Rocco Papaleo, Paola Cortellesi, Luca Argentero ndr), “Un boss in salotto” è stato campione di Capodanno con un milione di euro incassati in un giorno. Il regista Luca Miniero centra un altro successo dopo l’altro record che si aggiudica “Benvenuti al Sud”, trasmesso su Canale 5, che è stato visto da 6.571.000 telespettatori. Una classica commedia all’italiana in grado di regalare tanto divertimento al pubblico, facendogli riscoprire l’importanza della famiglia e delle origini meridionali.

LA RIVALSA DEL SUD – In un mondo in cui sembra dominare il modello del Nord, apparentemente ineccepibile, ne vengono mostrate tutte le falle: in primis il fatto che, invece di favorire la meritocrazia, incentiva un cinico, spietato, indiscriminato uso e sfruttamento delle persone e delle loro debolezze per i propri interessi. La nobile aristocrazia industriale non si è imposta e non continua a primeggiare grazie al talento, ma alla spregiudicatezza che la porta, per un bieco arrivismo, pur di salvarsi dalla bancarotta, a ricercare di allearsi con la mafia, per avere il suo capitale. Vittima ne sono i 4 protagonisti: Cristina (alias Paola Cortellesi), madre e moglie integerrima che tiene all’immagine della sua famiglia, che controlla e dirige con una morale ferrea. Michele, che ha il volto di Luca Argentero, marito rispettoso ed obbediente, grafico che esprime la sua creatività nel lavoro, ma non in casa dove ha poca comunicativa coi figli: Vittorio, in piena crisi adolescenziale e Fortuna, la più piccola, l’unica in grado di capire meglio la realtà delle cose, basandosi sull’istinto degli affetti. Tutto prosegue nella routine della vita quotidiana, all’inseguimento di quella “promozione” sociale tanto bramata, ma che si rivelerà un’illusione, alla ricerca di “cogliere quelle possibilità che offre il mondo fuori”, ma in cui è facile cadere in trappola. Tutto trascorre in una dimensione idilliaca fino all’arrivo di Ciro (Rocco Papaleo), fratello delinquente di Cristina, accusato di associazione a delinquere in un processo di camorra. Da quel momento sconvolgerà la vita della famiglia della sorella, pronto a fare i conti col suo passato. Considerato un perdente, sarà il protagonista di questa storia esilarante, che scorre veloce sullo schermo tra una battuta di comicità, una risata e dialoghi concisi ed incisivi che appassionano il pubblico. Sicuramente più a suo agio nei panni del boss che sul palco dell’Ariston, il personaggio di Papaleo è quello più riuscito.

IL PROCESSO DEL “PROCESSATO” – Forse la forza di questa commedia è stata la scelta fortunata ed intuitiva di vedere la mafia con gli occhi del “processato”, dell’”accusato”. Lo schema è classico, ma va dato atto a Miniero dell’abilità di cucire ruoli e personaggi perfettamente adatti ai singoli attori; il regista nel cast vanta anche la presenza di Angela Finocchiaro, già presente in “Benvenuti al Sud”. Ricerca dei costumi e ottima scelta della colonna sonora: frizzante e spensierata, con note in libertà quasi, per tutto il film, diventa meno “leggera” nel finale, in cui lo sguardo si fa più amaro e disincantato, senza trascendere nel melodrammatico, in cui c’è più spazio per la riflessione oggettiva e distaccata del degrado sociale italiano. Miniero non intende appesantire il film con una dissertazione anche politica. In “Un boss in salotto”, infatti, manca ad esempio la satira politica presente in altre commedie. Al regista non interessa fare un processo, ma mostrare come il senso di appartenenza risiede solo nel nucleo familiare, quel nido in cui si può essere se stessi, perfetti nonostante tutte le imperfezioni dei propri limiti e difetti. Un luogo dove poter essere accolti per ritrovarsi. E ricostruire quel quadretto di famiglia ottimale, tanto ricercato da Michele per la campagna di promozione.

Barbara Conti

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