sabato, 23 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

DI RIMPASTO SI PUO’ MORIRE
Pubblicato il 22-01-2014


Rimpasto-Berlusconi-Renzi

Di pari passo col pasticcio della legge elettorale targata R&B, un’altra questione agita le forze politiche della maggioranza, quella del rimpasto. Dall’elezione di Matteo Renzi alla segreteria del PD, una parte delle forze politiche che sostengono l’esecutivo Letta, chiedono al sindaco di Firenze, così critico nei confronti del governo, di impegnarsi direttamente. Un conto difatti è criticare da fuori, un conto far parte dell’esecutivo ed essere corresponsabili nel bene e nel male di quanto si fa o non si fa. C’è poi comunque una questione aperta, quella dei sottosegretari e dei ministri che col cambio di maggioranza, ovvero con l’uscita dei berlusconiani, non corrispondono più alla formula varata all’avvio del governo: in poche parole c’è uno squilibrio con troppi ‘alfaniani’ rispetto alla pattuglia parlamentare. E poi, volendo, c’è più di qualche ragione per mettere in discussione la poltrona di Alfano sia per la vicenda del rapimento di Alma Shalabayeva e della figlia Alua, sia perché alle spalle non ha più Berlusconi. Ancora, e non è secondario, c’è anche la questione dei ministri e sottosegretari di Scelta Civica. Con la spaccatura dei ‘montiani’, anche qui gli uomini nel governo non corrispondono più alle forze in campo. Infine ci sono i dimissionari e quelli che potrebbero essere con il piede sull’uscio. La ministra Idem per esempio non è stata mai sostituita e anche il sottosegretario Fassina ha lasciato una scrivania vuota. Sono fragili anche le poltrone dei ministri Cancellieri e Di Girolamo, l’una per le telefonate con i Ligresti, l’altra per le vicende della sanità beneventana.

Insomma tutto questo, unito alle legittime richieste di essere integrati nella squadra di governo che arrivano ad esempio dal PSI, rendono caldissimo il tema ‘rimpasto’ che però, resta legato a doppio filo, alla vicenda della proposta elettorale: Renzi accetterebbe una corresponsabilità nel governo a patto che la maggioranza accettasse la sua legge elettorale. Comunque sia, come nel più classico dei governi di centrosinistra della vituperata Prima Repubblica, quando cambiava il segretario della DC, a ruota cambiava anche il governo. Allora si chiamavano ‘crisi’, oggi li chiameremmo ‘rimpasti’ oppure, se particolarmente approfonditi e complessi, ‘governi bis’.

Letta bis o rimpasto? Interrogato a Skytg24-Pomeriggio, Giovanni Legnini sottosegretario alla presidenza del consiglio ha spiegato che “a questo punto non si può dire né l’una né l’altra cosa, il presidente del Consiglio sta lavorando soprattutto sull’aggiornamento del programma per rilanciare l’azione del governo: se ci sarà piena condivisione sul programma poi si discuterà sulla squadra di governo per apportare quelle modifiche che si riterranno necessarie”. Legnini ha sottolineato come il lavoro su cui è impegnato Letta “si affianca” al lavoro sulle riforme che oltre alla legge elettorale comprende bicameralismo e titolo V.

D’altra parte ieri sera il Sindaco di Firenze, nonché segretario del PD, era stato chiarissimo: “Senza riforme l’esecutivo rischia”. ‘Se la legge elettorale non va avanti, il governo potrebbe non farcela’. Non è una minaccia, ma un ragionamento oggettivo, spiegano i suoi, “perché la politica tutta non può permettersi un altro fallimento”. Insomma di rimpasto, è la minaccia velata, si può anche morire. La scusa, per staccare la spina, non è molto convincente, ma Renzi non molla.

Le resistenze all’“Italicum”, com’è stato battezzato il progetto berlusconian-renziano, sono parecchie e in alcuni casi esplicite e fondate. Dopo quelle di Vendola, oggi sono tornati a protestare “I Popolari per l’Italia”. “Il problema della legge elettorale – ha sottolineato il ministro della Difesa, Mario Mauro – non è la soglia di sbarramento ma il premio di maggioranza. In Italia vota il 50% degli aventi diritto e il 35% della metà di chi si reca alle urne vale il 20%, e che sia questa percentuale di italiani a decidere per tutti mi sembra poco. Sulla soglia di sbarramento, che non è un problema perché un partito si deve misurare con il consenso, voglio ricordare che il primo partito in Italia è quello degli astenuti”.

Comunque la strada della legge elettorale è piena di buche più di quelle di Roma. La più grossa l’ha creata Berlusconi che per portarsi appresso l’alleato leghista, ha chiesto a Renzi una modifica, ovvero che per una forza politica molto forte a livello locale, ma non nazionale, si applichi uno sbarramento speciale, non il 5% come per gli altri. Il ‘salva-Lega’ che il PD sta mettendo a punto, applicherebbe un comma del Porcellum, in base al quale un partito pur non superando la soglia di sbarramento ottiene comunque seggi se in almeno tre Regioni supera una soglia più alta (8%?) di quella ordinaria. Insomma non tutti i ‘piccoli partiti’ fanno schifo, dipende dal punto di vista.

Certo è che la modifica ha bloccato il lavori e provocato un rinvio. Se la legge non approdasse in commissione Commissione Affari Costituzionali entro oggi, sarà necessario convocare la commissione venerdì, sabato e domenica per rispettare i tempi dell’approdo in aula che, ufficialmente previsto per il 27, dovrebbe slittare al 29.

Ironizza intanto il presidente della commissione vigilanza Rai, Roberto Fico, dei Cinque Stelle: “Cercasi testo di legge elettorale disperatamente. La Commissione Affari Costituzionali è stata convocata per oggi pomeriggio. Nell’aula era tutto pronto: funzionari della Camera presenti, deputati al loro posto, microfoni funzionanti. Ma la seduta è stata rinviata ed è slittata, forse, a stasera. Perché? Manca il testo della legge. L’avranno dimenticato al largo del Nazareno? O l’avrà mangiato Dudù?”

Red. A.

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Commenti all'articolo
  1. Una legge elettorale con cui un partito ricevendo un numero di voti quanti ne ha presi Renzi alle primarie non eleggerebbe neppure un deputato. Solo Renzi e Berlusconi potevano inventarla.

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