lunedì, 18 giugno 2018
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Opinioni e commenti
 

Ecco l’agricoltura del futuro: le Vertical Farms
Pubblicato il 22-01-2014


Fattoria verticaleNon c’è dubbio. Gli abitanti del pianeta continueranno ad aumentare nei prossimi decenni e la Terra non ha risorse infinite per soddisfare tutti i bisogni dell’uomo. La richiesta di cibo e viveri sarà in costante aumento. Tuttavia i terreni coltivabili sono limitati e sfruttarli intensamente per decenni impoverisce il suolo. C’è una soluzione a questo insormontabile problema?

La risposta, in via di progettazione e ricerca, potrebbe chiamarsi Vertical Farm. Se il suolo orizzontale non può più sopportare uno sfruttamento intensivo e una costante uso di pesticidi, ecco allora che lo sguardo si dovrà volgere al cielo. Le vertical farm, infatti, sono fattorie verticali, o meglio, edifici urbani che riproducono il ciclo agricolo naturale.

Tutto è piantato, coltivato e raccolto nello stesso posto. L’idea di praticare l’agricoltura sfruttando l’altezza di edifici è nata dal biologo Dickson Despommier della Columbia University of New York. In Italia, l’Agenzia nazionale per la ricerca tecnologica (ENEA) presenterà all’Expo 2015, a Milano, il progetto Skyland. Architetto e capo del progetto è la dottoressa Gabriella Funaro.

La vertical farm, dunque, promette di trasformarsi nella fattoria del futuro che si trasforma in un grattacielo per produrre alimenti in città. Un edificio potrebbe soddisfare il fabbisogno di frutta e ortaggi per circa 25-30 mila abitanti. La tecnica di coltivazione è chiamata “idroponica”; in sostanza, le piante sono coltivate in materiali come la pomice o l’argilla e vengono irrigate con poca acqua ricca di soluzioni nutritive e minerali.

Un ettaro di terra convenzionale corrisponderebbe a 5-6 ettari di una vertical farm, recuperando dello spazio. Inoltre, irrigando direttamente le radici di sostanze nutritive, si userebbe il 5% dell’acqua necessaria per una coltivazione convenzionale. Essendo delle mini-serre all’interno del grattacielo non verrebbero usati erbicidi o pesticidi, diminuendo così i rischi per la salute umana.

Un problema per cui si sta studiando un rimedio riguarda, invece, l’approvvigionamento costante di luce. Anche adottando pareti di vetro per sfruttare la luce naturale del suolo, è necessario tenere conto che ogni vegetale ha un bisogno specifico di luce rispetto a un’altra specie.

Perciò vi dovrà essere un’uniformità nell’illuminazione delle colture. Una possibile soluzione potrebbe essere l’utilizzo di lampade a led diverse per ogni piano di coltivazione. Una conseguenza della proliferazione delle vertical farms è l’abbattimento del costo del prodotto. Infatti, se la struttura si trova in un centro abitato, sarebbe costruito un servizio di distribuzione in loco, senza quindi il trasporto del prodotto dal coltivatore al centro commerciale o mercato ortofrutticolo. Le vertical farms sono coltivazione a “chilometro zero” che annullano tutti i costi d’intermediazione.

L’approvvigionamento e la vendita di frutta e verdura fresca a chilometro zero abbattono anche l’inquinamento atmosferico per CO2 dei mezzi che prima trasportavano i prodotti. Le Vertical farms sono dunque un progetto ecologico e sostenibile per l’ambiente. Inoltre si ridurrebbe il consumo di acqua, la quale verrebbe riciclata nella struttura e gli scarti delle coltivazioni possono essere sfruttate per produrre “biogas” da usare come fonte energetica. I costi di tali strutture sono però elevati, poiché si tratterebbe di edificare grattacieli, dotati di sistemi idraulici ed elettrici complessi.

Tuttavia si potrebbero ammortizzare i costi in breve tempo, soprattutto se alle coltivazioni vengono affiancati anche servizi: ristoranti; vendita diretta dei coltivatori; aree gioco per bambini e relativi spazi per il divertimento infantile. Inoltre, in questa maniera, si riattiverebbe l’affannato settore edilizio italiano.

Le terre coltivabili sul nostro pianeta sono sempre più ridotte, salvo che non si voglia continuare ad abbattere intere foreste. Skyland sarà il primo grande progetto italiano di vertical farms. Un nuovo e possibile tipo di made in Italy? Non abbiamo che da attendere l’Expo 2015.

Manuele Franzoso

 

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