giovedì, 21 giugno 2018
Facebook Spazio Twitter Spazio RSS Spazio
Opinioni e commenti
 

Electrolux, un futuro ‘polacco’ per le fabbriche italiane
Pubblicato il 27-01-2014


Operai in fabbricaNella migliore delle ipotesi il salario passerebbe da 1350 a 1220, perché sparirebbero 130 euro della contrattazione di secondo livello, ma il gruppo svedese Electrolux punta a ridurre il costo orario da 24 a 19-21 euro, insomma a un taglio medio che arriva al 20%. Nella ipotesi peggiore  dunque il salario degli operai precipiterebbe a 7-800 euro al mese. Inoltre il progetto presentato ai sindacati prevede un taglio dell’80% dei 2.700 euro di premio aziendali, la riduzione delle ore lavorate a 6, il blocco dei pagamenti delle festività, la riduzione di pause, permessi sindacali e lo stop agli scatti di anzianità. In ogni caso si annuncia dunque un futuro durissimo per gli stabilimenti di Susegana, Porcia, Solaro e Forlì, perché l’azienda vuole dichiaratamente arrivare a un costo orario simile a quello degli stabilimenti in Polonia, cioè di 7 euro l’ora per non bloccare gli investimenti in Italia.

I sindacati sono sul piede di guerra dopo gli incontri con i dirigenti dell’azienda. “Ora andremo a parlare della nostra vicenda che è paradigmatica per l’intero Paese con il premier Enrico Letta” e contemporaneamente si stanno organizzando per assemblee e scioperi immediati.

Vogliono andare a parlare con Letta anche perché non sono riusciti a parlare con Zanonato. Abbiamo atteso invano un confronto con il ministro per lo Sviluppo che non c’è mai stato e ora andiamo direttamente da Letta perché Electrolux per sbarcare in Italia ha usato soldi degli italiani ed ora per guardare ad Est utilizza fondi Ue che in parte sono sempre nostri”.

“Quello che temevamo – ha spiegato Rocco Palombella, segretario generale della Uilm – è successo. Electrolux ha presentato un piano che è sostanzialmente irricevibile ed impedisce alla parte sindacale di proseguire il confronto con l’azienda. Da tempo denunciavamo il rischio di desertificazioni industriali e le proposte di riorganizzazione ascoltate oggi a Mestre inducono il Paese a rischiare tale disastro se il governo non riesce ad avanzare un piano organico di azioni mirate per tutelare il settore manifatturiero. Le percentuali di crescita del Pil attuali, sotto l’1%, e quelle vagheggiate per l’anno a venire, fino al 2%, non sono sufficienti a garantire la ripresa economica in Italia. Il settore elettrodomestico è la cartina al tornasole di questa amara realtà; la vertenza Electrolux con queste premesse rappresenta il ‘canto del cigno’ di quel che doveva essere e non è stato. Così il Paese si avvita su se stesso quando il mondo metalmeccanico avrebbe meritato un altro destino. Per quanto ci riguarda questo è il tempo della lotta dura e ad oltranza. Il governo, se c’è, almeno si faccia sentire”.

Nel caso in cui i sindacati accettassero le proposte dell’azienda, scatterebbe un piano di esuberi aumentato rispetto all’inizio della trattativa: circa 700 fra Solaro, Forlì e Susegana (Treviso) dove si fanno frigoriferi e piani cottura. Ma ancora più preoccupante, resterebbe in campo l’ipotesi ventilata di chiusura della fabbrica di Porcia, (Pordenone), dove i 1.200 dipendenti fabbricano le lavatrici, e dove nei giorni scorsi sia Unindustria che la Regione avevano presentato piani per mantenere la produzione attiva. Il guaio qui è che Electrolux ha dichiarato che non è in grado di mantenere la produzione ai costi attuali del lavoro di 30 euro l’ora. Per questo stabilimento non c’è piano industriale: a dirlo sono fonti sindacali spiegando che il costo di produzione delle lavatrici sommato al costo orario del lavoro complessivo, sarebbero tali da non permettere per Porcia una progettazione.

Armando Marchio

Angela Merkel bce Berlusconi bersani camera CGIL crisi elezioni Enrico Buemi europa Forza Italia Francia Germania governo Grecia Inps ISTAT italia lavoro Lega legge elettorale M5S Marco Di Lello Matteo Renzi Matteo Salvini Nencini Onu Oreste Pastorelli Paolo Gentiloni pd pensioni Pia Locatelli pil psi Renzi Riccardo Nencini roma Russia senato Silvio Berlusconi siria UE UIL Unione europea USA



Lascia un commento