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Opinioni e commenti
 

Craxi e Renzi
Pubblicato il 24-01-2014


Un quotidiano ha voluto intervistare Claudio Martelli per ricevere qualche conferma. E il mio vecchio amico Claudio ha ravvisato più di una somiglianza tra Craxi e Renzi. Soprattutto sul tema del cosiddetto decisionismo e della volontà di superare vecchi tabù, barriere ideologiche, steccati antiquati. Quando Craxi, incaricato da Pertini di formare il governo, volle incontrare Almirante, le critiche non furono minori di quante Renzi ne abbia ricevute dopo l’incontro del Nazareno con Berlusconi. Esistono certo tratti in comune tra i due. Anche se Renzi ha tenuto a precisare di non sentirsi onorato del paragone, per la fine che Craxi ha fatto. Chissà se Craxi si sentirà onorato del paragone all’incontrario…

Nella dichiarazione di Renzi ci sta tutto il senso della diversità tra i due. A Renzi interessano i vincitori, a Craxi incuriosivano i perdenti. Renzi non si è posto il problema se sia stato giusto che Craxi abbia fatto la fine che ha fatto. Gli interessa solo l’esito. E di essere paragonato a uno che è stato estromesso dalla politica non gli va. In questo senso ritiene meno offensivo il paragone con Berlusconi che nonostante i processi e le condanne è ancora lì a dialogare con lui. La più grande differenza tra Craxi e Renzi sta nel fatto che il primo sfidava i potenti e sapeva andare controcorrente, anche cambiando l’esito dei sondaggi con la forza dell’iniziativa politica, il secondo asseconda e liscia il pelo alla maggioranza, si assoggetta al culto del sondaggio, lo alimenta seguendone le tendenze, delle primarie ha fatto un culto, ha la vittoria dunque come credo.

Il linguaggio di Craxi era quello di un politico del novecento, quello di Renzi è ricavato dai social network del duemila. A Craxi non sarebbe mai venuto in mente la battuta su Goldrake, al massimo citava Bonaventura. Renzi si ciba di nutella, Craxi preferiva il risotto allo zafferano. Tra i due c’è la grande differenza delle due epoche della politica. Renzi è un turbine in piena e non conosce la riflessione che spesso segue le sue parole. Craxi parlava calibrando gli aggettivi. E il suo ritmo era lento, le sue pause frequenti. Renzi non morirà né ad Hammamet né a Caprera. In Craxi, come sostiene Vittorio Feltri nella bella introduzione al libro di Niccolò Amato, c’era il destino della tragedia che dipendeva dalla sua funzione e anche dalla sua figura così ingombrante. In Renzi c’è la forza di un Twitter, veloce, sintetico e graffiante. I tratti in comune ci sono, ma prevalgono le differenze. Non si spaventi, dunque, il leader fiorentino…

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Commenti all'articolo
  1. Per favore non faccjamk certi paragoni, Bettino era un grande statista che ba pagato per un nulla confronto agli scandali di oggi.
    Renzi e’ un bulletto metropolitano seguace della vecchia dc.

  2. Se Matteo Renzi condurrà il PD ad aderire a Partito Socialista Europeo sarà un giro di boa. Vorrà dire che, per dirla con Alessandro Orsini, nella sinistra italiana oggi vince la cultura politica di Filippo Turati su quella di Antonio Gramsci. Vince il riformismo che è il vero opposto del verbalismo rivoluzionario. “Il riformismo avanza se aiuta le persone a stare meglio nella loro vita quotidiana. Non promette il Paradiso in Terra o l’eliminazione degli avversari politici. Promette che gli operai e i lavoratori possano mandare i figli all’Università, che possano istruirsi, avere una casa, un lavoro e smettere di essere sfruttati”. Matteo Renzi trasformerà quell’accozzaglia di schizofrenici animati da buone intenzioni, che non ne azzeccano una, nel partito laburista dell’Italia del ventunesimo secolo. Ho seguito lo streaming dell’ultima direzione del PD è ho avuto netta questa sensazione. Ho rivisto Bettino lottare come un leone e vincere sul ventre molle demartiniano del PSI, poi battere la geometria gramsciana delle convergenze parallele. Con la differenza lo farà a capo del primo partito italiano. L’intervista di Claudio Martelli mi ha aperto il cuore perché mi ha mostrato che non sono da solo a pensarla così. Che i socialisti non consegneranno ai cattolici devoti al Vaticano l’esclusiva del merito di questo passaggio epocale.

    • è davvero un bel commento: speriamo sia così. Almeno, il peso degli ex marxisti (quelli che stavano a est ma non a sinistra, per intenderci) parrebbe esser già messo in discussione: anche questo sarebbe già un bel risultato.
      Un caro saluto,
      Stefano Bini

  3. Per me il paragone con Craxi non regge su nulla.
    La visione politica di Bettino era Planetaria,il suo prestigio a livello internazionale è storia.
    Renzi si regge sulla debolezza degli altri, le sue argomentazioni fanno presa sulla gente, perchè fanno parte di un canovaccio da Bar.

  4. un paragone fra Craxi e Renzi e’ del tutto gratuito e fuori luogo.Craxi e’ stato un grande politico,riflessivo e coraggioso con una profonda cultura politica e conoscenza del suo tempo. Renzi deve ancora dimostrare le sue effettive capacita’ politiche che non possono essere basate sugli slogan e generiche dichiarazioni idonee e valide per i twitter di oggi. Craxi era un convinto riformista socialista, Renzi,fin ad oggi,ha dimostrato di essere un ex democristiano adattatosi ai tempi moderni. Come si puo’ pensare che realmente Renzi portera’ ad una convinta adesione al socialismo europeo? Ogni confronto e’ semplicemente una offesa al ricordo di Craxi.étiu

  5. Cosa importa l’eventuale adesione al PSE se di socialista in chi aderisce c’è poco o nulla? Dov’è Turati? Dov’è il riformismo socialista? E non esaltiamo il primo che arriva facendolo subito diventare (nientepopodimeno direbbe qualcuno) ….trasformatore costruttore……del partito laburista del XX secolo! Riflettiamo un pò prima di vedere spuntare i salvatori della Patria. Giuseppe

  6. Sono anch’io del parere che i paragoni non sono ammissibili per la grande differenza di sensibilità sociale e di statura politica. Craxi, come Nenni, conferiva grande impotanza alle situazioni mondiali, mentre Renzi ancora deve incontrare i rappresentanti Socialisti Europei, lasciando persino qualche dubbio di essere andato ad incontrare la Merkel e non Holland. Suscita fondate riserve la dichiarazione di Renzi all’epoca delle Primarie, che se fosse stato Tedesco avrebbe votato la Merkel.

  7. Personalmente i paragoni non mi sono mai piaciuti, specie quelli con forte contenuto mediatico, il democristianetto Renzi lo dobbiamo scoprire ancora tutto vedremo lungo il percorso quali capacità di responsabilità avrà per proporre risoluzioni nuove per far riprendere il cammino a questo Paese a testa alta.

  8. ANCHE PER ME il paragone con Craxi non regge su nulla.
    La visione politica di Bettino era Planetaria,il suo prestigio a livello internazionale è storia, QUALE STATISTA è STATO IL Più GRANDE del novecento, purtroppo è insostituibile, un politico-politico riformista uguale è quasi impossibile trovarlo, poi tra quelli in scena non c’è, a sua somiglianza non sono neanche i Membri della famiglia dicasi socialista. .
    Renzi ha fatto un gran passo avanti nei confronti dei conservatori ma, ora vediamo cosa sa fare. Certamente non somiglia a l’On. Bettino; anche i Socialiasti rimasti dovrebbero prendere atto che, far politica dovrebbe essere cosa seria e non in fangare la memoria di chi nel sociale agiva per pace nel benessere fra la gente e per la gente perchè Egli veniva dalla gente. La demagogia non fa più troppa presa sulla gente, perchè fa parte di un SISTEMA ORMAI IN TRASFORMAZIONE. LA COSA CHè PIU’ DISPIACE è CHE, NON SARANNO SICURAMENTE I SOCIALIASTI I PROTAGONISTI DEL CAMBIAMENTO E QUINDI NON CI SARà POLITICA SOCIALE MA D’ALTRA NATURA.

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