domenica, 19 agosto 2018
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Opinioni e commenti
 

Colf: alla cassa
con i contributi entro il 10
Pubblicato il 08-01-2014


Pochissimo tempo a disposizione delle famiglie per versare i contributi della colf. Entro il 10 gennaio occorre infatti pagare la contribuzione relativa al trimestre ottobre-dicembre. La scadenza non presenta novità per quanto attiene le quote orarie, rispetto a quelle già corrisposte a ottobre. L’appuntamento richiede invece una particolare attenzione relativamente al corretto versamento degli oneri previdenziali dovuti per l’eventuale periodo di ferie, che potrebbe aver interessato il mese di dicembre e le festività di fine anno. Durante i congedi, infatti, la domestica ha diritto a un trattamento economico pari a 1/26 della paga di fatto mensile, per ogni giornata. Di conseguenza, il datore di lavoro è tenuto alla corresponsione della normale contribuzione previdenziale alla fine del trimestre nel quale esse insistono, come se la colf avesse continuato a lavorare.

Pertanto, per le ferie godute eventualmente a dicembre gli oneri assicurativi vanno pagati entro il 10 gennaio. Per ottenere il numero delle ore da attribuire per ogni giorno di ferie, sulle quali versare i contributi, è sufficiente rilevare le ore effettuate nel mese precedente e dividere per 26. Se per esempio la colf ha fruito di 15 giorni di riposo a dicembre e nel mese di novembre ha lavorato 78 ore, nel calcolo dei contributi da corrispondere all’Inps, alle ore effettivamente lavorate nel trimestre ottobre-dicembre, bisogna aggiungere anche le 45 ore (78 diviso 26, per 15) di ferie. Per ricavare la somma da pagare basta ricercare, nella tabella, l’importo del contributo orario corrispondente alla paga erogata, e moltiplicare l’importo del contributo per il numero delle ore di lavoro svolte entro l’ultimo sabato del trimestre (in questo caso, sabato 30 novembre).

In proposito, va ricordato lo sconto riservato alle domestiche occupate a tempo pieno. Per i rapporti di lavoro con orario superiore alle 24 ore settimanali (presso lo stesso datore di lavoro) il contributo orario è di 1,00 euro, a prescindere dalla paga oraria effettiva. I contributi possono essere pagati: 1) rivolgendosi ai soggetti aderenti al circuito Reti amiche: i tabaccai che espongono il logo Servizi Inps; 2) gli sportelli bancari di Unicredit o e tramite il sito internet Unicredit per i clienti titolari del servizio banca online; 3) online sul sito internet (www.inps.it) nella sezione Servizi online, utilizzando la carta di credito per perfezionare il pagamento; 4) telefonando al numero verde gratuito 803.164, utilizzando la carta di credito; 5) con il bollettino Mav (Pagamento mediante avviso).
Contributi 2013
Retr.orari effettiva           Contr. Orario tempo ind.                      Contr. Orario tempo deter.
Fino a 7,77 euro                               1,37 (0,35)                                        1,47 (0,35)
Da 7,77 a 9,47 euro                          1,55 (0,39)                                        1,66 (0,39)
Oltre 9,47 euro                                 1,89 (0,47)                                        2,02 (0,47)
Più di 24 ore settimanali                 1,00 (0,25)                                        1,07 (0,25)
N.B. Le cifre in parentesi costituiscono le quote a carico del lavoratore.

Lavoro, occorrono servizi che funzionano

“La complessità del sistema italiano non è generata solo dall’articolo 18 che ancora oggi è vissuto come un intoccabile strumento, poiché se vi fosse una cultura della flessibilità agita e non un ossessivo orientamento ancestrale della giurisprudenza italiana per motivi economici, e soprattutto se avessimo servizi per il mercato del lavoro che funzionano, tutto il turnover del mercato del lavoro funzionerebbe assolutamente meglio”. Così si è recentemente espressa Alessandra Servidori, consigliera nazionale di parità, riflette sui nodi del mercato del lavoro italiano, anche in relazione al ‘Jobs act’ di Matteo Renzi.  “Fino ad ora – ha ricordato – tutto il dramma dell’articolo 18 si è risolto con l’eccesso di cassa integrazione, evitando così il licenziamento, una coperta che è ormai distrutta: la crisi sta devastando l’economia e non si può andare avanti così e bisogna trovare il coraggio di cambiare passo e sistema.

Avanti dunque con la riforma della cassa integrazione originaria, che ha il compito di sostituire il trattamento di disoccupazione, e che è servita per non procedere ai licenziamenti per giusta causa per paura dei ricorsi in giudizio”. “L’Italia vive su un sistema di protezione del lavoratore ancora di fatto centrato sull’ingessatura del posto di lavoro e dunque è troppo difficile il passaggio dei lavoratori da un’impresa che riduce l’attività o chiude a una che ha bisogno di manodopera qualificata”, ha avvertito. Per questo, ha osservato la consigliera nazionale di parità, “occorre agire contemporaneamente su sei punti fondamentali”. “Il primo è la semplificazione normativa con un codice semplificato del lavoro che unifichi anche il lavoro pubblico e privato; il secondo è la riduzione del cuneo fiscale e contributivo, per abbassare il costo del lavoro; il terzo è la riduzione dei disincentivi normativi all’assunzione a tempo indeterminato”, ha spiegato.

“Il quarto – ha proseguito – è il miglioramento dei servizi nel mercato del lavoro, attraverso la cooperazione con le agenzie private: qui lo strumento cardine è costituito dal contratto di ricollocazione. Il quinto è istituire subito a livello nazionale un sistema di Fondo bilaterale sia per il pubblico che privato, da avviarsi con una razionalizzazione delle risorse che a livello nazionale sono state stanziate per la conciliazione e la flessibilità tempo di vita e di lavoro (poche ma essenziali). Il fondo poi si può implementare a livello contrattuale per applicare subito nei contratti le prassi individuate come ottimali per flessibilità e conciliazione delle lavoratrici e dei lavoratori e che possono così rappresentare un ‘fondo salariale’ di sostegno al reddito in caso di necessità di ulteriori congedi parentali”. “Il sesto – ha concluso Servidori – è di andare avanti con la riforma degli ammortizzatori sociali già compiutamente delineata nella legge Fornero entrata in vigore nel luglio 2012, che ha istituito un’assicurazione universale contro la disoccupazione di livello europeo e ha previsto la riconduzione entro tre anni della cassa integrazione alla sua funzione originaria. Bisogna attuare questa riforma, completandola con la possibilità di un trattamento complementare di disoccupazione incardinato sul contratto di ricollocazione, e avviando il discorso sul reddito minimo di inserimento, che dovrà sostituire tutti i rivoli dell’assistenzialismo con cui oggi in Italia si risponde, in modo socialmente poco produttivo ed economicamente distorsivo, alla necessità di combattere le povertà”.

Carlo Pareto

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