lunedì, 21 maggio 2018
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Opinioni e commenti
 

E’ necessario crescere… velocemente.
Pubblicato il 18-01-2014


Siamo ormai, da diverso tempo, impantanati su percentuali molto basse, e quando si è così marginali diventa difficile marcare una propria autonomia, valorizzare i propri ideali, far emergere i propri programmi.

Il gruppo parlamentare è encomiabile nel lavoro di preparazione e divulgazione delle iniziative socialiste attraverso i meccanismi parlamentari ma non riusciamo a trasferire tutto questo lavoro nelle strutture locali del partito e, tramite esse, nei territori. Questo è il primo punto su cui dovremmo iniziare a riflettere e porre rimedio.

Il secondo punto riguarda l’agognata autonomia. Se ne parla nel documento finale del Congresso di Venezia, come ultimo punto, e sono convinto che vada difeso e attuato. Dopotutto, immagino che nessuno di noi, militanti e dirigenti del PSI, abbia alcuna intenzione di emigrare in altri soggetti politici, a destra come a sinistra, in quanto consideriamo il Partito Socialista come la nostra casa. La casa del socialismo italiano. Naturalmente, però, non basta evocare il termine autonomia affinché essa si materializzi. Cari compagni, se non cresciamo alla svelta nei consensi, nei voti, addio autonomia e potremmo essere tristemente costretti ad abbandonare una nave che stenta a salpare.

Abbiamo, allora, un problema di crescita strutturale delle nostre forze e un problema di visibilità politica. Essere in Parlamento è importante ma non sufficiente.

Il Partito Socialista deve uscire dalla logica della perpetua erosione delle proprie risorse. Su questo il partito è stato protagonista (in negativo) indiscusso nei decenni. Cambiare significa ricercare una vasta apertura verso l’esterno e avviare un lavoro di sintesi politica, una convergenza, necessaria per evitare i soliti processi autoreferenziali e depotenziare la stantia tutela dei vari orticelli, nazionali e locali.

Aprire il partito a tutti i socialisti che negli anni sono andati via, per scelta o per forza, in formazioni politiche limitrofe, dovrebbe essere un inizio da valorizzare. Impronterei, allora, un nuovo corso socialista avendo l’obiettivo dell’unità dei socialisti all’interno del Partito Socialista Italiano. Unità che, però, non può avvenire in modo sano e compiuto senza una precedente attività di democratizzazione interna ed emancipazione del merito. L’approccio meritocratico porta sempre con sé forze ed energie nuove, brave e volenterose. L’approccio meritocratico premia sempre.  Tutti quegli atteggiamenti, invece, che rispondono ad altre logiche sono e saranno sempre nocive alla vita e alla crescita del partito. Rimane, altresì, fondamentale realizzare la sintesi tra i vari filoni del socialismo italiano e perseguire l’unione politica di tutti quelli che riconoscono prioritaria la difesa dei deboli del mondo e la lotta al grande capitale.

Va da sé che crescere, accogliere, aprirsi deve viaggiare parallelamente al rendersi visibili, iniziando dai territori in cui il partito è presente. Essendo il PSI una formazione politica piccola, non abbiamo alcuna forza mediatica di rilievo a livello nazionale. Nella malasorte, e a differenza di tanti altri però, abbiamo l’opportunità di territorializzare il nostro operato, la nostra progettualità, dicendo alla gente prima di tutto la verità sul “come stiamo” e, faccia a faccia, proporre e spiegare le nostre idee sul come risolvere, o per lo meno alleviare, i problemi più drammatici del nostro tempo. Il lavoro, la casa, la salute, la povertà, la scuola. Con serietà e umiltà.

Organizziamoci affinché le strutture locali si adoperino, con una certa cadenza e continuità, nello scendere in piazza, nelle strade, persino nelle fabbriche; nell’organizzare tavoli per trattare in modo diretto le reali problematiche delle collettività. Su questo punto qualcosa è stato detto e, spero, venga perseguito. Penso al grande contributo che i segretari regionali, provinciali e sezionali, con le rispettive strutture nei territori, possono dare alla crescita del partito. Dopotutto, per la crescita e per la visibilità del partito da qui si passa.

Manuel Santoro

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Commenti all'articolo
  1. Realisticamente parlando, la situazione del PSI da diverso tempo è piuttosto stagnante se non regressiva. Non è certamente questione di simboli, ne abbiamo provati diversi con diverse alleanze, ma il risultato non è cambiato di molto. Non è questione di uomini, perché anche in questo senso in molti hanno fatto dei tentativi ed anche qui il risultato è come l’inversione dei fattori in matematica. Situazione alquanto difficile se non drammatica e difficile trovare soluzioni, per un partito che vuole ancora definirsi tale e che vuole contare in Italia. Le cose che certamente non sono andate per il verso giusto, senza naturalmente generalizzare, sono indubbiamente il peso come un macigno sulle spalle, nonostante sia passata una generazione, il luogo comune creato ad arte ancora oggi, nella considerazione di molti sul periodo di tangentopoli. In ordine di rilevanza a mio avviso, c’è nell’indagine introspettiva una mancanza di fiducia nei nostri mezzi e nelle nostre potenzialità, di conseguenza minor impegno politico, limitandosi a criticare chi cerca di fare qualche cosa e non sempre coadiuvato. Le questioni interne del Partito non sono per nulla idilliache, sia per una storica abitudine di costante critica di tutti, anche su questioni di secondaria importanza, arrivando a dividersi addirittura in correnti di pensiero cavillando su questioni di lana caprina in un partito al limite di sopravvivenza . Oltre alla questione di fiducia c’è pure la difficoltà di trovare il filo conduttore per una politica di prospettiva su futuro, un progetto coinvolgente che indichi la strada, una volta stabilito chi siamo, dove vogliamo andare e con chi ed una questione dirimente potrebbe essere la questione della sinistra da ricostruire. Conseguenza necessaria è un dialogo sempre più aperto con tutte le forze di sinistra con progetti comuni per il futuro, ognuno naturalmente con la propria specificità. Un nuovo partito che si richiami concretamente e sempre più alle grandi social democrazie europee con azioni comuni di sostegno nei singoli Stati. Una visione di Europa diversa che non sia solo monetaria e rigorista. Le potenzialità di avere un partito che superi l’attuale situazione numerica ci sono tutte ed arrivare alla soglia del 5% potrebbe essere un obiettivo da raggiungere, non solo, ma significativo per la nostra esistenza. L’elemento caratterizzante in prima fase sarebbe quello di ritrovare la voglia di fare politica cercando di coinvolgere i tanti socialisti che non partecipano più attivamente e sfiduciati non esercitano neanche più il loro diritto e dovere di voto. La questione giovanile vista sempre come un bacino potenziale di voti, ma con enormi difficoltà ad emergere per mancanza di spazi degli inamovibili. Questi giovani, oggi purtroppo in numero sempre minore, sono potenzialmente la nostra forza di rilancio, se accompagnati nella loro maturazione dai più esperti anziani che sappiano spronarli da dietro le quinte.

    • E’ apprezzabile lo sforzo del compagno Santoro di un percorso valido … per crescere velocemente. La cosa essenziale per essere credibili e visibili è dire cose chiare e forti identificabili con il Socalismo. Stiamo buttando via una straordinaria occasione come le elezioni Europee avendo un candidato Socialista alla Presidenza della Commissione come il Compagno Martin Schultz, sul quale sviluppare “una grande campagna politica verso il PD e SEL”, in modo da avviare un processo di costruzione di un Partito Socialista anche in Italia. Stimolare e sollecitare l’adesione al PSE “per un impegno a realizzare un Partito Socialista Riformista e di Sinistra.
      Invece abbiamo assistito agli ondeggiamenti inauditi verso gli accordi con Casini e con i Radicali, che in Europa stanno fuori dal PSE ed abbiamo allontanato i rapporti con le forze più vicine, come SEL e quelle all’interno del PD con i quali si deve cercare di realizzare gli obiettivi che ci siamo dati, sapendo che lo 0, qualcosa ci porta alla crescente ininfluenza e solitudine politica.

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